#Atalanta-Inter 4-1: l’#Inter in gita (infernale) a Bergamo

Inter, è il momento...

I numeri secchi dicono che in questa partita l’Inter ha subito il 40% dei gol totali di questo campionato. Basterebbero questi, soprattutto l’ultimo, per farci riflettere un attimo e dire che l’Inter è stata troppo brutta per essere vera.

Per farci dire che lo sapevamo: la sconfitta sarebbe arrivata presto o tardi, così come sapevamo che sarebbe stata peggiore di quanto ci potessimo “augurare” (virgolette d’obbligo assai qua, visto che nessuno si augura sconfitta).

E, nonostante questo, l’Inter è arrivata a poco dal termine con un 2-1 che lasciava aperta una speranzucola flebile flebile: il 4-1 è persino troppo generoso per un’Inter in versione “gita” a Bergamo, ma il crollo “numerico” è nel finale.

Troppo particolare il periodo, dopo una partita così importante giocata in un modo così scriteriato (avete letto l’approfondimento tattico, sì?); troppo particolare la sequenza delle partite che non ha lasciato un solo giorno di relax mentale: Milan, Barcellona, Lazio, Genoa, Barcellona e adesso Atalanta, con i bergamaschi nel loro momento di forma migliore.

 

Punto in aggiunta: l’Atalanta ha giocato molto su alcuni aspetti negativi dell’Inter che su questo sito abbiamo evidenziato sin dal primo giorno e che Spalletti ha sottolineato nel post partita: “mi ha deluso la cosa che ci portiamo dietro da tempo, non riusciamo a mantenere la concentrazione e il livello di guardia e concediamo disattenzioni e metri agli avversari e ce la prendiamo comoda“.

L’avversario peggiore nel momento peggiore, l’inferno di Bergamo in un contesto in cui non c’erano forze mentali e fisiche per scendere in battaglia con quell’atteggiamento necessario in questo campo.

Da un punto di vista puramente razionale, forse sono tutte buone ragioni per considerarla un vero incidente di percorso, uno di quelli che ci si può buttare alle spalle con semplicità.

Da un punto di vista puramente razionale, forse sono numeri e argomenti che dovrebbero bastare per catalogare la sconfitta alla voce “fisiologica” e considerarla meno tragica di quello che è nel gioco e nel risultato: una sconfitta contro Empoli, Frosinone, Udinese o Chievo sarebbe stata decisamente peggio.

Troppo brutti per essere veri, quindi, per utilizzare una frase scontata e abusata.

 

Purtroppo l’Inter ruminerà sin troppo su questa sconfitta: se c’è una vera aggravante estranea a quanto visto in campo, è quella di una partita prima della sosta, con 15 giorni di chiacchiere, di giornali gongolanti, di polemiche, di Lautaro scontento, di Gagliardini bocciato, di Handanovic che para e del culo di Spalletti.

La combinazione sconfitta bruciante e pausa per le nazionali è qualcosa che ci risparmieremmo volentieri.

Il problema, quello vero, è mentale e si appiglia ai corsi e ricorsi storici.

L’anno scorso, dopo il 5-0 contro il Chievo l’Inter affrontò la Juventus e poi cadde contro l’Udinese e il Sassuolo.

Quest’anno la sconfitta bruciante è arrivata dopo lo 0-5 contro il Genoa: l’Inter dovrà riprendersi subito contro il Frosinone, perché altrimenti le partite successive potrebbero diventare roventissime, con Tottenham, Roma, Juventus e PSV che diventano decisive per il resto della stagione.

La cosa peggiore di questa partita, per me, è proprio questo senso di deja vu, questa paura strisciante, questi fantasmi che si riaffacciano di colpo: se lo fanno con noi, figurati se non lo fanno con i calciatori. E, scommetteteci, in questi giorni molti media ci ricameranno su: forma mica male di pressione sui calciatori, sempre troppo attenti a giornali, giornalisti e tv.

 

Il timore di Spalletti deve essere combattuto anzitutto dai calciatori stessi. Ribadiamo la frase (“mi ha deluso la cosa che ci portiamo dietro da tempo, non riusciamo a mantenere la concentrazione e il livello di guardia e concediamo disattenzioni e metri agli avversari e ce la prendiamo comoda“) per dire che è necessario che da questa partita l’Inter impari davvero qualcosa.

Anzitutto di sé stessa.

Impariamo qualcosa?

Le sconfitte esistono, ci sono e ci saranno sempre: fanno necessariamente parte di un percorso che si snoda per tutta la stagione, ed è necessario che da queste si impari qualcosa, che servano da lezione, insomma. E quel “troppo brutti per essere veri“, quel “non è poi la sconfitta più tragica“, non devono essere alibi, non devono servire per sgravare il peso dell’apprendimento… che non è mai una cosa semplice, non è mai indolore, non avviene mai su un terreno accessibile.

L’Inter deve prendersi sul serio, a maggior ragione dopo questa partita, e partire da una delle frasi odierne di Spalletti: “è una partita che ci porteremo dietro per imparare dagli errori e far sì che non risucceda più.

 

Non deve accadere più, non intendo la sconfitta… ma il modo di perdere. Accadrà nuovamente di perdere, lo sappiamo: non è questo il modo.

E da qui, da questa gita a Bergamo, parte un nuovo capitolo di questa stagione, il secondo, uno importantissimo, quello che ci racconterà moltissimo sulla crescita di questa squadra.

Questo è il momento di capire chi siamo: e il fatto che questo “momento” duri 15 giorni probabilmente servirà a darci misura ancora più precisa di quanto sia grande l’Inter di oggi.

Sempre che lo sia.

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