#InterBarcellona 1-1: la tattica e gli errori dei nerazzurri

Introduzione

Malpensa’, da quanto tempo non ti sbilanciavi così tanto direttamente sul titolo?

Bastano pochi minuto dalla pubblicazione che c’è sempre qualche buon lettore che mi fa notare qualche inesattezza, qualche errore, qualche refuso; in qualche caso ricorda vecchi articoli che neanche io ricordavo più, posizioni (giuste o sbagliate) del passato che tornano buone anche per il presente… e quando ho pensato a cosa scrivere sul titolo, avendo in mente già cosa scrivere nel corpo dell’articolo, ho pensato alla reazione dei lettori più fedeli che probabilmente non ricorderanno neanche l’ultima volta in cui ho anticipato così chiaramente il contenuto dell’articolo.

 

Il problema è mio: ho bisogno di stelle polari quando scrivo, qualcosa che mi ricordi dove voglio andare a parare e come voglio chiudere: la fortuna di essere indipendente è anche quella di avere la responsabilità dei titoli, solitamente preclusi ai giornalisti.

Fortuna è anche quella di avere tanti (fortunatamente tantissimi, ammetto di esserne anche un po’ stupito!) buoni lettori con i quali interagisco costantemente: è una delle risorse principali della nuova era del web, ed è una delle cose che i giornalisti più “datati” non comprendono, visto che non accettano contraddittorio di alcun tipo. Peccato per loro.

Fortuna, tra l’altro, è avere anche la possibilità di scrivere articoli di questa lunghezza: i “long-form content” sono il futuro, nelle altre nazioni lo hanno capito da tempo… in Italia siamo ancora alla ricerca degli articoli da leggere in meno di 60 secondi se no la pubblicità non funziona. La lunghezza, però, consente di spiegare meglio, come in questo caso: di solito si parla di 2/3 aspetti tra i tanti, oggi invece parliamo di 2/3 aspetti che caratterizzano la quasi totalità della partita.

2/3 cose che la spiegano a fondo come raramente succede.

(perché i media insistono col 4-2-3-1 se l’Inter ha giocato col 4-3-3 per gran parte del match?)

 

Dicevamo degli errori dei nerazzurri ma in realtà sono pochi, pochissimi se pensiamo più al “genere” di errore che al loro numero, ma piuttosto gravi: ma ci arriviamo con calma e andiamo con ordine.

L’Inter di questi ultimi tempi ha deciso di giocare con il 4-3-3 perché, da sempre, è il modulo che ti consente di coprire meglio il campo, ti dà più possibilità di variare in corsa, di adeguarti alla contingenza dei momenti durante la partita: per 4-3-3, tra l’altro, intendendo quello classico con un mediano/regista, due interni di metà campo, due esterni d’attacco e un centravanti.

Spalletti credo abbia deciso di virare su questo schema per una serie di ragioni, tra le quali assecondare la natura dei nostri centrocampisti, dare più spazio a Icardi di muoversi all’indietro, non dare un vantaggio numerico agli avversari nel caso in cui salti il primo pressing soprattutto se gli avversari giocano con 3 centrocampisti, come nel caso di Lazio, Genoa e Milan (l’Inter coi rossoneri ha giocato col 4-3-3 solo in fase di possesso, tornando al 4-4-1-1 in fase di non possesso).

Il Barcellona gioca con il 4-3-3, solo che la conformazione è in continuo mutamento: la differenza con le altre squadre non è soltanto nella qualità dei singoli o nella “perfezione” (virgolette d’obbligo) dei loro meccanismi, ma anche per l’interpretazione dei ruoli e le tattiche scelte da Valverde.

 

Il problema principale dell’Inter era (ed è stato) che il Barcellona ha due “àncore”: se per il Milan era Biglia, se per la Lazio era Badelj, se per il Genoa era Sandro, per il Barcellona non era soltanto Busquets, visto che il gioco prevede la chiamata in causa centrale anche di Arthur (di più all’andata) e di Rakitic (di più al ritorno), con un continuo “girandolare” dei centrocampisti che fa perdere i riferimenti all’avversario.

Nel caso specifico, Rakitic è un giocatore assolutamente polivalente: nasce trequartista, ha lavorato anche come esterno (come succede spesso a tanti trequartisti) per poi accasarsi definitivamente da interno di metà campo e trovare una straordinaria dimensione per certi versi inimmaginabile dal punto di vista della sostanza.

Arthur è un centrocampista meraviglioso.

Meraviglioso per qualità, tecnica, intelligenza, calma, corsa, sacrificio, sostanza. A soli 22 anni si può dire senza timore di smentite: la Spagna il Barcellona ha il suo nuovo Iniesta, ma è diverso da Iniesta; ha il suo nuovo Xavi, ma è diverso da Xavi; eppure ha qualcosa di entrambi, perché può giocare in qualunque posizione della metà campo e rendere allo stesso modo.

Valverde gli ha ritagliato un ruolo diverso rispetto all’andata, chiedendogli di giocare più avanzato e lasciare che a centrocampo giostrassero di più Busquets e Rakitic: le immagini e i video sono tantissimi e, pertanto, su questa cosa ci soffermiamo solo con una immagine, tanto ne vedremo altre che riguardano altri aspetti ma che contengono anche questo.

 

Benché fosse un chiaro 4-3-3, non è stato insolito (anzi) vedere il Barcellona disposto con i due centrocampisti quasi in linea in molte situazioni di gioco:

Poi spiegheremo anche perché Arthur non c’era, ma qui occorre sottolineare un aspetto fondamentale che evidenzierà l’errore più grave dal punto di vista tattico: il centrocampo del Barcellona è multiforme, Busquets àncora centrale ma non l’unica.

Tanto che Rakitic ha effettuato 108 (98) passaggi, mentre Busquets 90 (77) e Arthur 66 (87): tra parentesi trovate il numero di passaggi dell’andata, in entrambe le partite l’unico sostituito è Arthur ma più o meno allo stesso minuto, 29esimo al ritorno e 32esimo all’andata. Pertanto i dati sono statisticamente raffrontabili e ci danno la misura di come cambi il “ruolo” dei tre all’interno della manovra spagnola.

 

Perché questo genera un errore da parte dell’Inter?

Perché con il 4-3-3 si è dato modo di agevolare il pressing blaugrana, costringendo Brozovic a insensate salite verso Busquets che hanno esposto la metà campo nerazzurra alle ripartenze del Barcellona, sulle quali si è espresso un Coutinho davvero eccellente… e chi dice che la sua prestazione è stata sotto tono evidentemente non ne ha capito l’importanza all’interno del meccanismo di Valverde.

Valverde ci ha studiati per bene, vedremo come. Proviamo a spiegare con le immagini.

L’Inter ha deciso di giocare con un pressing molto alto in molte circostanze, adeguandosi a un baricentro basso solo in poche occasioni: peccato che siano state troppo poche.

(continua a pagina 2)

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