#LazioInter 0-3: ma tu guarda che #Inter!

L'Inter emerge

L’Inter si mostra nella sua versione sghemba sulle fasce: a destra si attacca in due, anche se Politano si prende più pause del solito (e sarà anche giusto, visto che è da due mesi che tira la carretta e corre come un matto); a sinistra c’è solo Perisic, visto che Asamoah rimane spesso molto staccato, benché giochi una partita migliore delle ultime, più attento e concentrato, con qualche sortita in più in avanti.

A questo punto lecito pensare, però, che sia richiesta di Spalletti per far fare meno chilometri al croato, benché Perisic proprio quest’anno non ha mai risparmiato neanche una corsa all’indietro: anche questa volta è nella top 3 per km percorsi, dietro ai soliti Brozovic e Vecino.

 

Nel primo quarto d’ora l’Inter, però, è presa un po’ troppo in velocità dalla Lazio, che gioca sulla profondità e provando a sfruttare la difesa alta dell’Inter: ma la truppa di Spalletti ha forza, voglia, vitalità e decisione a sufficienza per rispondere colpo su colpo, risultando più efficace nel destabilizzare le certezze laziali, soprattutto insistendo nel possesso palla bassissimo per far sbilanciare la Lazio: talmente basso che l’Inter sosterà (dato statistico di fine partita) più nella sua metà campo per gestire il possesso palla che non per subire gli attacchi laziali.

La tattica di Spalletti è talmente evidente che, per la prima volta in campionato, l’Inter resta sotto i 50 metri in fase di possesso palla proprio: è una scelta che serve per allungare la Lazio e creare spazio sulla trequarti. Spazi che, vedremo, saranno fondamentali e sui quali pasteggerà Vecino. Sono 49 i metri di baricentro medio interista con possesso interista, mentre la Lazio (sempre a possesso interista) è costretta a stare di poco sotto i 55 metri.

Il calcio, però, è fatto di paradossi, va detto: in quei 15 minuti l’Inter tiene palla per oltre 7 minuti e mezzo, la Lazio appena 3. Eppure sono i biancocelesti che danno l’impressione di avere il coltello dalla parte del manico perché in quel quarto d’ora la strategia di questo possesso ha avuto anche il suo effetto contrario, ovvero quello di esporre Miranda e Skriniar agli uno contro uno sui lanci in verticale: Miranda ha sofferto soprattutto Caicedo, Skriniar ha dovuto compensare a destra, dove Vrsaljko ha spesso lasciato qualche varco di troppo alle sue spalle.

Piccola nota tattica: il binario di destra funziona benissimo in fase offensiva, ma risulta un po’ lento nei recuperi, lasciando troppo campo agli avversari.

 

Più o meno ad ogni azione della Lazio si è creato non per forza un pericolo in senso stretto ma laziali troppo in velocità e troppo potenzialmente pericolosi con questi lanci lunghi e in profondità, sui quali si sono giustamente esaltati i corpo a corpo dei centrali difensivi, con Skriniar ancora una volta sopra le righe, stavolta sin dai primissimi minuti.

La Lazio, però, al centro non ha sfondato quasi mai e i due centrali se e quando hanno sofferto lo hanno fatto a metà campo o sulla trequarti: in area, in mezzo, soprattutto in quella piccola, mai pervenuta:

Nonostante queste (diremmo fisiologiche) debolezze, però, l’Inter trasmette un certo senso di sicurezza: la personalità con cui sta in campo è evidente, la disparità di… “propensione mentale” in campo è chiara e inequivocabile. In campo c’è una squadra che studia da grande squadra contro un’altra che non lo è e, almeno in questa conformazione, non lo sarà.

 

Non lo è e non lo sarà soprattutto perché le manca l’imprevedibilità di Luis Alberto, vero spartiacque tra questa Lazio e quella dell’anno scorso, al quale si aggiunge anche un Milinkovic-Savic irriconoscibile, benché probabilmente (e uso l’avverbio con un tono un filo più alto di tutto il resto del discorso, fatto sottovoce) è stato sopravvalutato con troppa fretta: il calciatore ha caratteristiche importanti, qualcuna importantissima, ma stiamo anche parlando di un 23enne che l’anno scorso ha veramente giocato una stagione folle e per molti versi irripetibile, o almeno non facilmente ripetibile senza quella continuità mentale che ti è data dalla maturità calcistica e umana.

Il problema principale della manovra nerazzurra è una insistita imprecisione a metà campo, soprattutto con Brozovic che a fine partità toccherà il suo (ormai assodato) centinaio di palloni, realizzando una statistica ben sopra il 90% (91,9%!), ma che proprio in quei primi 15/20 minuti vede la gran parte dei suoi errori, come nell’occasione in cui perde palla e fa fallo su Caicedo beccandosi l’ammonizione.

Idem per Vecino e soprattutto Joao Mario, anche la sua prestazione (in questo caso per tutta l’interezza della sua permanenza in campo) è caratterizzata da una certa imprecisione.

Alcuni errori, però, ed è un discorso che vale per tutti e 3 i calciatori, hanno la caratteristica del “tentativo”, quel passaggio ad aprire il gioco (soprattutto Brozovic) oppure a trovare la profondità pericolosa (soprattutto Vecino e, ancor di più, Joao Mario) che rende l’errore meno grave agli occhi di chi guarda: perché c’è, sì, un pizzico di superficialità, ma c’è anche e soprattutto il tentativo di giocare più rapidamente e in verticale.

 

Nel caso del portoghese è anche una questione di automatismi che mancano visto lo scarso minutaggio con i compagni, questione di intesa, di movimenti, di conoscenza reciproca. Di fiducia anche.

D’altra parte erano passati ben 297 giorni dall’ultima partita: pretendere di più sarebbe stato esercizio di malvagità superflua.

In questa prima mezz’ora si segnalano anche almeno 6 tuffi (letterali) laziali in area, anche se il più vergognoso di tutti è quello di Immobile al 23esimo in ripartenza quando si accorge di essere contrastato da Brozovic, già ammonito: una simulazione bella e buona che andava punita al di là dell’assenza di proteste.

Questa merita d’essere rivista subito:

All’Inter in attacco manca soprattutto Politano, che però si sveglia proprio nel momento in cui serve, ovvero quando l’Inter si sente costretta a mettere le cose in chiaro.

 

L’Inter, infatti, segna il suo primo gol proprio in un momento in cui la Lazio sembrava avere preso le misure e da un paio di minuti la squadra di Spalletti sembrava aver smarrito la lucidità per arrivare in area laziale. Segna, insomma, proprio quando meno te lo aspetti.

Il primo gol nasce proprio su una palla scodellata in mezzo da Politano, che aveva seguito l’azione con una certa lentezza; nasce certamente da una splendida intuizione di Perisic; nasce, e non si mette in discussione, dalla straordinaria capacità di Icardi di essere al posto giusto al momento giusto, sempre, costantemente…

Ma se c’è  una ragione per cui l’Inter segna è Vecino.

Ma che partita ha fatto Vecino? Pazzesca: tra incursioni, palle recuperate, palle giostrate, contrasti etc… è stata prestazione enorme.

Una partita a tutto campo, di quelle che in Inghilterra sarebbero state salutate da ovazioni e acclamazioni a tutta pagina: fisicamente sta bene e, con le ultime “evoluzioni” spallettiane, è diventato un centrocampista box-to-box pericolosissimo per gli avversari, in grado di diventare regista, di aiutare la difesa a impostare, diventare riferimento per l’appoggio degli attaccanti ma anche quella seconda punta aggiunta che in questo 4-3-3 mancherebbe.

 

In qualche caso tutto nella stessa azione.

Non so se altri lo hanno evidenzia, ma siccome è una vocazione di questo sito, stamattina ho puntato la sveglia molto presto per rendere omaggio all’azione che ha portato al gol di Icardi, ponendo l’accento sui movimenti di Vecino. Guardatelo attentamente…

Spettacolare nella sua completezza e semplicità.

(continua a pagina 3)

 

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