Tattica #InterGenoa: quello che non vi racconta nessuno

Non sottovalutate l'Inter!

Per comprendere quanto sia stata feroce l’applicazione genoana basterebbe un numero: 22, ovvero i metri di lunghezza media nel primo tempo. Squadra corta che più corta non si potrebbe, con un dato statistico rarissimo in Serie A.

Nel secondo tempo il Genoa ci ha provato tanto, alzando il ritmo delle uscite anche a costo di perdere compattezza, tanto che si è passati da 22 metri di lunghezza media a quasi 30! In sostanza, neanche sul 3-0 si è arreso, ci ha provato sempre, pagando più la scarsa qualità complessiva che non il disegno tattico in sé.

Certo, è probabile che Juric abbia tarato la propria tattica sopravvalutando i suoi: un progetto tattico forse troppo ambizioso per le qualità complessive del Genoa e immagino che presto o tardi debba decidere se insistere su questa strada, sposando il suo integralismo anche a rischio della sua permanenza a Genova, oppure scendere a più miti consigli.

Passiamo all’Inter, adesso, andando ad analizzare 3 specifici aspetti.

Il primo è che ho letto e sentito giornalisti (vedi Garlando su La Gazzetta dello Sport) di 4-3-3 che in fase di non possesso diventerebbe un 4-2-3-1.

Rinunciate.

Lasciate perdere

Arrendetevi.

L’Inter ha giocato col 4-3-3 puro e non capisco questa fissa di metterci dentro a forza questo 4-2-3-1. Joao Mario e Gagliardini hanno fatto due lavori diversi, e ci mancherebbe!, ma in fase di non possesso sono stati costantemente accanto a Brozovic.

 

Come abbiamo visto nelle analisi della partita contro la Lazio, a volte l’impressione può essere di un 4-2-3-1 perché uno degli interni va a pressare alto uno dei difensori che portano la palla: sono in superiorità numerica e l’Inter alza il baricentro tutta per compensare l’uscita.

Mostriamo due sole esplicative immagini, stavolta non con Joao Mario, che sarebbe facile, ma con Gagliardini, che si alza in pressione su Gunter andando a “destrutturare” la linea di metà campo (anche perché ci sono Politano e Perisic che hanno fatto una partita molto accorta e intelligente): con Brozovic che prova a impedire la ricezione di Sandro, Joao Mario giustamente va a compensare alle sue spalle per evitare che lì si formi una voragine:

Se avessimo visto un’azione simile dall’altra parte, a uscire sarebbe stato Joao Mario. L’evoluzione naturale di questo contesto di gioco è che i due centrocampisti che non vanno in pressione si “appiattiscono” sulla linea: come è giusto che sia, come è naturale che sia. Trovandosi al fianco anche gli esterni d’attacco, col risultato che l’impressione, in quello specifico momento, è di un 4-4-2, ma che in realtà non è altro che il frutto di una contingenza specifica.

 

A meno che non vogliate dirmi che Gagliardini qui stava facendo il trequartista:

No, dico: arrendentevi. Non c’è niente di male se Spalletti cambia modulo e gioca col 4-3-3 lasciando in panchina il 4-2-3-1. Raccontare questa panzana non vi rende né migliori né più sapienti: è soltanto una panzana.

Quindi mollate l’osso: l’Inter ha giocato col 4-3-3, lo farà ancora, così come rivedremo il 4-2-3-1 secondo le necessità delle partite. E, sì, in qualche caso l’ibrido 4-2-3-1 che diventa tale in fase di non possesso e 4-3-3 in quella di possesso.

Ma non è stato né contro la Lazio né contro il Genoa: lo è stato col Milan, quando ancora raccontavate di solo 4-2-3-1.

Adesso guardiamo un paio di immagini di come attacca l’Inter e di come ha provato a pressare, lasciando il finale a una curiosità.

 

Al pressing nerazzurro dedichiamo due immagini soltanto, perché non c’è nulla di nuovo in quello che abbiamo analizzato nelle puntate precedenti: pressing alto a rendere difficoltosa il possesso genonano sin dai primissimi istanti dell’azione. La particolarità, in questa partita, è stata di un D’Ambrosio più attivo del solito nell’attaccare l’avversario diretto (Lazovic) molto in alto: in parte perché è caratteristica di come si può attaccare il 3-5-2 e in parte perché ha dato frutti positivi nelle ultime prestazioni con Vrsaljko in campo.

 

La strategia ha avuto il suo effetto perché, se è vero che l’Inter ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per riuscire a tenere “palla pulita”, è altrettanto vero che il Genoa ha patito ancora di più, subendo il primo gol proprio su una situazione di pressing alto interista con palla recuperata da Joao Mario.

Al di là dell’efficacia individuale dell’azione, è evidente il tentativo di Spalletti, al punto da fare uscire Brozovic su Sandro o, come in questo caso, Romulo per impedire che il Genoa riuscisse a portare palla sopra la linea di metà campo: con Milan e Lazio il lavoro di Brozovic è stato diverso, benché le sue uscite in pressing le abbia comunque fatte.

Secondo appunto tattico, le prestazioni di Politano e Perisic.

 

 

L’attaccante italiano è stato premiato dal gol e ha ricevuto doverosi tributi a coronamento di una prestazione davvero di spessore, anche in fase di non possesso. Quelle leggerezze evidenziate nelle prime partite di stagione si stanno diradando in fretta e con facilità: bravo Spalletti a limarne gli spigoli e una certa tendenza ai rientri in ritardo, bravissimo e intelligente lui a comprendere quanto sia importante per l’Inter questo lavoro.

Politano ha giocato da vero attaccante da 4-3-3, ruolo che gli sembra davvero congeniale come scritto su queste pagine in estate: l’interpretazione è stata eccellente. Con l’Inter che recuperava palla, la sua posizione era spesso più defilata, situazione di gioco normale perché si è adeguato in fase di copertura al necessario e d’ordinanza 4-5-1.

Con l’Inter a possesso palla consolidato, la sua posizione è stata molto centrale, praticamente da seconda punta (come vedremo a breve), accanto a Lautaro, molto più spesso giocandogli “alle spalle”, nel senso di essere più vicino alla porta, come abbiamo visto in qualche occasione l’anno scorso con Candreva che provava a sfruttare lo spazio creato dal movimento di Icardi ad accorciare: altro motivo per cui la prova di Lautaro non può essere considerata insufficiente in assoluto, il suo movimento è stato funzionale alle prestazioni di Perisic e soprattutto Politano e Joao Mario.

(continua a pagina 3!)

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