#InterGenoa: pagelle malpensanti

Da Gagliardini a Politano

GAGLIARDINI 7,5

Non è l’MVP né il Man of the Match: il primo perché non è stato il migliore in campo (neanche tra i primi 3, va detto) mentre per il secondo deve comunque sottostare alla legge di Joao Mario.

Se escludiamo gli attaccanti, è quello che sbaglia più passaggi di tutti e resta sotto l’80% di precisione, ma non è quello che in genere gli si chiede né si pretende: ma che corra, contrasti, lotti e vada in area il più spesso possibile.

Missione compiuta, soldato Gagliardini: i due gol sono un premio per chi comunque meritava una soddisfazione del genere e, per natura, ha il potenziale per poterlo fare più spesso.

In alcuni frangenti di gara ha patito le uscite in pressing genoana sulla ricezione di palla ma la sua posizione, spesso più avanzata e centrale, è stata utile per destrutturare il meccanismo del Genoa, consentendo ai compagni di avere spazio per fare le giuste giocate.

L’unico problema che ci si pone è che di suo è generalmente (molto) più impreciso della media dei compagni: ci saranno contesti e situazioni in cui non ci si potrà permettere questo genere di lusso.

 

Per lui, al momento, penso più a un ruolo alla Borja Valero, perché quando gli altri calano di ritmo lui riesce a emergere anche in termini di velocità e fisico, come in questa azione, in cui influiscono moltissimo i due gol e la relativa serenità che trasmette una prestazione del genere:

BROZOVIC 7,5

Ho dovuto cancellare la prima frase che ho scritto perché mentre il cervello mi dettava la parola “perno” le dita sulla tastiera digitavano “porno”: ho dovuto cancellare nonostante riconoscessi alle dita una consapevolezza superiore rispetto alla mente che voleva indirizzarle verso una normalità non consentita in zona Brozo.

In zona porno-Brozo.

Perché fa un sacco di cose fatte bene, come quell’assist in profondità a Politano in profondità: semplice eppure bellissimo. Corre anche lui, tanto (si risparmia comunque 7 minuti di partita), contrasta, recupera palloni a destra e manca, ma soprattutto imposta con una rapidità e una precisione impressionanti: stavolta niente leggerezze imperdonabili, niente gravi errori gratuiti, concentrazione sempre ad alti livelli.

 

Insomma, partita stra-maiuscola agevolata da un compagno di squadra che gli si affianca spesso per giostrare il pallone e lo fa col suo stesso linguaggio di qualità.

JOAO MARIO 8

Si tratta del portoghese, che fa una partita di sostanza e di qualità come ci si augurava al suo arrivo.

Il piede è finissimo e lo si vede, soprattutto nel fraseggio corto: ci ha aggiunto una grinta che raramente gli abbiamo visto tirare fuori, con quelle due/tre palle recuperate importanti, tra cui quella decisiva per il gol che sblocca la partita.

92,4% di passaggi riusciti (solo 2 errori nella metà campo avversaria), 2 tiri in porta e 1 gol, 4 potenziali assist di cui si concretizzano 2 e mezzo, 5 contrasti/duelli vinti… eppure la cosa più evidente è la serenità con cui sta in campo, l’autorevolezza, il suo essere perfettamente calato nel meccanismo studiato da Spalletti per rendere utile Perisic in impostazione e lui pericoloso in profondità (ancora non avete letto l’articolo precedente, nevvero?).

Una prestazione sontuosa, anche se il dato che è più confortante non è una cifra ascrivibile alla tecnica: è il secondo calciatore per km percorsi, moto continuo, condizione fisica comunque di buon livello.

 

Sottolineo il concetto espresso quando Joao Mario era un desaparecido, ovvero che l’Inter ha 3 palleggiatori: uno è Brozovic, che sta sempre in campo; uno è Borja Valero, che necessariamente deve avere un minutaggio limitato; l’altro è lui, che ha caratteristiche uniche in squadra. Uno così serve, eccome se serve.

Finalmente s’è convinto lui, finalmente Spalletti lo ha messo là dove deve essere messo, né sugli esterni né da trequartista, ma in mezzo al campo come qui abbiamo sempre scritto.

Adesso, però, la parte più difficile. Il suo fallimento all’Inter finora è stato dovuto a aspetti mentali e caratteriali, non certo tecnici. In passato ci sono state partite di un certo livello, basti pensare alla sfida contro la Juventus o quando giocò da regista contro il Torino in una delle ultimissime di De Boer, e pertanto sarà necessario non mollare la presa, non abbassare la guardia, insistere: l’infortunio di Nainggolan potrebbe consentire a Spalletti di arrivare così alla sfida contro l’Atalanta, poi ci sarà la sosta e lì dovrà gestirla Spalletti.

Incrociamo le dita.

 

POLITANO 7+

Che partita!

Partiamo dall’aspetto più positivo, ovvero l’impennata improvvisa nell’applicazione tattica: forse per 2/3 partite aveva mollato un po’, magari nella consapevolezza di essere stato, in quella fase, tra i più performanti, se non addirittura il migliore.

Diverse erano state le perplessità qui espresse sulla sua applicazione, soprattutto sui rientri e sul tempismo di certe scelte, sia in fase di possesso che di non possesso.

Non stavolta. Ci sono, sì, i rientri più “comodi”, ma è natura del 4-3-3 e sono condizionati dal suo costante movimento ad orbitare attorno a Lautaro Martinez, quasi da seconda punta, ruolo fatto senza la tipica pedanteria di certi esterni che mal digeriscono questi concetti: lui si è applicato con impegno e scegliendo bene i tempi e i modi di inserimento.

 

Ha toccato pochi palloni? Poco male.

Ha perso troppi palloni? Meno del solito.

Ha conquistato pochi falli? E chi se ne importa!

Certe prestazioni si valutano a prescindere dallo “score” finale perché costellate da quelli che, permettetemi l’inglesismo, si chiamano “intangibles”: ovvero tutto ciò che non va nelle statistiche, che già nel calcio sono pochine.

Se il ragazzo comprende appieno la sua importanza, se prende consapevolezza che è forte e può diventare più forte e determinante, mi sa proprio che ci divertiremo.

E lui con noi.

(continua a pagina 3)

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