#TottenhamInter: conosciamo l’avversario

Ultima parte

Il motivo dei tanti aggiustamenti, del Son così centrale, sono da ricercare proprio in questa necessità di contrastare in mezzo il palleggio del Chelsea: cosa che fa anche l’Inter.

Brozovic sarà determinante, nel bene e nel male, pertanto dovranno funzionare bene le due catene laterali, soprattutto Asamoah dovrà essere impeccabile: negli ultimi tempi troppe volte gli scappano alle spalle e non è precisissimo nella gestione del pallone: il Tottenham potrebbe costringere l’Inter a usare più i terzini che Brozovic.

In tanti danno per titolare Lucas, a me pare sia più partita da Son, sinceramente.

Se gioca Lucas sarà più facile un 4-2-3-1 più standard, ma immagino che il prescelto sia Son perché garantisce una varietà tattica che con il brasiliano verrebbe a mancare: significherebbe comunque avere armi (Lamela e Lucas, per cambiare la partita da un momento all’altro.

Ammetto che, fossi Spalletti, sarei tentatissimo di giocare con un doppio regista confermando il 4-2-3-1, pertanto con Borja Valero in campo, oppure con più fisicità sulle fasce, con Keita e Perisic, chiedendo a Politano di fare il trequartista per creare difficoltà ai centrocampisti avversari, che soffrono questa specificità in mezzo. L’impressione, comunque, è che questa squadra sia ben disposta ad affrontare un 4-3-3 meglio di un 4-2-3-1.

Più probabile, invece, che Luciano decida di giocarsela senza perdere l’identità di squadra che tanto conosciamo: non scommetto neanche un centesimo sulla difesa a 3 (e sono un pessimo scommettitore, tra l’altro).

Quando c’è stato il sorteggio mi sono espresso senza alcun dubbio: è il girone più complicato delle italiane ma, al tempo stesso, è quello che lascia più spiragli perché sia il Barcellona che il Tottenham lasciano qualcosa in termini di giocabilità. Questo sulla carta.

 

La realtà ci ha raccontato di due allenatori molto più pragmatici e realisti di quello che la narrativa italiana ha lasciato passare. Valverde ha fatto buon viso a cattivo gioco, arretrando il Barcellona e impostando contro l’Inter due partite diverse dal solito, con baricentro e pressing più bassi: chi ha avuto il piacere (o la forza, o il coraggio: fate vobis) di sostare su queste pagine nei post partita ne ha preso anche consapevolezza visiva e statistica.

Idem Pochettino, ma con qualche piccolo particolare in più: gli aggiustamenti ci saranno, sì, ma ci sono alcuni aspetti che sono nel DNA degli inglesi e uno di questi è l’incapacità di gestire il risultato. Se l’Inter passasse in svantaggio non dovrà perdere la calma né cambiare l’atteggiamento, quale che sia:

Questo era il commento che ho lasciato su Twitter il 3 marzo 2018, durante la sfida Tottenham-Juventus: giusto 2 minuti prima del gol di Higuain, poi Dybala. La squadra di Pochettino, vada come vada, qualcosa te la concede sempre: un pessimo Chelsea ha avuto le sue occasioni anche in quella prima mezz’ora disastrosa.

Al Tottenham mancano diversi giocatori, tra cui un pericoloso Trippier. Ma quella decisiva è un’altra.

 

La mancanza di Dembélé è gravissima, perché il calciatore belga è, a mio avviso, il giocatore più importante di questa squadra, soprattutto se affronta avversari che possono tendere a pressare alti. Il belga, infatti, è uno dei migliori centrocampisti al mondo nell’operazione di “pulizia” della palla, nel riuscire a far diventare una fase di difficoltà difensiva sotto pressione in opportunità sulla trequarti, tra l’altro spesso concedendosi quel dribbling nei primi due passi che sono marchio di fabbrica e sostanzialmente immarcabili.

Insomma, se c’è uno spazio chiuso, Dembélé è la chiave giusta per aprirlo.

Il fatto che manchi, però, crea un paradosso di cui solo il calcio è capace: rende il Tottenham meno leggibile e meno prevedibile, dal baricentro più basso, meno manovriero, più predisposto a giocare in verticale, sia cercando Kane col lancio lungo per innescare i rimorchi costanti di Alli e Son, sia in rapidità alle spalle dei difensori proprio con i due trequartisti.

Contro il Chelsea ha tenuto relativamente poco palla, appena il 40%, con 380 passaggi circa di cui quasi il 20% di palle lunghe: davvero una enormità se pensiamo che mediamente ne realizza la metà (rispetto al possesso palla, non in termini di numeri assoluti).

Facile prevedere che uno tra Kane, Eriksen e Alli sia tra i “man of the match”, ma al momento la mia preoccupazione personale è verso Son, che ha mezzi tecnici e atletici per mettere in imbarazzo qualunque dei terzini schierabili dall’Inter.

 

La partita è fondamentale, perché una eventuale vittoria del Tottenham metterebbe i nerazzurri nella posizione più scomoda possibile: nel caso di sconfitta, meglio augurarsi un 3-2 o un 4-3 (non esageriamo oltre eh) perché almeno negli scontri diretti si manterrebbe il vantaggio: la classifica avulsa (sarebbe pari), la differenza reti (sarebbe pari), maggior numero di gol (sarebbe pari) e maggior numero di gol in trasferta (sarebbe vantaggio Inter) negli scontri diretti sono i primi quattro parametri in caso di punteggio pari a fine gironi.

Al resto dovranno pensare i protagonisti, con la voglia giusta, con la determinazione giusta: le parole di Spalletti, in questo senso, sono state perfette. Non c’è tempo per aver paura.

C’è bisogno di una notte da grande Inter: ne abbiamo voglia tutti, ce lo meritiamo dopo anni di patimenti, anni in cui abbiamo sperato, agognato un futuro fatto di queste sfide.

Il futuro è oggi, il futuro è stasera alle ore 21:00.

sostieni ilmalpensante.com

Indice

Loading Disqus Comments ...