#TottenhamInter: conosciamo l’avversario

Seconda parte

Kane è centrale in questo contesto: è un attaccante completo, universale, bravisismo in ogni fase d’attacco e soprattutto di sopraffina intelligenza tattica: è il suo movimento a consentire ai compagni di attaccare molto alle spalle degli avversari in velocità, situazione che l’Inter soffre molto, soprattutto con l’ultimo Asamoah che troverà in Son un avversario durissimo e sul quale dovrà applicare il massimo della concentrazione possibile.

Visto il modo di attaccare così stretto, quasi “a testuggine”, diventa fondamentale l’apporto dei terzini, soprattutto a destra di Aurier, vero e proprio centrocampista aggiunto e, in non insoliti casi, vero “regista laterale” della squadra a cui ci si affida per far defluire l’azione.

Il Tottenham di Pochettino è cambiato nel corso del tempo e, quando è stato necessario, ha rinunciato ad alcune di quelle specificità che avevano entusiasmato gli osservatori neutrali.

 

Anche contro il Chelsea, nonostante una prima mezz’ora di altissima qualità, non si è visto un ritmo altissimo, bensì ripartenze fulminee soprattutto, soprattutto con Son, argomento che lasciamo all’ultima parte dell’articolo.

La tendenza è diventata quella di rendere più lenta possibile la manovra dell’avversario, con un pressing mirato che spesso sfocia in diverse situazioni in cui davvero risulta impossibile giocare:

Notiamo, però, una cosa importante: in questo contesto (e mi piacerebbe prendere qualche immagine in più, ma fidatevi sulla parola!), il Tottenham non è organizzatissimo. Risulta asfissiante, questo sì, quelle volte che decide di alzare la pressione e intasare la manovra avversaria, ma al tempo stesso lascia spazio a errori individuali: se uno dei calciatori (in questo caso sono 4) sbaglia il tempo della sua pressione individuale, una corretta gestione del pallone da parte dell’avversario arriva a creare superiorità in mezzo e facilità in una fase di “transizione” (virgolette d’obbligo, visto che comunque non c’è perdita di possesso) in uscita dal pressing.

C’è da notare, confrontando le diverse partite viste, che le scelte di pressing non sono fisse, non sono decise per intero a tavolino: Pochettino lascia molto spazio ai suoi di scegliere a seconda del contesto di gioco. Provate a notarlo durante la partita: quando il Tottenham alza il pressing, i primi due lo fanno solo dopo aver dato quell’occhiata alle loro spalle indispensabile per capire come sono disposti i compagni di squadra. Con una sola eccezione: quando la palla viene scaricata sul portiere avversario, è abitudine del Tottenham alzare il pressing immediatamente.

 

Questo accorgimento, nonché l’aggiustamento in mezzo, ha consentito a Pochettino di potere ammortizzare parzialmente gli errori individuali, trovandosi con meno aree scoperte alle spalle dei centrocampisti: en passant, erano gli stessi difetti dell’Inter e la soluzione è identica.

Il Tottenham di questi ultimi mesi ha rinunciato a qualcosa in termini di possesso palla e precisione, focalizzando di più l’attenzione sul gioco dell’avversario. Quella squadra ammirata fino a qualche tempo fa, quella che difficilmente faceva compromessi con sé stessa anche a costo di subirne le conseguenze, ha lasciato spazio a un team più pragmatico ma per molti versi più efficace: era bravissima nelle ripartenze, adesso è diventata una delle squadre più temibili in circolazione in questo preciso contesto di gioco.

Gli Spurs di oggi risultano essere davvero camaleontici, “protetti” da una fisicità a tratti impressionanti.

Da questo punto di vista, chiaramente, occhio al gioco aereo, sia da fermo che su azione. Soprattutto Aurier è molto bravo a mettere in mezzo palloni dalla cosiddetta “terra di nessuno”, quell’incrocio tra trequarti e half space in cui è sempre complicato intervenire: Kane e Alli sono bravissimi, anche loro, a giocare alle spalle degli attaccanti.

Per l’Inter è una partita complicata ma comunque alla portata.

 

Sarà fondamentale l’apporto di Icardi in pressing, perché uno dei grossi limiti evidenziati dal Chelsea è stato proprio il costante isolamento di Morata, davvero lento e a tratti persino “disinteressato” alla manovra dei compagni: soprattutto su Alderweireld che è bravissimo nell’impostazione ed è, tra i difensori, uno dei migliori lanciatori in circolazione.

Sarà soprattutto il test più importante per il nuovo Brozovic, visto che il Tottenham ha letteralmente schiantato Jorginho, creando una vera e propria gabbia attorno: il centrocampista (naturalizzato) italiano viaggia a una media di almeno 95 passaggi a partita, contro il Tottenham si è fermato a 57. Gli è stato letteralmente impedito di giocare, con una marcatura totalmente dedicata, vecchio stampo, da parte di Alli: mi aspetto la stessa cosa contro Brozovic.

Jorginho ha provato a svariare ma non c’è stato verso: il centrocampista inglese lo ha seguito praticamente ovunque.

Nella prima immagine lo vediamo addirittura dietro Dier.

 

 

Nella seconda lo troviamo sempre e comunque in “zona Jorginho”, rimanendo comunque sopra la palla per impedire la ricezione del centrocampista del Chelsea.

Nella terza si può notare l’atteggiamento del Tottenham, davvero più “remissivo” in pressing di quanto non venga generalmente raccontato: i difensori del Chelsea sono liberissimi di impostare la manovra ma con un’unica via possibile, ovvero verso l’esterno, verso il terzino.

Inoltre, possiamo apprezzare come Son risulti sostanzialmente attaccante aggiunto accanto a Kane, mentre Alli si prende cura, in maniera morbosa, di Jorginho.

(continua nell’ultima pagina)

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