#AtalantaInter 4-1: cronache del dopo-bomba, pagelle

La (meno di) metà campo

 

BROZOVIC 4,5

Nel mare magnum dello sfascio nerazzurro c’è chi, quantomeno a fasi alterne, ha provato a rimanere a galla con un minimo di dignità.

Marcelo è uno di questi, anche se non comprende a sufficienza cosa gli accade attorno, visto il pendolo atalantino: si passa dal vuoto più totale perché l’Atalanta parte sempre dagli esterni, per arrivare a un improvvisa marea in mezzo quando c’è da buttarsi dentro l’area.

Brozovic non c’è mai, non arriva mai a sostenere la difesa, non aiuta a sufficienza: in parte per colpa delle distanze sbagliate, in parte perché entra e esce di testa dalla partita.

L’espulsione è una genialata di Maresca, una letterale invenzione che non trova nessuna giustificazione: in Serie A va così, se ti aggrediscono ginocchia alla gola la fai franca, se provi a fare una ruleta a proteggere il pallone ti becchi un giallo. Basta cambiare il colore di una delle due strisce verticali.

La sua posizione, però, sarebbe stata fondamentale nell’intercettare ingressi in area, cross, tagli in mezzo.

Partita no, ci sta: ce la dimenticheremo presto.

 

VECINO 4,5

Esce perché ammonito, non certo perché peggio di Gagliardini: ma nel primo tempo è un miracolo quando si vedono entrambi in campo.

Partita che certifica l’assunto: a certi ritmi l’Inter non può permettersi entrambi in campo, quale che sia la conformazione della squadra. Matias dal suo lato ci capisce poco, non riesce mai a sostenere la difesa, in attacco va senza grande convinzione e fuori tempo.

Il fatto che sbagli relativamente poco non è una attenuante: perché la sua presenza in campo può essere descritta con una sola parola, ovvero “fantasma”.

GAGLIARDINI 3,5

7 palle perse e 1/3 dei passaggi sbagliati: basterebbero questi numeri a descrivere una partita-horror che ha zero attenuanti. Zero.

Tra lui e Asamoah, in campo s’è dipanato un incubo che ci ha riportati alla memoria dei Kuzmanovic e dei Pereira… e lo dico con l’assoluta convinzione che i due attuali siano anni luce avanti ai due visti nel passato.

Se, però, dai quell’impressione è chiaro che il giudizio non può che essere ultra-negativo.

Un milione di chilometri percorsi durante i 90 minuti e ad ogni passo una certezza: che stesse correndo a vuoto. Se da quel lato è mancato spesso Perisic, a maggior ragione è mancato l’Interno che, invece di sostenere la diagonale di Asamoah, si schiacciava in mezzo senza alcun vero significato: una manchevolezza tattica, un errore di lettura generale che a certi livelli non ci sta né ci può stare.

Il senso di inadeguatezza trasmesso è il più lampante di tutti: se per gli altri trovi mezza giustificazione, un appiglio, un quid, un chissà, un forse, un “why-and-because” (per dirla alla Frengo), per Roberto non si riesce a trovare nulla di nulla.

Anche perché sui questi ritmi è improponibile, fa la stessa brutta prestazione dell’anno scorso, tanto che il giudizio può essere fatto col copia-e-incolla: “partite di questa intensità non sembrano fatte per le sue lunghe leve, lui è sempre in difficoltà[…]“: lo metti in campo perché importante come stazza e utile di testa, salvo poi accorgerti che probabilmente non ne ha presa neanche una e i duelli li ha praticamente persi tutti.

 

Nello specifico, su Freuler è ingenuo perché la mano lì non ci deve neanche stare: ma il fallo da cui nasce il terzo gol è un’altra “marescata” di cui non è colpevole.

Gagliardini è l’alter ego in mediana di D’Ambrosio, per cui il pensiero è perfettamente rispecchiato: in un contesto del genere un onesto mestierante come Gagliardini ci può stare ma, trattandosi di calciatore che rende solo se utilizzato più spesso, l’importante è fargli giocare poche partite, soprattutto meno complicate tatticamente, in cui il suo lo darà come fatto in tante altre situazioni.

Sic et simpliciter.

POLITANO 4,5

Da un lato Perisic ha sbagliato tutti i tempi di appoggio a Asamoah, dall’altra Politano ne ha fatti sì e no un paio: di malavoglia, senza convinzione e con una superficialità inaccettabili.

Dopo pochissimi minuti lo trovi già tutto spostato a sinistra: l’Inter perde il pallone e lui passeggia per il campo mentre dal lato di D’Ambrosio si scatenano le cavallette bergamasche. Non dico che in questi casi devi fiondarti dal tuo lato, ma quantomeno torna in mezzo a dare man forte ai compagni. Niente.

Sbaglia 7 passaggi su 23, perde quattro palloni piuttosto gravi, ma in generale dà la sensazione di uno che dopo 5 minuti aveva già finito la benzina.

Visto l’inizio di questa stagione gliela si perdona anche, figuriamoci: purché non diventi un’abitudine.

 

PERISIC 5

Nel complesso riesce a distinguersi quel tantino che basta per prendersi mezzo voto rispetto agli altri perché è l’unico che si propone sulla trequarti in mezzo con l’idea di controllare quella palla: dell’Inter è l’unico a vincere più duelli di quanti non ne perda.

C’è tanta corsa nella sua partita ma, come per Gagliardini, è spesso un correre a vuoto che non aiuta la squadra.

Va meglio nel secondo tempo ma sembra più per demerito bergamasco che non per merito individuale: lui è uno di quelli che dopo 10 minuti aveva finito la benzina.

Con l’Atalanta si vince sulle fasce: se si perde, e male, è perché le fasce non hanno funzionato. Neanche Perisic ha funzionato, anzi.

(continua nella pagina successiva)

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