#RomaInter 2-2: che spreco!

Terza e ultima

Ricordate che ne abbiamo parlato tante volte? Quella situazione che si crea su una fascia interista, quando sale il terzino avversario e resta largo, mentre l’esterno trova il buco immarcabile nell’half space.

Una situazione che, tra gli esterni dell’Inter, difende bene solo Perisic che in genere si abbassa subito sul terzino, formando una linea a 5 e consentendo a Asamoah di scalare sull’ala… anche se capisco che dire una cosa positiva di Perisic in questo periodo mi fa sembrare un  componente dei #Perisicers: vi interrompo il ragionamento, perché comunque il voto sarà insufficiente e probabilmente da peggiore in campo.

Purtroppo, però, è quello che accade mentre da quel lato c’è Keita: Asamoah rimane indeciso su cosa fare, indicando a Keita (che non lo vede neanche) l’uomo sbagliato e non sale su Under.

Anche Skriniar si muove in ritardo, ma è il meno colpevole di tutti, così come Handanvic, che è impallato proprio dallo slovacco e vede in ritardo il missile di Under.

 

Il gol ha lo stesso effetto di un tappo di una bottiglia di spumante che salta dopo essere stata agitata a lungo: diventa folle come spesso succede tra Inter e Roma, come solo loro due sanno fare. È un continuo capovolgere dell’azione, saltano schemi ed equilibri, saltano le logiche del campo e diventa un costante uno contro uno su e giù per il campo.

Spalletti dà una mano alla follia mettendo dentro un Politano sintonizzato praticamente solo su una delle due fasi, mentre la metà campo boccheggia già da qualche minuto: Brozovic tiene ancora botta, Borja Valero annega e sparisce dal campo, Joao Mario prova a rendersi utile anche se spesso è in ritardo. Da uno di questi ritardi, però, nasce l’azione che genera l’angolo sul quale segna Icardi.

Brozovic prova una scucchiata in mezzo al campo per il portoghese che sfiora appena, la palla arriva a Santon che prova a “tombeggiare” tra Borja Valero e Joao Mario: un dribbling e mezzo fatto bene ma, si sa, ogni volta che Santon azzarda qualcosa succede spesso qualcosa… la sfortuna di Davide è quasi epocale.

Joao Mario gli recupera palla che finisce a Politano, scarico su Perisic che spreca: ma dall’angolo nasce lo splendido colpo di testa di Icardi.

Ti aspetti che l’Inter controlli qualcosa, che Spalletti intervenga a metà campo inserendo almeno Vecino, soprattutto perché la Roma ha aumentato nuovamente la produzione di lanci lunghi a cercare Nzonzi/Schick, l’Inter non ne prende più una e la dose di difficoltà aumenta. Errore di Luciano.

 

Di Francesco asseconda l’umore del match: esce Santon ed entra Kluivert, Florenzi si abbassa da terzino.

Il calcio d’angolo da cui nasce il rigore di Brozovic è un regalo dell’Inter: su un cross innocuo (ma non troppo) di Kolarov, Asamoah inspiegabilmente decide di mandare in angolo invece di spazzare via. Anche qui probabile fosse bassa la dose di concentrazione tradottasi in una mancata sicurezza sul piede debole.

L’applicazione del Var ci sta tutto, rigore sacrosanto: Kolarov insacca anche se Handanovic intuisce, ma il tiro è troppo forte.

Roma-Inter diventa una bolgia di ripartenze, squadre stanche e allenatori che l’assecondano. Spalletti prova a cambiare modulo, inserendo Vecino al posto di Borja Valero e Lautaro al posto di Perisic, con Joao Mario allargato a sinistra.

Purtroppo, però, l’argentino entra in campo con la voglia di un bradipo e risulta un fantasma, senza alcun apporto. Approccio che più sbagliato non potrebbe essere, almeno in una squadra in cui Spalletti ha dimostrato che l’impegno paga sempre: per referenze bussare ai Borja Valero e Keita dei mesi precedenti che giocavano manciate di minuti e che oggi sono stabilmente nelle rotazioni.

Ragazzo, ti voglio bene, ma così non va.

 

La partita si chiude con un altro errore clamoroso di Rocchi: D’Ambrosio si improvvisa Vecino e, dopo l’appoggio di Icardi, “strappa” la metà campo giallorossa con un attacco in diagonale: l’attaccante argentino taglia perfettamente per ricevere l’assist e viene travolto da Manolas. Il rigore sarebbe sacrosanto, compresa espulsione, ma anche qui la narrativa main stream non prevede che si racconti questo lato della verità:

Discutere su un rigore del genere è chiarificatore di una cosa: non comprendere appieno la portata del regolamento.

 

La partita si chiude con la seconda espulsione di Spalletti, reo di un gravissimo atto di intimidazione nei confronti di Rocchi: ha osato urlare “no no no” girandosi verso la panchina dopo una letterale invenzione dell’arbitro, per un fallo inesistente di Vecino su Nzonzi: il fischio ferma una ripartenza ghiottissima dell’Inter. Se guardate bene, è Nzonzi che inciampa sul piede di Vecino:

 

Il 2-2 non soddisfa nessuno, benché alla fine regali qualcosa a entrambe. La Roma riesce a galleggiare in una zona non troppo distante dal quarto posto, ovvero appena 5 punti e 9 dall’Inter che è terza al momento.

L’Inter fa buon viso a cattivo gioco e deve accontentarsi. Nell’arco di una stagione, pareggiare fuori casa contro un avversario come la Roma ci può stare… anzi, ci sta tutto e sarebbe da salutare come un buon risultato. L’essere arrivato in un contesto di match così impegnativi, in un ciclo così duro, dopo avere (immeritatamente) perso del terreno a inizio stagione, contro un avversario decimato dalle assenze e soprattutto dopo una partita in cui l’impressione di massima è di una superiorità piuttosto netta, macchiata da due black-out, uno nel primo tempo di qualche minuto, un altro decisamente più consistente, circa 20/25 minuti in cui hanno prevalso stanchezza e mancanza di lucidità.

 

Partita, però, in cui le assenze più gravi sono quelle della cattiveria giusta, della determinazione giusta e della maturità giusta per domare l’avversario nei momenti in cui  ha mostrato il fianco ed è rimasta in balia del fraseggio nerazzurro.

Insomma, una grande occasione sprecata proprio prima di Inter-Juventus: chiaro che ci si augurava tutt’altro. Anche perché i media, in servizio protezione-Juve permanente, hanno approfittato del periodo per seminare zizzania: quindi via coi mal di pancia di Miranda e Lautaro, le prestazioni di Perisic, le scelte di Spalletti.

Adesso tocca la Var e all’unico rigore mancante che val la pena raccontare, almeno per loro. Non si sa mai ci sia bisogno, occhio, di giustificare anzitempo eventuali nefandezze in stile Orsato… e dovrebbe toccare a Banti, altra garanzia. Ci portiamo avanti col lavoro anche noi, se permettete.

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