#AtalantaInter 4-1: cronache del dopo-bomba, pagelle

Icardi, Spalletti e... Maresca

ICARDI 3

Il rigore non può servire da scialuppa di salvataggio: è quasi il minimo sindacale per un rigorista.

La partita di Mauro si può racchiudere in tre episodi, di cui due nel primo tempo.

La prima è una palla che gli arriva dalla difesa, lui prova a  darla di prima all’esterno di destra (che in quel momento, se non erro, era Perisic) salvo ciccarla malamente e incespicare su sé stesso.

La seconda è una palla che (finalmente, eureka!) protegge, prova a pulire andando verso la metà campo, salvo poi fare un talmente sciagurato passaggio verso il centro che va direttamente sui piedi dell’avversario scatenando l’ennesimo contropiede.

Il terzo è il gol del 3-1 in cui si lascia allontanare via da Mancini come fosse un fuscello: questo sì, non è mai fallo, e pertanto tu capitano dell’Inter, tu Mauro Icardi dal fisico statuario, non puoi né perderti l’uomo così né farti spazzare via come fossi polvere fastidiosa sopra il tavolo.

Una pagella più lunga di quel che avrei voluto, a dire il vero, perché è lo stesso concetto che ci suggerisce ad ogni sua prestazione sotto la sufficienza. Perché Icardi è questo: quando gioca male, in genere è malissimo.

Anche qui, copia-e-incolla dalla pagella dell’anno scorso: “ed è una di quelle che mostrano perché, in partite così, Icardi è un lusso, è un rolex sul braccio quando non riesci a pagare la bolletta della luce.

Se proprio Lautaro doveva essere, era al suo posto, non con lui accanto.

 

BORJA VALERO 5,5

Per 20 minuti sembra ridare all’Inter una logica e un senso, poi tutto gli naufraga attorno e lui non ha il “phisique du rôle” per mettersi la squadra sulle spalle e evitare il peggio: ad essere sinceri, non ho proprio idea di chi altri, fra tutti i calciatori del mondo, avrebbe avuto successo nell’impresa.

KEITA 5

Il suo ingresso ha una sua logica, e ammetto di non capire i tifosi che si appellano a Lautaro: come detto prima, per battere l’Atalanta devi vincerla sulle fasce, quantomeno fare sì che le fasce siano presidiate e attaccate per evitare gli assalti visti nel primo tempo.

Lui in parte riesce nel tentativo, peccato che l’eccesso di foga lo faccia diventare pasticcione: sbaglia, sì, un solo passaggio, ma perde 4 palloni inutilmente a causa di controlli poco reattivi e poco tecnici.

E dire che di tecnica ne avrebbe, eccome: quei tifosi interisti che non lo hanno visto in maglia laziale non conoscono ancora le qualità di Keita.

Solo che forse Spalletti deve cominciare a tarare il suo utilizzo.

 

Nella Lazio di Inzaghi era più seconda punta che esterno, visto che quel ruolo di fascia era più spesso ricoperto da Felipe Anderson, e lì si vedevano comunque tagli, corsa, tiro, capacità di smarcarsi in tempi rapidissimi, dribbling… ma in precedenza il suo ruolo da esterno sinistro era ricoperto con qualità e pericolosità di alto livello, almeno in Italia.

Ruolo, però, ricoperto con delle specificità: non è un’ala vera, non fa né il lavoro di Perisic né quello di Politano, non ha neanche la corsa o l’intelligenza tattica di Candreva. Insomma, c’è della logica nel suo cambio ma a quel punto meglio Candreva direttamente: perché le interpretazioni sono nettamente diverse.

Argomento, comunque, sul quale torneremo durante la sosta.

VRSALJKO 5

Entra sapendo cosa lo aspetta, eppure sembra sorpreso: eppure l’Atalanta del secondo tempo è una squadra decisamente più abbordabile di quella del primo.

SPALLETTI 3

Non gli faccio carico degli aspetti psicologici perché, per come la vedo io, i calciatori professionisti non dovrebbero avere il tutor mentale in panchina: certi stimoli devono venire da soli.

Gli faccio carico, però, di avere sbagliato approccio alla partita, di avergliela fatta interpretare male e di essere caduto nella tentazione di giocare sul terreno preferito di Gasperini: il tuo avversario può anche essere più debole ma, se lo affronti su percorsi che lui conosce meglio di te, soccombere è cosa facile.

 

Se per il Barcellona c’era la componente mentale da assecondare e, sì, forse era giusto prendersi qualche rischio ma trasmettere ai calciatori la voglia e il desiderio di giocarsela alla pari nonostante tutti i rischi del caso, con l’Atalanta non c’è attenuante: ad un allenatore devono bastare quei primi 5 minuti per suggerirgli di arretrare la squadra, far passare la mareggiata, farli correre e sfogare, per poi riprendere le fila del discorso.

A meno che non avesse chiaro, lui più di noi, che mentalmente e fisicamente non c’erano… ed è l’unico modo con cui spiegare il suo immobilismo nel primo tempo.

Se lo segni: contro l’Atalanta devono giocare i più tecnici, anche a costo di concedere centimetri e fisico. Tanto i duelli aerei li ha vinti quasi tutti la squadra di Gasperini: che senso ha, allora?

Ora, però, arriva il difficile: non potrà bastare dire “la mentalità che serve non c’è a sufficienza“, perché l’Inter deve ritrovarsi forte e compatta già a partire dal match contro il Frosinone… nome troppo simile a Pordenone: poi ci sono partite che, di fatto, potrebbero decidere la stagione in negativo: Tottenham, Roma, Jvuentus, PSV le prime quattro, ma a seguire anche quelle che reputo le più complicate mentalmente, ovvero Utinese e Chievo prima del match contro il Napoli.

Insomma, redini salde, tanto lavoro sulla testa e sulla convinzione generali (non quelle specifiche sulla partita, a carico dei singoli), perché il rischio è di aprire una maglia che ben conosciamo: un buco che diventa un baratro lungo un mese e mezzo di passione, da Frosinone a Napoli, senza dimenticare le “amiche” Empoli e Sassuolo poco dopo.

Insomma, Mister, vediamo quanto siamo grandi. Vediamo quanto ce le abbiamo grandi.

 

MARESCA 2

Il fischio ad cazzum lo avevamo potuto apprezzare già in questo campionato contro la Spal: non ci aspettavamo nulla di diverso. L’Inter fermata quando serviva all’Inter, Atalanta fermata giusto per dare una parvenza di equilibrio ai fischi.

I gialli ad cazzum idem.

Ma se non bastasse la prestazione durante i 90 minuti, 3 macchie ne decretano l’assoluta inadeguatezza a certi livelli, quantomeno se arbitra l’Inter perché è un atteggiamento “contro” che non si spiega in alcun modo se non con l’essere prevenuto.

Sul gol di Mancini, Miranda subisce un evidente fallo: lui non vede e il Var in quel preciso momento decide di morire sul colpo per poi risorgere poco dopo. Mi raccomando, continuate a usarlo tipo wrestling, ché tanto ormai abbiamo capito come deve funzionare.

La punizione sul terzo gol è un’invenzione bella e buona: Freuler si lascia cadere perché sa già che prenderà quel fallo, Maresca cede quasi voluttuosamente e assegna una punizione che non c’è.

Altra invenzione è l’espulsione di Brozovic.

Può un arbitro “contro” darti un rigore che probabilmente neanche tu avresti dato?  Come detto sempre, non è sui singoli episodi che si giudica l’operato di un direttore di gara. E basterebbe riguardarsi questa partita per capire cosa significa: io l’ho vista 3 volte e non ho il minimo dubbio.

 

TABELLINO

ATALANTA-INTER 4-1
PRIMO TEMPO 1-0
Marcatori: 8′ Hateboer, 46′ Icardi, 62′ Mancini, 89′ Dijmsiti, 93′ Gomez ATALANTA (3-4-1-2): Berisha; Toloi (55′ Castagne), Dijmsiti, Mancini; Hateboer, De Roon, Freuler, Gosens; Gomez; Ilicic, Zapata (70′ Pasalic). Allenatore: Gasperini
INTER (4-3-3): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda (70′ Vrsaljko), Asamoah; Vecino (45′ Borja Valero), Brozovic, Gagliardini; Politano (65′ Keita), Icardi, Perisic. Allenatore: Spalletti
Ammoniti: Vecino, Brozovic, Skriniar, Hateboer, Gagliardini, De Roon, Gomez.Espulso: Brozovic

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