#LazioInter: l’approfondimento che mancava, pagelle

Da Politano a Spalletti

POLITANO 6,5

Una delle poche volte in vita mia che premio la “potenzialità” rispetto a quel che si vede sul campo.

Perché se è vero che la Lazio trova opportunità interessanti da quel lato, è anche vero che la semplice presenza di Politano crea apprensione: se Vecino e Vrsaljko fanno bene è anche perché la Lazio cede facilmente alla tentazione del raddoppio da quel lato.

Un po’ per natura, un po’ per inclinazione tecnica, un po’ perché probabilmente glielo chiede anche Spalletti, un po’ perché sembra comunque un po’ in calo dal punto di vista della forma fisica, le sue apparizioni nella metà campo nerazzurra sono poche anche se, per fortuna, di buona qualità perché almeno in diverse occasioni blocca azioni laziali importanti: quest’anno è sulla fascia destra che l’Inter si concede più libertà di attaccare e di accentrarsi, Politano sta rispondendo con buone prestazioni e iniziative interessanti.

Nonostante questo, nonostante l’apparenza gracilina, non tira mai indietro la gamba e se ha da tirar fuori il martello da guerra lo fa volentieri: sugli 8 duelli registrati, ne vince 5. Neanche fosse un mediano…

Politano è risultato essere il più utile per falli subiti (4) perché questo ha aiutato la squadra a “respirare” nei momenti di difficoltà.

 

Politano è, al tempo stesso, quello che perde più palloni: fisiologico per chi basa il proprio gioco sul tentativo costante di saltare l’avversario nell’uno contro uno. E, sinceramente, accetto volentieri qualche palla persa se poi mi regala quel suo sinistro a rientrare che risulta spesso pericolosissimo, come nel caso del gol di Icardi.

E l’impressione è che il meglio deve ancora venire…

PERISIC 6,5

Il destino dei tornanti (soprattutto se interisti) è quello di essere spesso al centro di tanta incomprensione e, di riflesso, altrettanti rimbrotti, insulti e quant’altro.

Ma quando torna il vero Ivan Perisic? Quando torna a essere decisivo?

Dannazione, già lo è! Prendete la palla mancata da Icardi per un soffio e prendete il gol di Icardi stesso, che nasce da un suo splendido appoggio su Vecino: per decine di altri calciatori di altre squadre basterebbe questo per far scattare l’applauso.

Per Perisic no: perché i suoi detrattori non vedono l’ora di dirgliene 4, perché chi lo vorrebbe via non vede l’ora di sottolineare quello che non fa (o meglio, farebbe) piuttosto che quel che fa… insomma, su Perisic stesso discorso di Handanovic: è più costume che realtà.

Perché se non basta il fatto che almeno 1/3 dei pericoli dell’Inter partono dai suoi piedi o dalla sua fascia, dovrebbe bastare l’enorme lavoro che fa senza palla: sta facendo il lavoro che faceva Candreva l’anno scorso dall’altro lato più il consueto lavoro di Perisic.

 

Chiedergli anche di essere lucido e performante su tutti i 100 metri è esercizio di sadismo che preferisco risparmiarmi.

Si fa trovare ovunque, aiuta Asamoah e quando c’è da mettere il gambone, lo fa volentieri come quando, nel secondo tempo, si immola per dare un’ottima a chance per Politano, che spreca.

Va tutto bene?

Ci basta così?

Perisic dobbiamo tenercelo così?

Stesso discorso che per gli altri: il meglio deve ancora venire, tornerà a essere determinante, a segnare e fare assist come ha sempre fatto. Ancora gli manca qualcosa dal punto di vista fisico, che gli fa anche perdere lucidità, come in questa occasione che è inscritta tra le sue azioni pericolose ma in realtà è una scelta sbagliata: avrebbe dovuto servire Joao Mario sulla corsa.

 

Sapete, però, qual è l’aspetto migliore della vicenda? Che si sta “registrando”, sta giocando con estrema intelligenza: prova ne è che perde appena 2 palloni. E la somma tra le cose buone e le cose non buone è chiaramente stra-positiva.

ICARDI 8 (man of the match)

Ha la sfortuna di incontrare la migliore partita di Vecino in questa stagione, perché altrimenti sarebbe anche stato MVP.

Lui è di certo l’uomo più decisivo e i due gol stanno lì a raccontarcelo con più chiarezza di quel che potrebbero fare le mie parole, ma in questa partita dimostra anche che forse ha mandato a mente la lezione di Spalletti, quella che su queste pagine gli viene chiesta da ormai almeno due anni abbondanti: muoversi e aiutare i compagni soprattutto in fase di possesso palla.

Si muove tantissimo e lo fa sin dal primo minuto, lasciando i tre centrali della Lazio in affanno, perché la sua assenza li costringe a uscire sugli esterni (visto il raddoppio a destra di Vrsaljko e Vecino, o quello a sinistra di Joao Mario), dopo di che si fionda trovandosi molto più spazio del solito.

 

Lo trova anche prima, visto che fa ottime sponde e risulta un riferimento essenziale anche per quei calciatori, vedi Asamoah o Skriniar, che stanno sperimentando lanci a “mezza misura”, dalla trequarti alla trequarti, dove lui spadroneggia in lungo e largo.

Che sia una di quelle partite buone in cui ha deciso di fare l’attaccante totale ce lo fa vedere dopo pochi minuti, si tratta della stessa azione a distanza di uno o due secondi:

In condizioni normali, Icardi non lo avresti visto nella prima immagine e, soprattutto, sarebbe stato nettamente più avanti dei compagni nella seconda: così, invece, la difesa laziale perde il riferimento centrale e non trova mai le misure per difendere con efficacia.

Non so se è un caso, ma è la seconda partita consecutiva che, in fase di possesso, l’Inter gioca col 4-3-3 e Icardi si muove di più. Per anni in tanti hanno chiesto a gran voce l’utilizzo di una seconda punta, con il rischio, si diceva, che questa togliesse spazio vitale in area per Icardi.

Da quel che stiamo vedendo, invece, sembra che “l’aria” gli venga risucchiata di più dalla presenza di un uomo alle spalle più che al fianco: magari Spalletti ci darà la terza prova e ne capiremo di più.

Il secondo gol è splendido per controllo e lucidità, il primo per opportunismo: quando gioca così è l’attaccante totale che non cambieremmo per nessuno.

BORJA VALERO 6,5

Nonno Valero, quello finito, dimostra che ha ancora qualcosa da dire e da dare: per referenze riguardarsi il secondo gol di Icardi, assist col contagiri, perfetto. Se vi pare facile…

Anche lui si innesta, nel 4-3-3 disegnato da Spalletti, come interno di metà campo, benché la sua prestazione sia più da centrocampista in senso stretto, diversa da quella di Joao Mario (e ci mancherebbe).

Di buono c’è che quando entra a partita in corso risulta sempre presente, corre di più, fa un sacco di cose utili.

GAGLIARDINI E KEITA SV

La cosa buona è che entrano col piglio giusto, anche se l’espressione dell’italiano all’ingresso in campo tradisce sensazioni non positive.

 

SPALLETTI 7,5

Si prende i suoi rischi, dal punto di vista della formazione e dal punto di vista tattico.

Vince tutte le scommesse, da Joao Mario a Miranda, dal 4-3-3 al possesso basso, dal baricentro sui 40 metri al pressing diverso: prende Inzaghi, insomma, e se lo mette in tasca con classe e dall’alto della sua esperienza.

Ha registrato la difesa, sta convincendo Icardi a fare un lavoro extra, sta limando i difetti di Perisic, ha recuperato Brozovic facendolo diventare il regista più efficace in Italia: gli manca davvero solo fare il miracolo su Joao Mario, dopo di che si cominceranno i pellegrinaggi in quel di Certaldo.

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Tabellino

LAZIO INTER 0-3 (0-2)
MARCATORI – Icardi (I) 28’, Brozovic (I) 40’ , Icardi (I) 70’
LAZIO (3-5-2) – Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu (dal 78’ Radu); Marusic, Milinkovic-Savic, Badelj (dal 34’ Cataldi), Parolo, Lulic; Caicedo (dal 69’ Correa), Immobile. All. Inzaghi
INTER (4-2-3-1) – Handanovic; Vrsaljko, Miranda, Skriniar, Asamoah; Brozovic, Vecino (dall’87’ Vecino); Politano (dall’88’ Keita), Joao Mario (dal 57’ Borja Valero), Perisic; Icardi. All. Spalletti
ARBITRO – Massimiliano Irrati di Firenze
NOTE – ammoniti Brozovic (I) 19’, Asamoah (I) 26’, Immobile (L) 31’, Radu (L) 48’, Vrsaljko (I) 49’

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