Il racconto di #TottenhamInter 1-0

Ultima parte

 

Se guardiamo dal laterale si capisce quanto l’Inter sia scompaginata: sembra quasi una situazione di transizione negativa, pur partendo da un non possesso palla: appunto.

Da dietro si vede anche meglio cosa significhi lasciare buchi e non essere adeguatamente coperti:

Ora potete continuare a lamentarvi del presunto errore di Brozovic e del mancato ingresso di Lautaro.

Spalletti ha impostato la partita per evitare questo genere di situazioni, letteralmente illeggibili e, per definizione, inallenabili a dovere: per questo si è spesso lamentato con i centrocampisti, soprattutto con Nainggolan e Politano ma anche, pur in misura minore, con Brozovic e Vecino.

Ecco la vera ragione per cui Spalletti ha deciso di abbassare il ritmo: perché l’Inter generalmente non gioca ad altissimi giri, mentre per il Tottenham si tratta del suo sentiero di guerra preferito. L’allenatore dell’Inter ha provato a portare l’avversario sul suo e per gran parte della partita c’è riuscito.

Ha impostato sulla compattezza e la solidità difensiva centrale: per questa ragione vedo molte meno responsabilità dell’allenatore di quelle che leggo in giro. Che colpa ha Spalletti se 4 calciatori fanno contestualmente delle scelte sbagliate, di cui almeno due folli? Che colpa ne ha, tra l’altro, se queste scelte disattendono quello che era un preciso quadro tattico?

Finché l’Inter ha seguito il piano tattico dell’allenatore ha retto l’urto: se qualcosa è andato storto è, come vedremo, per errori dei singoli, per uscite di palla davvero sconsiderate, per una gestione frettolosa delle ripartenze… anzi, ve ne faccio vedere una che somiglia alla situazione che ha portato al gol il Tottenham, ma a parti inverse e 20 metri più indietro, ma proprio per questo potenzialmente più pericolosa.

 

Di questi errori, di queste scelte sbagliate, di queste topiche imprecisioni in contesti di gioco che avrebbero potuto e dovuto evolversi in azioni pericolose, la partita ne è colma: parliamo di almeno una decina di situazioni simili.

Non sono per nulla poche.

Nonostante questo, nonostante errori in serie che hanno portato la precisione dei passaggi nerazzurri sotto l’80% (78%), soprattutto commessi in zone di campo che poi favorivano le transizioni positive avversarie, l’Inter ha tenuto botta e concesso il minimo indispensabile a una squadra come il Tottenham.

Squadra che oggi alcuni media descrivono come squadretta abbordabile, come avversario modesto, fino all’altro giorno ha schiantato una delle squadre più osannate di questi ultimi mesi, il Chelsea di Sarri. Schiantato, letteralmente: dal punto di vista tattico, tecnico e fisico.

 

Oggi Garlando sulla Gazzetta dello Sport: “Contro un Tottenham modesto, come quello di ieri a Wembley, l’Inter avrebbe dovuto imporsi, assaltarlo“, proprio come fatto dal Chelsea, mi raccomando.

Il Tottenham ha creato una manciata di occasioni nel primo tempo, giocando bene solo nei primi 10/15 minuti e per una frazione di tempo attorno al trentesimo, nella quale si è spento qualcosa nel cervello della squadra nerazzurra, incapace di gestire palla: forse è stato il momento in cui Nainggolan ha capito di non averne più e ha spento il motore.

Ma a parte questo, tiri davvero pericolosi solo da fuori area, tra cui la traversa: Kane ha tirato in porta una volta sola, ma per farlo ha dovuto “maradoneggiare” come se non ci fosse un domani.

Nel secondo tempo altra musica.

 

Cosa è cambiato? Nell’atteggiamento complessivo dell’Inter poco o nulla, perché la squadra ha continuato a difendersi come fatto in precedenza. Quel che ha dato il cambio di marcia è stata la capacità di gestire il pallone, notevolmente amplificata dalla presenza in campo di un ispiratissimo Borja Valero.

Anzi, se possibile ha difeso con un baricentro più basso, prova ne è che, nonostante un possesso palla più insistito da parte dell’Inter, i nerazzurri hanno sostato nella trequarti avversaria quasi il 3% in meno rispetto al primo tempo.

Perché è vero che l’atteggiamento conta moltissimo, ma attenzione, concentrazione, precisione e idee più chiare sono (molte più volte) molto più efficaci.

In questo secondo tempo persino più cauto per certi versi, l’Inter ha saputo costruire 6/7 delle sue occasioni da rete, alcune davvero ottime sciupate per altri errori individuali, tecnici e tattici.

Insomma, la narrativa onesta che si può tirare fuori da questa partita dice che l’Inter non meritava la sconfitta, che il Tottenham è stato imbrigliato bene e che, purtroppo, il gol subito esula dal disegno tattico dell’allenatore: liberi di credere, poi, che giocare 10 metri avanti avrebbe portato i nerazzurri alla vittoria, ma io raccomando sempre di fare la stessa osservazione a Sarri e chiedergli cosa ne pensa.

 

Adesso ci si ritrova nella situazione peggiore possibile, ovvero sperare che altri (i londinesi) facciano peggio, o altri ancora (i blaugrana) facciano il loro mestiere fino in fondo.

Ritrovarsi a giocarsela fino all’ultimo è comunque un approdo che, me l’avessero paventato dopo i sorteggi, avrei accettato più che di buon grado: per qualcuno è atteggiamento da perdente magari, per me è sano realismo.

C’è una possibilità, che non è così remota, in una situazione da “mani legate” che ha più di una attenuante: quarta fascia, girone durissimo (l’unico che non invidiavo era quello del Napoli), lista Champions limitata da regole che andrebbero riscritte perché evidentemente hanno disatteso le logiche che hanno portato al Fair Play Finanziario, mercato ancora relativamente limitato a scelte quasi obbligate (Nainggolan e Politano sono arrivati perché si è lavorato anche in uscita, De Vrij e Asamoah a zero, Vrsaljko e Keita in prestito: l’unico vero acquisto è Lautaro).

Sarà durissima e complicatissima, perché il PSV è stato battuto due volte non dal Barcellona ma da Messi: è una squadra tostissima che per cultura calcistica, etica e morale non si ritroverà a Milano con l’atteggiamento da turista.

 

Dall’altra parte le motivazioni possono essere determinanti: prima e dopo la sfida contro il Tottenham, il Barcellona avrà sfide complicate con Espanyol e Levante, con una situazione di classifica che non è quella attesa. È ragionevole ritenere che Valverde si risparmierà comunque qualcosa, mentre il Tottenham si giocherà la partita a mille.

Arrivarci però con la leggerezza che non dipende da noi può essere un vantaggio, così come può essere svantaggioso per il Tottenham avere tutto il peso della responsabilità: nel calcio i meccanismi psicologici sono spesso imprevedibili.

Non si tratta solo di una “impresa”; non si tratta di Kiev o Siena, non di Lazio… non solo. C’è qualcosa di più da fare, qualcosa di più da sperare: la bellezza di certe imprese, va detto, è borderline. E per questo sono a immagine e somiglianza dell’Inter.

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