#Atalanta-Inter 4-1: l’#Inter in gita (infernale) a Bergamo

I numeri di una partita oscena

L’Atalanta è fortissima sulle palle inattive, nonostante quello di Mancini sia il primo gol di testa in campionato: verissimo sia col senno di prima che con quello del poi, in questo caso giustificatissimo puntare su Miranda e, soprattutto, su D’Ambrosio e Gagliardini anche se la valutazione post partita fa nascere una domanda.

A cosa serve mettere dentro i corazzieri se poi non prendono una palla di testa e subiamo due gol da fermo? Ora però fate l’altra osservazione: con fuori Vecino, uno dei corazzieri, ne abbiamo presi due di testa…

 

Il problema dell’Inter in questa configurazione è chiaro: non esiste un giro-palla fatto come si deve, il pallone si “pulisce” con estrema difficoltà e, anzi, spesso e volentieri sono i due interni che lo “sporcano”, con appoggi troppo forti e imprecisi (soprattutto di Gagliardini) che rallentano la manovra, costringendo i compagni a stop acrobatici o, peggio ancora, a rincorse rovinose all’indietro.

Questa partita ce lo dice più chiaramente di altre volte: con Vecino e Gagliardini in campo, l’Inter ha una sola chance, ovvero di giocare cortissima e a ritmi serratissimi. Altrimenti a metà campo è una strage.

Il problema è che l’imprecisione regna diffusa in una squadra fatta così.

Se Vecino riesce sempre un po’ a difendersi (supera il 90%, ma il numero non racconta tutta la verità: troppi gli appoggi fuori misura che fortunatamente non regalano palla agli avversari), Gagliardini è tecnicamente una tragedia greca interpretata su un campo: il 71,9% di passaggi è una condanna senza appello.

Se Asamoah ad un certo punto decide che non è giornata e metà dei suoi palloni li dà a Miranda o Skriniar o D’Ambrosio dopo il cambio (il 56,4% dei passaggi del ghanese è verso la sua destra), dall’altra parte D’Ambrosio ne sbaglia talmente tanti da rimanere a galla (su questa statistica, si badi) solo per evidente giornataccia di Gagliardini (già detto, Politano e Perisic, entrambi abbondantemente sotto il 70%, e stavolta meno comprensibile del solito, almeno per l’italiano.

I numeri sono imbarazzanti: 82% di precisione nei passaggi sarebbe già di per sé segnale più che negativo per una squadra che viaggia sui 4 punti percentuali in più: il problema vero è che l’Inter è riuscita a totalizzare solo il 69% dei passaggi nella metà campo avversaria.

Drammatico.

L’errore di Spalletti, quello davvero grave e che mi sento di attribuirgli senza alcuna attenuante, è proprio quello di avere lasciato all’Atalanta tutte le possibilità di alzare il ritmo a piacimento, di gestire i tempi della partita, consentendogli soprattutto recuperi in zone del campo dove ogni palla persa diventa un pericolo per l’Inter.

Più tecnica e meno fisico: magari la perdevi ugualmente, vista l’attitudine mentale messa in campo e i gol di testa subiti (il timore c’era ed era giustificato), ma almeno li avresti fatti correre di più, decisamente di più.

A questo aggiungiamo zero  reazione alla mancata lettura della posizione di Ilicic e Gomez, che hanno fatto ammattire (letteralmente) i terzini interisti: se li portavano a spasso per tutto il campo, lasciando lo spazio all’esterno atalantino che saliva facilmente; quando non saliva a sufficienza, Ilicic e Gomez si buttavano alle spalle dei due, che non hanno mai letto il taglio. Mai.

Nel primo tempo il possesso palla atalantino viaggiava sopra il 59%. L’Atalanta di Freuler, De Roon, Hateboer e Gosens, mica di Busquets, Rakitic, Coutinho, Arthur e Suarez.

 

La partita l’Inter l’ha persa nel primo tempo, anche se lo storico dei gol dice l’esatto contrario.

Perché in quel primo tempo i nerazzurri (mi perdonino i bergamaschi, ma qui quando parliamo di nerazzurri parliamo solo di Inter) corrono talmente tanto e male da scavarsi da soli la fossa: i 3 gol nell’ultima mezz’ora non sono altro che la risultante di quel girare a vuoto.

A fine partita il contachilometri schizza alle stelle, con 4 uomini sopra gli 11 km, due sopra i 12: correre a vuoto.

Guardate questo schema:

 

Si tratta della distribuzione dei gol subiti dall’Inter nei 90 minuti di gioco: nei primi 45 minuti subito solo il rigore di Berardi alla prima giornata (Sassuolo-Inter, altra trasferta infernale).

Nella sostanza, zero gol su azione nella prima metà di gioco, segno che comunque l’Inter (Sassuolo a parte) è sempre entrata in campo col piglio giusto, anche contro il Torino, contro il quale aveva fatto un ottimo primo tempo (almeno dal punto di vista delle occasioni) a dispetto del risultato finale.

Il gol all’8° minuto subito da Hateboer non è neanche la prima occasione avversaria.

L’Inter nel primo tempo ha subito 13 tiri, subendo 1 gol: nel secondo tempo 3 tiri e 3 gol: sono segnali di una resa evidente, lampante sin dai primissimi minuti.

Spalletti ha responsabilità anche sull’aspetto psicologico? Certamente, anzi, questo è uno dei fondamentali degli allenatori a qualunque livello ma la responsabilità specifica dei singoli giocatori non può essere a carico dell’allenatore.

 

Non ci hanno neanche provato: 17 dribbling degli atalantini, appena 3 quelli interisti; 18 tentativi di assist per i padroni di casa, appena 6 per l’Inter: anche questi sono numeri chiarificatori di una squadra che non è neanche scesa in campo.

Opta ci segnala 3 tiri in più rispetto alla Lega Serie A: altro segnale che il problema è stato soprattutto di testa è dato dal numero dei tiri da dentro l’area. Dei 19 segnalati, sono ben 14 all’interno dell’area di rigore: è un numero che di solito si vede in contesti molto diversi, tra squadra (molto) grande contro squadra (molto) piccola.

3 di questi sono gol: 3 in una sola partita contro i 4 di tutto l’intero campionato.

(continua nell’ultima pagina)

 

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