#RomaInter 2-2: che spreco!

Seconda parte

I centrocampisti non sono mai stati efficaci da questo punto di vista, e nessuno glielo chiede, tanto che per la prima volta in nerazzurro si è visto un De Vrij nettamente in difficoltà nel controllo del suo avversario diretto: alla fine la sfanga lo stesso, ma tanta sofferenza perché spesso preso in velocità sul rimorchio successivo.

Tornando alla narrazione, in questa fase della partita, in questo primo quarto d’ora, l’Inter tiene palla per oltre 6 minuti, la Roma per appena 3 e mezzo: controllo della partita e del pallone, dicevamo, sì, ma per trovare una conclusione davvero pericolosa si deve aspettare il decimo minuto con Keita che tira da fuori ma troppo centrale. Poco, troppo poco per quello che avrebbe dovuto e potuto essere.

La Roma appena può ribatte: tre minuti dopo è Florenzi a imitare Keita, anche questo centrale ma più pericoloso visto che il tiro velenoso costringe Handanovic a una respinta in mezzo che Skriniar libera dalle grinfie di Schick.

Al 20esimo è Perisic che sfiora il gol di testa su un assist al bacio di D’Ambrosio (mi concedo l’unica anticipazione per le pagelle: è il migliore in campo).

L’Inter sale di livello, perde qualcosa nel controllo della palla ma guadagna in velocità: è uno di quei momenti in cui il pressing della Roma salta perché c’è sempre qualcuno che arriva con un attimo di ritardo e l’Inter è davvero efficace nel gestire scambi molto stretti.

Per comprendere il concetto e visualizzare uno dei più grandi difetti di Di Francesco, propongo due immagini. Dalla prima nasce l’azione che porta al tiro di testa di Perisic, in cui si può notare che nella fase di pressing si arriva al parossismo di un numero maggiore di romanisti nella metà campo interista per qualche istante (nell’immagine sono 5 e 5)… a possesso palla nerazzurro:

Una follia difficile da raccontare e da spiegare.

L’Inter non sempre ha trovato la chiave di lettura giusta, tanto da dovere chiamare Handanovic molto più spesso in causa: ben 37 passaggi, oltre la metà in più della media stagionale.

 

Quando, però, è riuscita, si è spesso trovata con tanto campo da attaccare, soprattutto con Joao Mario e Keita, talvolta con Borja Valero. Situazioni come quella di questa immagine non sono state insolite:

Pochi minuti dopo, un’azione che è summa di quanto abbiamo raccontato e anticipiamo un po’ di analisi per comprendere quanto l’Inter abbia sprecato al di là della specifica occasione da rete, creata o meno: sono più numerose le scelte sbagliate in fase di ultimo passaggio che non i tiri in porta (7).

L’azione è perfetta per spiegare buona parte della partita.

 

La Roma, appena può, riparte sempre con il lancio lungo, come al 25esimo quando l’ennesimo pallone lungo viene preso da Nzonzi (ma quanti ne ha presi?) che pizzica la palla contesa da Florenzi: arriva in corsa da fuori area Zaniolo che di interno prova a metterla all’incrocio.

Qui il primo blackout dell’Inter sul quale si fionda la Roma: a destra c’è un bello scambio Florenzi-Schick, con l’attaccante ceco che “si beve” De Vrij con una facilità disarmante e si fionda in area. Il colpo di tacco a chiudere il triangolo è splendido, Florenzi approfitta del secondo errore consecutivo di De Vrij che non si avvede del centrocampista della Roma in corsa alle sue spalle, e tira a botta sicura.

Il palo salva l’Inter e immaginiamo mandi in tilt Di Francesco.

Due/tre minuti di buio e poi l’illuminazione di Brozovic, di quelle che ti cambiano le partita: un “cucchiaio” dai trenta metri a trovare Icardi lanciato a rete, approfittando di una difesa piuttosto “naif” della Roma. Il capitano dell’Inter, però, si lascia ingolosire dal leziosismo e fa la cosa meno intelligente di tutte: prova una specie di “scavetto” che trova Olsen preparato.

Al 34esimo è di nuovo D’Ambrosio a fare l’assistman, sempre su cross dai trenta metri, stavolta per Keita che anticipa Santon ma tira su Olsen.

Nel momento migliore per l’Inter arriva il rigore negato a Zaniolo: Cristante trova il giovane romanista al limite dell’area, solo in mezzo a 5/6 difensori interisti. Il contatto con il piede di D’Ambrosio c’è ma Zaniolo commette un errore che vanifica l’intervento del Var: si lascia cadere, accentuando il contatto e rendendolo apparentemente meno importante.

 

Due i video in cui si vede che la caduta non è contestuale al contatto, ma successiva, con Zaniolo che trascina la gamba, facciamo vedere entrambi i video, focalizzatevi sui tempi di contatto e caduta:

Possiamo stare qui a discutere in eterno se ogni contatto in area va fischiato o meno, sul fatto che Zaniolo si lasci cadere poco o tanto, sul fatto che il contatto sia effettivamente determinante o meno sulla dinamica della caduta, ma nel piano della realtà che conta, la progressione del trequartista giallorosso è ostacolata dal piede di D’Ambrosio e il rigore doveva essere dato.

Un minuto dopo l’azione del gol dell’Inter.

I tifosi della Roma si lamentano di un possibile fallo di Perisic su Zaniolo.

 

Partiamo, però, dal fatto che Rocchi ha tollerato che sui colpi di testa i romanisti spingessero costantemente: Icardi le ha prese di santa ragione e Rocchi non ha fischiato nulla.

In questa azione c’è un chiaro fallo su Perisic che viene spinto ma Rocchi non interviene:

Successivamente la palla arriva a Zaniolo, contrastato da Perisic. La casistica può sembrare simile a quella del contatto Manolas-Icardi che vedremo, ma in realtà sono diversissime: qui Perisic è accanto a Zaniolo, è in posizione di poter giocare la palla e il contrasto “spalla-e-spalla” è legittimo: non c’è velocità, non c’è ritardo del calciatore e i due sono sullo stesso piano

 

È pazzesco leggere di lamentele su questo contatto e poi dire “spalla-e-spalla, tutto ok” su quello Manolas-Icardi.

L’Inter trova la transizione giusta, con Joao Mario sulla trequarti piazzato bene nonostante il tentativo di Rocchi di fermare l’azione:

La palla va a D’Ambrosio che sforna il quarto assist del suo primo tempo e l’ex-laziale mette la firma sul suo personale derby.

L’Inter pian piano si spegne, anche se la Roma si rende pericolosa solo su una invenzione di Rocchi che regala a Kolarov un tiro dai 30 metri, sempre pericolosi con il suo mancino: Handanovic salva.

Il primo tempo si chiude qui, con la netta sensazione di una squadra padrona del campo e del gioco, afflitta però dal suo atavico male di spegnere qualche interruttore all’improvviso e metterci troppo tempo per riaccendersi.

Nel secondo tempo decide di entrare già da spenta, per non fare la fatica di premere l’interruttore. E quello che succede al 51esimo è figlio di questa mancanza di concentrazione, lo vediamo nella terza pagina.

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