Inter e Marotta, perché sì (?), perché no

Marotta+Inter=#Null! #Ref! #div/0 #N/D

 

Oppure qui:

Penalizzati da Rizzoli la cui prestazione è stata largamente insufficiente. Non c’è uniformità di giudizio e su Borriello pretendo la prova tv. Mani come in Milan-Palermo ma scelta opposta, il rigore è discutibilissimo.Beppe Marotta, dopo Roma-Juventus

Oppure:

Lo stato d’animo dei ragazzi è di grande amarezza. Non sono qui ad accampare delle scuse, ma sono qui a esprimere questo sentimento di critica molto decisa nei confronti della classe arbitrale. Non vorrei che quella che una volta era definita sudditanza diventi quasi arroganza. Lo stesso arbitro ci ha annullato un gol in Napoli-JuventusBeppe Marotta, dopo Palermo-Juventus

 

O quando era ancora alla Sampdoria e aveva ben chiaro quale fosse il “male oscuro del calcio”:

Vogliamo uniformità da parte degli arbitri, nel derby abbiamo subito un rigore con la stessa dinamica, per un intervento di Ziegler su Palacio. La differenza è che stavolta Rocchi era a due metri dal fallo ed ha ripensato da solo alla sua valutazione dell’episodio, a quanto ha detto ai giocatori, senza interferenze. È strano perché è passato un minuto nel frattempo. È la prima volta che assisto ad una dinamica simile: non riusciamo ad avere risposte riguardo ad alcune decisioni arbitrali e questo secondo me è il male oscuro del calcioBeppe Marotta, dopo Parma-Sampdoria

 

 

Insomma, si può essere professionisti fino in fondo senza per forza alzare i vessilli di quella tracotanza e quella insolenza malcelata, anzi, troppo spesso esposta come fosse qualcosa di cui andare fieri e orgogliosi: si può essere professionisti senza per forza imporsi matrimoni che poi pesano sul futuro delle proprie scelte professionali.

E, da interista, se hai rimproverato a qualcuno certi atteggiamenti, certe arroganze, certe prese di posizione, è perché credi in certe cose: non è che poi lavora per te, dalla tua stessa parte, e improvvisamente diventa tutto perfetto.

Altrimenti facciamo la fine di quei gobbi, che per tre anni hanno insultato Cristiano Ronaldo in ogni modo, salvo poi a luglio di quest’anno essere costretti a cercarsi tutti i propri tweet vecchi di insulto e cancellarli prima di dover scrivere “Miiiii, non ci posso credere: il più fantastiliardicoso dei claciatori dell’universo gioca nella mia squadra!”

Non può funzionare così.

Ci rendiamo conto dei cortocircuiti che si genererebbero?

Perché dovremmo volere Marotta o uno come Marotta? Por qué? Por qué? Cosa cerchiamo? Una figura come lui o quello che rappresenta in termini di arroganza o di vittorie? Quel genere di competenza è solo di Marotta o ci sono chance che sia stata distribuita ad altri nel mondo?

 

 

Ma facciamo finta, per un attimo, che Marotta ti faccia vincere davvero, che apporti quel quid in più che oggi all’Inter in società manca o sembra mancare.

Vincere non è l’unica cosa che conta, chi tifa Inter non può sposare questa filosofia: non riuscirò mai a ragionare in questi termini, è più forte di me: tifo Inter anche e soprattutto perché non è la mia filosofia di sport.

Davvero pensiamo che Marotta apporti “peso politico” all’Inter? Che lui, individualmente, come dirigente, abbia un peso politico importante che ci faccia fare il salto di qualità anche dal punto di vista del rispetto istituzionale?

Che dopo oscenità simili a quelle viste a inizio di questo campionato lui vada in diretta tv a tuonare contro arbitri, palazzo, parli di rispetto, di sudditanza psicologica, di campionato che ha bisogno di Var (ah ah) e regolarità e improvvisamente qualcuno, tra arbitri, FIGC, AIA etc… si scuota dal torpore e dica “toh, s’è incazzato Marotta! Da domani si cambia registro altrimenti sono cazzi amari”?

Con che credibilità, poi?

Marotta e Inter sono due variabili che, inserite in una formula all’interno di un foglio di calcolo, ti produrrebbe errore all’infinito, impossibile da calcolare.

E se anche dessero (daranno?) dei risultati, c’è da considerare che da nerazzurro si scontrerebbe con il “god-mode” degli altri, quelli che lo hanno sostituito in bianconero.

 

Dico di più e lo dico da “suninghiano” della prima ora… e permettetemi i francesismi se scapperanno, ché ancora non ho deciso se scapperanno. Dopo anni di patimento e sofferenza tra passaggi di proprietà, limitazioni da Settlement Agreement, errori e quant’altro; dopo anni di supplizio tra cose incomprensibili, finalmente stiamo rivedendo la luce come squadra, come società, come organizzazione, come prospettive, come progettazione.

Perdonatemi il francesismo, ma mi brucia il culo (francesismo, eccolo) che la situazione dell’Inter di domani, quel domani più a breve termine, poi possa diventare “merito di Marotta”… perché alla fine si valutano dai risultati, no?

Il refrain sarà quello e tutto ciò che è stato costruito fino ad ora varrà a poco: grande merito di Marotta se va bene; “eh ma l’Inter non ha società forte” se va male.

Perché hanno già cominciato: Marotta è e sarà così bravo che ci porterà Modric.

Marotta non sbaglia mai, neanche quando (e se) sarà AD/DG dell’Inter: come nel caso di Lippi l’errore sarà tutto interista. E ogni errore di Marotta peserà il triplo: perché non è lo stesso contesto di relativa libertà, non c’è la stessa compiacenza dei media.

 

E dire che basterebbe poco per farne a meno: l’acquisizione delle quote di Thohir, la nomina di un AD di livello internazionale, definire la questione stadio e magari strappare all’Uefa un’uscita anticipata dalle ultime sanzioni.

Detto così sembra tanto ma in realtà non lo è.

Beninteso, tutto questo non è per dire che il buon Beppe sia scarso o non apporterebbe (apporterà?) nulla all’Inter. Ma mi chiedo se questo qualcosa, piccolo o grande che sia, è specialità della casa; mi chiedo se non esista altrove; mi chiedo se è tale peculiarità da essere incarnata solo da un esemplare in stile unicorno, senza il quale vincere è e sarà impossibile: cioè, tu metti Marotta in società e vinci per quello. Metti, che so, Figo e invece perdi; metti Zidane e perdi; metti Leonardo e perdi; metti San Pietro e perdi lo stesso.

Qualcuno riesce a quantificare e qualificare questa dote così singolare e esclusiva?

Benché questa voce di Marotta è troppo ribattuta per essere più che indiscrezione, mi rimane l’ultimo appiglio, l’ultima speranza del tifoso idealista che vorrebbe conservare una certa idea del suo sport, benché sappia perfettamente che dall’altra parte il discorso è quasi esclusivamente manageriale e economico.

E questo appiglio me lo danno le parole del neo-Presidente Steven Zhang:

Chiudo col dire che l’Inter non è solo una squadra di calcio. Lo sport insegna tanto, consegna valori. Noi giocheremo nel segno del gioco pulito, del fair play, del rispetto, della diversità e dei fratelli del mondo.

Come si concilia Marotta con tutto questo?

Io non lo so, e voi? Proviamo a metterla così, tra una risatina di gusto e una più amara…

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