#InterBarcellona 1-1: non si molla un centimetro

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Spalletti in conferenza l’aveva anche detto: “è la lettura di quel che succede in campo che determina l’atteggiamento della squadra” e questa lettura in campo è mancata. Lui ci ha provato, si sentivano le sue urla nel dire di gestirla meglio, di giocarla più semplice, di non sbagliare i passaggi più elementari… anche se gli errori peggiori sono stati in ricezione, non in fase di passaggio (e purtroppo nelle statistiche vanno i secondi, non i primi).

I calciatori “non l’hanno letta”, anzi, si sono lasciati trascinare, forse ha giocato un ruolo l’emozione di essere in casa, con uno stadio fenomenale a fare da carburante emotivo.

I problemi sono stati soprattutto su questa gestione di palla, a partire dai due terzini, davvero in difficoltà sulla pressione avversaria: soprattutto Asamoah si è reso protagonista di alcune palle perse letteralmente fuori di testa, incomprensibili. L’ennesima testimonianza di come non sia un terzino… che poi non ci siano alternative e ci vada (anche questa) di lusso che ci sia un giocatore così esperto, bravo anche nel rimediare ai propri errori, è altra faccenda.

A metà campo, dicevamo, le prestazioni peggiori.

 

Brozovic ha messo in campo, soprattutto nel secondo tempo, una prestazione eccellente dal punto di vista fisico, buona dal punto di vista difensivo, ma per larghi tratti pessima come gestione della palla.

Vecino e Nainggolan, così “pesanti” e lenti se raffrontati ai Rakitic e agli Arthur, hanno mostrato una certa inadeguatezza. Va detto che non è esclusiva colpa individuale: in queste partite, calciatori così rendono di più con la squadra più corta, decisamente più corta.

Ma qui deve entrare in gioco, necessariamente, i meriti del Barcellona: gli errori individuali sono in gran parte provocati dalla qualità blaugrana, non dimentichiamolo mai.

Come all’andata, il possesso palla è stato il grande difetto dell’Inter. Anche in questo caso Spalletti ce l’aveva raccontato prima della partite, in conferenza stampa: “ci vorrà qualità nel vedere con la testa dove vuoi andare prima di capirlo con gli occhi.

Quando non hai quell’attimo in più che ti consente di guardare è perché l’avversario è fortissimo, ma è anche perché tu hai più paura e ricadi in quel noto paradosso per cui sbagli perché hai… temuto di sbagliare.

 

Sarebbe servita più calma, più lucidità, sarebbe servito anche più Icardi in appoggio ad alleggerire la pressione (benché non sia proprio questa partita, con un gol così decisivo, la situazione giusta per sottolinearlo… ma qui dentro si ha del coraggio temerario), più presenza di tutti nei palloni a metà, nel farsi trovare là dove la palla sarebbe andata a finire… ma non dimentichiamo la premessa: l’Inter ha cominciato un anno e mezzo fa, da zero praticamente; il Barcellona ha dovuto in parte “ricostruire” (virgolette d’obbligo), ma su una base stra-solida, di qualità, che affonda le radici in un percorso lunghissimo che abbraccia tutti gli aspetti della squadra e della società.

Se, però, nel giorno del sorteggio mi avessero detto che l’Inter si sarebbe trovata in questa posizione di classifica, con due match point per la qualificazione, qualificata tornando indenne da Londra, avrei firmato l’assegno in bianco col sangue.

Così come avrei firmato col sangue, prima della partita, per il pareggio: troppo importante questo punto per sottovalutarlo, troppo importante per non strapparlo.

Ecco, per come si erano messe le cose, per il ritmo impossibile della partita, per come la squadra sembrava essersi schiantata fisicamente nell’ultimo quarto d’ora, dopo lo 0-1 era molto più semplice beccare il secondo che non pareggiare: l’Inter ha pareggiato, ha strappato questo punto con quegli stessi ingredienti che le avevano creato difficoltà nei restanti 90 minuti.

 

Se la troppa foga e il troppo cuore, mescolati al timore di trovarsi in quel contesto e contro questo avversario, li avevano fatti sbagliare più del solito, più del normale, quella stessa foga e quello stesso cuore hanno dato la scossa giusta per quei minuti in cui l’Inter ha costruito il pareggio: merito anche dell’immediata reazione di Spalletti con l’ingresso di Lautaro, messaggio chiaro alla squadra.

Non si molla di un centimetro… e si mantengono due statistiche epocali: l’Inter è imbattuta in casa contro il Barcellona, che ha segnato 2 soli gol in 3 partite, inferiore a 1 gol a partita quando parliamo di una squadra che viaggia dai 2,5 ai 3,5 dipende dalla competizione. Se pensiamo a cosa è stata e cosa è stata questa squadra, quella di Guardiola nel 2010 e questa di Valverde oggi, dirlo così è già pazzesco.

Questo match ci lascia segnali che non potevano essere più chiari: la strada che condurrà l’Inter a giocarsi queste partite con premesse diverse, e quindi con risultati (almeno per quanto riguarda la prestazione) diversi, è lunga e laboriosa; ma è anche vero che quella strada c’è, si vede… e se si vede è perché già adesso l’Inter è sul percorso giusto.

 

Consci che partite così sono necessarie, e per “così” intendo non solo contro avversari così, ma anche “così” in termini di errori, di cadute, di “andarla a riprendere col cuore” come gliela direbbe Spalletti.

Consi che talvolta è necessario sia fatto di inciampi, di sberle e di qualche ammaccatura che ci riportano quella salutare sensazione di normalità, di fallibilità: dopo 7 vittorie consecutive il rischio era l’opposto, era quello di sentirsi quasi arrivati.

Quindi ripartire da dove eravamo rimasti, con la consapevolezza che nei momenti peggiori sappiamo dove trovare energie, motivazioni, forse anche la disperazione giusta per arrivare dove vogliamo. E ce lo ricorda Valverde cosa è e dov’è: “nel loro DNA c’è scritto che non si arrendono mai“.

Ci ha studiati proprio bene, non molliamo di un centimetro.

 

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