#InterBarcellona 1-1: la tattica e gli errori dei nerazzurri

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Con il 4-2-3-1 i ritmi della partita si sono abbassati, l’Inter non si è esposta come nel primo tempo, il Barcellona ha avuto meno spazi sui quali giocare in transizione e in ripartenza. L’Inter non ha ceduto alla tentazione di rispondere colpo su colpo, ripartenza su ripartenza, così come avvenuto per 15/20 minuti del primo tempo, soprattutto quando è riuscita a innescare Perisic: quando giochi sul terreno preferito dell’avversario più forte è facile che perdi.

L’Inter non ha subito gol in quel frangente, ma si è messa nelle condizioni… migliori per farlo. L’accoppiata modulo sbagliato e eccesso di foga (ovvero troppo alti e troppo pressing senza perfetta coordinazione) ha portato a 45 minuti in cui si è reso, sì, la partita anche dal ritmo piacevolissimo, ma in regalo per i tifosi interisti anche la sensazione di poter prendere gol e imbarcare acqua da un momento all’altro.

 

i moduli non sono la panacea di ogni male: all’andata il 4-2-3-1 non era stato garanzia né di vittoria né di stabilità, perché contano anche le interpretazioni. Ma nel contesto di San Siro e con una consapevolezza che all’andata non c’era, il modulo e la scelta di pressing, il risparmiare corse folli al tuo cervello in campo, di certo consente una gestione migliore del match: praticamente tutti abbiamo avuto l’impressione di aver fatto meglio e subito meno all’andata piuttosto che al ritorno.

Il 4-3-3 in sé non è un male: quello che ha fatto male all’Inter è stata soprattutto l’interpretazione. Ci sono stati dei lunghi momenti, dopo la mezz’ora (chiaramente!), in cui l’Inter ha deciso di non pressare alta, ha atteso il Barcellona e si è adagiata su un baricentro molto basso.

La scelta più saggia, forse la meno… importante dal punto di vista della mentalità e della crescita, ma sarebbe probabilmente stata la più redditizia, soprattutto per una ragione: non c’era Messi, l’unico calciatore al mondo che ama gli spazi stretti avversari (tranne quelli dell’Inter in versione 2010, of course), perché con le sue accelerazioni e i suoi scambi rapidi è in grado di mandare in tilt ogni difesa.

 

Ho estratto due video che lascio quasi senza commento in cui è evidente la difficoltà del Barcellona di essere pericoloso proprio per le caratteristiche dei suoi tre attaccanti: l’Inter aspetta dietro e all’improvviso si manifesta questo giro palla lento e inefficace.

Avete visto bene: 43 secondi di nulla, che non è neanche tiqui-taca, perché ci sono troppi tocchi e gli scambi sono su porzioni di campo più lunghe di quanto non prevederebbe il concetto portato in auge dal vecchio Barcellona di Guardiola.

L’osservazione è piuttosto semplice: questo Barcellona di Valverde, a maggior ragione se è senza Messi, a maggior ragione mancando l’alter ego a metà campo (una delle sette meraviglie della storia calcistica, al secolo Andres Iniesta), del tiqui-taca sa farsene poco, non gli interessa.

E se quelli di prima sono stati più di 40 secondi di possesso palla fine a sé stesso, pochi minuti dopo ce ne sono il doppio, altrettanto inefficaci, nati dopo una ripartenza non perfetta di Coutinho.

Beninteso, qui l’Inter è più statica perché è già stanca, lo vedete anche dal fatto che la pressione nerazzurra sulla ricezione (fondamentale in cui non sembra preparatissima, visto che solitamente fa altro), è fatta con estremo ritardo. Vi anticipo una cosa durante la visione: il Barcellona prova l’affondo proprio quando Brozovic e gli altri centrocampisti salgono in pressione, lasciando spazio di fronte alla difesa.

 

Sarebbe stato più utile un’impostazione del genere, provando ad attaccare il Barcellona in ripartenza. Almeno nelle fasi iniziali della partita.

Con l’ingresso di Borja Valero in campo, però, l’Inter è tornata con il 4-3-3: Brozovic ha ripreso a giocare alto e l’Inter è tornata a soffrire, provando a restituire al Barcellona ogni colpo subito.

L’atteggiamento è encomiabile, tatticamente meno.

 

Il gol preso dall’Inter nasce anche per questa scelta.

 

Questa immagine è l’inizio del pressing interista: Icardi su Ter Stegen, Vecino e Borja altissimi, Candreva va in pressione ancora più in alto: tra i due centrali di difesa, proprio quello è il meno indicato da pressare in questo modo.

Ma l’Inter crea le condizioni per potere essere attaccata in profondità e velocità.

Questa immagine che avete visto serve per mostrare due cose. La prima è la posizione di Brozovic, non altissima ma neanche reattiva, visto che il croato aveva di fatto terminato ogni energia. In un contesto di 4-3-3 normale avrebbe dovuto rinculare subito a protezione della difesa.

Gesto tattico necessario anche e soprattutto per l’errore (a mio avviso gravissimo, è l’errore tattico peggiore dell’azione) di Vrsaljko che va a prendersi Jordi Alba così in alto.

Una follia.

Lo fa, e già di per se non sarebbe una gran scelta, anzi: ma farlo con quel ritardo, totalmente fuori giri e fuori registro, è un’aggravante: lo avevamo apprezzato (ricordate? Lo avete letto su queste pagine) in alcune situazioni contro la Lazio, ma qui stai giocando contro un 4-3-3 e davanti al terzino c’è un’ala, visto che in fase di impostazione Coutinho è sempre partito largo, accentrandosi dopo.

 

Poi arriva l’errore di De Vrij.

E prima  di addentrarci vorrei sottolineare la “presenza mentale” di De Vrij: si accorge subito che quella palla è un pericolo unico all’interno della partita. Da quando è all’Inter è la prima volta che reagisce così a un suo errore, mettendosi le mani in testa:

L’errore dell’olandese c’è, ma è un errore quasi fisiologico vista la differenza di passo tra i due. Quello è un errore tecnico, tra l’altro persino comprensibile, ma qui gli errori sono da dividere in gran parte a Vrsaljko e parzialmente a Brozovic: se avesse rinculato come dovuto, come necessario, Coutinho avrebbe avuto un altro avversario da fronteggiare.

(continua a pagina 5)

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