Il racconto di #TottenhamInter 1-0

Seconda parte

Così come accaduto contro il Barcellona, l’uscita di palla sui centrocampisti e sui trequartisti non è quasi mai stata “pulita” da passaggi come si deve: l’Inter non ha usato una tattica attendista, si è semplicemente adattata ai propri errori individuali, tecnici e tattici.

Spalletti si è trovato di fronte a una scelta da fare: provare un suicidio in stile Chelsea o cercare di adeguare le caratteristiche dell’Inter all’avversario, pur mantenendone l’impianto.

Il possesso basso più lento è stato di entrambe le squadre, identico, con la differenza che per chi l’ha sentito da Di Gennaro loro erano bravissimi e gli interisti lenti, per chi lo ha sentito da Sky era un modo di controllare la partita da parte di entrambi.

IlMalpensante aggiunge, più modestamente, che tutte e due hanno provato ad allungare l’avversario per colpirlo in velocità, come vedremo nell’analisi tattica e nelle pagelle.

Per questa ragione Spalletti ha chiesto un pressing diverso: ogni volta che l’Inter ha provato ad alzarlo, il Tottenham ha aggredito gli spazi in velocità, potendo tra l’altro contare su un portiere che ha una qualità strepitosa con i piedi.

Non è “giocare di rimessa” come ho letto da più parti, ma una scelta basata sui pregi dell’avversario e i difetti dell’Inter: è sano realismo, di quel sano realismo di cui sono capaci molti tifosi, come dimostra il sondaggio del buon Santucci prima della partita:

(En passant, vorrei far notare la buona base di 1.246 voti: con poco più di 2 volte e mezza questa base c’è chi ci ha fatto due giorni di pubblicità sull’Inter squadra più odiata d’Italia. Eh, gli studi, quelli serii…)

 

Tornando a noi, il 65% dei tifosi interisti avrebbe preferito non aggredire l’avversario e la motivazione è facilmente rintracciabile nelle parole che ho scritto ieri per presentare il Tottenham:

Il Tottenham di questi ultimi mesi ha rinunciato a qualcosa in termini di possesso palla e precisione, focalizzando di più l’attenzione sul gioco dell’avversario. Quella squadra ammirata fino a qualche tempo fa, quella che difficilmente faceva compromessi con sé stessa anche a costo di subirne le conseguenze, ha lasciato spazio a un team più pragmatico ma per molti versi più efficace: era bravissima nelle ripartenze, adesso è diventata una delle squadre più temibili in circolazione in questo preciso contesto di gioco.

Ergo, regalare ripartenze al Tottenham è un suicidio scritto: chiedere delucidazioni a Sarri se avete qualche dubbio.

Ricordate sempre in questo articolo cosa dicevo? Portare male il pressing contro squadre di questo genere ti fa creare delle occasioni da rete dal nulla, io le chiamo “pseudo-transizioni”. La transizione è quella fase che succede immediatamente dopo la fase di conquista o perdita del pallone: per chi lo perde è negativa, per chi lo recupera è positiva.

Si tratta della situazione più difficile da allenare eppure negli ultimi anni è diventata la più importante da gestire, soprattutto dopo che allenatori come Mourinho, prima, e Guardiola, dopo, ne hanno dato caratteristiche di prim’ordine con interpretazioni diverse.

 

Chiaramente le transizioni non sono state “inventate”, ci sono sempre state: la differenza è che oggi sono allenate con una specificità che prima non esisteva.

Perché sono così speciali? Perché chi è in transizione negativa in genere non si trova mai nella conformazione ideale per proteggersi, avendo necessità di un certo lasso di tempo per riorganizzare la difesa: pochi secondi ma vitali. Per chi è in transizione positiva, invece, ci sono due scelte possibili: provare ad aggredire la squadra in difficoltà oppure “pulire” la gestione del pallone e consolidare il possesso.

In fase di possesso si corre un rischio: se si è disposti male, se non si sono fatte bene le marcature e/o le coperture preventive proprio per ammortizzare gli effetti di una eventuale transizione negativa, il rischio è di farsi prendere a sberle dall’avversario.

Quella che io chiamo “pseudo-transizione” (concedetemi la licenza poetico-calcistica) è quella situazione in cui il pressing avversario sembra averti messo in difficoltà, sembra avere avuto efficacia, ma tu sai uscirne talmente bene che la squadra in fase di non possesso si trova talmente disposta male da avere le caratteristiche tipiche di una squadra in transizione negativa.

 

Transizione negativa in fase di non possesso, dall’altra parte la transizione positiva in fase di possesso.

Guardiamo il gol subito dall’Inter.

Questa è la posizione di partenza e possiamo notare che l’atteggiamento è lo stesso di quello tenuto fino a quel momento della partita, fatta qualche rara eccezione: tolto Icardi, 10 uomini dietro la palla.

Nella seconda immagine si vede più chiaramente quello che vi ho raccontato ieri, ovvero di come Son e Aurier attaccano l’avversario, con il difensore ivoriano che diventa un centrocampista/ala aggiunto e Son che sosta in half space, senza dare riferimenti né a Skriniar né a Asamoah.

Quello che hanno provato a fare Tottenham e Inter è di “ingolosire” l’avversario al pressing, nel tentativo di recuperare palla più in alto possibile e avere meno campo davanti per le ripartenze.

 

In questo caso l’Inter si è fatta ingolosire, è caduta nel tranello di alzare la pressione: il primo a fare l’errore è Politano, che alza un pressing del tutto insensato.

Ne consegue che anche Perisic si lascia ingolosire creando qui tutti i presupposti della “pseudo-transizione”: tre uomini sopra la palla, ma soprattutto l’errore più grande di tutti: quello di un Asamoah che non legge bene la situazione complessiva e insegue Aurier oltre la trequarti:

Chi segue ilMalpensante da più tempo sa benissimo che questa situazione si è verificata molte volte, proprio con Asamoah e Vrsaljko, un po’ meno con D’Ambrosio: e sono situazioni in cui l’Inter prende gol o subisce pesantemente, vedi gol di Malcom contro il Barcellona e ammonizione di Skriniar contro l’Atalanta.

 

Quello che succede un istante dopo è chiarificatore.

Kane “tira fuori” anche De Vrij, D’Ambrosio è costretto chiaramente a accorciare, ma c’è anche l’errore, altro grossolano e ingiustificabile, di Politano che passeggia per il campo senza prendersi l’uomo, né Eriksen (che è il 23) né il terzino che avrebbe segnato al posto del danese se non avesse seguito l’azione:

(continua nell’ultima parte)

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