#InterGenoa 5-0: e i piedi ben piantati per terra

I piedi per terra...

Quella di Keità, che farà ancora confusione, che probabilmente è ancora preso da troppa ansia di piacere a Spalletti, ma che per i minuti che è stato in campo non si è fermato un istante, ha corso, lottato, si è proposto con una voglia sulla quale nessuno avrebbe scommesso in estate, quando la tesi più credibile era “se non gioca, scazza”.

Non scazza: è l’altra faccia della “medaglia-Borja”.

E poi soprattutto Lautaro Martinez.

Dategli insufficienze, lamentatevene magari, ma la prestazione è stata maiuscola: gli hanno fischiato solo 4 falli, ma con altri fischietti sarebbero stati non dico il triplo ma quasi; ha lottato, corso, ha sostenuto l’attacco con una maturità incredibile, se pensi che ha 21 anni ed è qui da pochissimo. Poi può capitare che l’avversario abbia la meglio nel complesso, e questo Romero ha fatto una partita superlativa, ma la presenza costante in campo c’è stata: agli appena 7 passaggi si affiancano però i 26 palloni toccati, segno di una battaglia che c’è stata, costante per tutti i 90 minuti.

Il paradosso di questa Inter (ce n’è sempre uno da analizzare) è che le prestazioni meno interessanti ti raccontano il contesto come e più di quanto non facciano le prove (più che) positive.

 

Vedremo nelle analisi che il Genoa ha fatto il suo, soprattutto in fase di non possesso, costringendo l’Inter a prendersi dei rischi non indifferenti, con molte situazioni in cui i calciatori hanno dovuto tentare “la giocata” anche semplicemente dovendo stoppare un pallone, perché c’è stata pressione, c’è stata aggressione: se l’Inter ha dato questo estremo senso di superiorità lo deve al fatto che sta fisicamente benissimo, e quando il fisico sta bene anche un’azione normalmente rischiosa può risultare più semplice.

Nel gol di Politano, per esempio: guardate il movimento di Brozovic e come si raccordi perfettamente con De Vrij, che gli lancia una cannonata, non un passaggio: i calciatori del Genoa sono disposti bene, sono corti, le uscite sono aggressive: Brozovic è costretto al mezzo miracolo in controllo palla, Joao Mario azzarda la giocata di prima, Lautaro subisce l’ennesimo fallo e bisogna arrivare a Politano per trovare il primo errore genoano.

Chi parla di un Genoa dimesso probabilmente ha poca idea di cosa sia il calcio giocato oppure è animato da qualche altra motivazione, fosse anche solo il timore di vedere un’Inter afflosciarsi da un momento all’altro.

 

Ma se può risultare facile parlare in questo modo dopo la partita, lo è meno farlo durante: commento su Facebook durante l’intervallo.

A fine partita ci si ritrova con talmente tante cose positive da non riuscire a fare il conto.

Nainggolan infortunato? Rientra e va in gol, su assist (splendido, millimetrico, di sinistro) di Joao Mario.

La difesa ha tenuto ancora, eccome: 1 solo gol nelle ultime 5 e siamo al 6° “clean sheet”, miglior difesa del campionato non solo per gol subiti.

In questa squadra segnano tutti: D’Ambrosio, De Vrij, Vecino, Brozovic, Nainggolan, Gagliardini, Joao Mario, Perisic, Politano, Candreva, Lautaro Martinez e Icardi. Di questi, quelli che possiamo considerare titolari sono 7. Uno degli elementi di valutazione più importante per una rosa è la contribuzione che arriva dalla panchina: presente anche questa.

 

Brozovic non lo metti più in dubbio, è una certezza:

E si potrebbe continuare almeno per un’altra mezz’ora abbondante: ci risparmiamo l’ubriacata.

Anzi no, aggiungiamola qualcosa, perché altrimenti sfugge anche l’importanza di quello che si sta costruendo in questa stagione, “l’anno 1” della Nuova Inter:

  • Skriniar 23 anni;
  • De Vrij 26 anni;
  • Brozovic 25 anni;
  • Icardi 25 anni;
  • Joao Mario 25 anni;
  • Politano 25 anni;
  • Lautaro 21 anni;
  • Vecino 27 anni;
  • Vrsaljko 26 anni;
  • Gagliardini 24 anni;

Stiamo parlando di uno zoccolo duro giovanissimo che può crescere assieme e darci lunghissime soddisfazioni, soprattutto se questa crescita sarà confermata… e magari continuasse spedita! A maggior ragione se poi le prossime mosse di mercato avranno le caratteristiche delle mosse intelligenti e fatte bene, andando a puntellare una rosa che tutt’ora ha delle carenze che vanno appianate.

Sono tutti quasi coetanei del presidente più giovane della storia nerazzurra, che ha già raccolto due vittorie importantissime e sta sempre accanto alla squadra: non è da sottovalutare, per niente, il fatto che l’assetto societario si sia stabilizzato e si sia fatta una chiarezza che due anni fa non c’era.

 

Ma i nostri piedi devono stare ben piantati per terra, giusto?

Giusto, a partire dal Barcellona: non parlate di “avviso” lanciato ai blaugrana, che fanno uno sport diverso e sono destinati a fare cose diverse.

Non è quello, non deve esserlo né può esserlo, il benchmark di questa Inter.

Il banco di prova dell’Inter è l’Inter stessa, è la propria necessità di dover fare sempre un passo avanti: il banco di prova dell’Inter è l’Inter stessa, come sempre.

Perché i momenti difficili arriveranno, così come le sconfitte: sarà necessario tenere duro in quel momento, mostrarsi grandi in quel momento, quando si scivolerà e sarà necessario tenersi saldi e rialzarsi subito.

Sono lezioni da non dimenticare mai mai mai:

Eppure qualcosa è cambiato: la consapevolezza che questa squadra oggi può permettersi di non giocare al 100% e di rendere comunque, cosa che fino a poche settimane fa non avrei mai sognato di dire.

Tra tutte, forse è l’unica cosa che davvero mi fa alzare (di appena un millimetro) il morale verso le nuvole: giusto un attimo, quello che serve a ri-piantare i piedi per terra.

Perché è già tempo di Barcellona, la partita più difficile della stagione sempre per lo stesso motivo: perché è la prossima.

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