#RomaInter 2-2: pagelle, tattica e…

Parte seconda

 

La presenza della Roma nella metà campo interista è stata una costante.

Dal canto suo, l’Inter, di solito molto propensa al pressing alto, ha rinunciato a qualcosa, lasciando più spesso che fossero solo in quattro uomini a portare il pressing per costringere la Roma al rinvio lungo.

 

Può sembrare una tattica suicida, visto il rifugiarsi spesso sul fisico e sulla testa di Nzonzi e Schick, in realtà è stato proprio per evitare che il francese avesse il tempo di salire sulla trequarti nerazzurra e fare da riferimento, costringendolo ad abbassarsi e dare appoggio ai compagni in difficoltà.

Se shakeriamo per bene i due elementi, pressing della Roma e possesso dell’Inter, ci ritroviamo con un quadro piuttosto chiaro: ogni volta che l’Inter è riuscita a disinnescare quel pressing, lo spazio da sfruttare alle spalle dei centrocampisti era enorme. Delle voragini tipiche del 4-2-3-1 quando la difesa non ha il coraggio di alzarsi quei metri in più che sono necessari a tenere tutti compatti.

E chi legge queste pagine lo sa, perché è uno dei difetti più evidenziati all’Inter soprattutto con Miranda in campo.

Qui vediamo la contrapposizione Cristante-Borja Valero e Nzonzi-Joao Mario (anche sei centrocampisti interisti si sono cambiati spesso posizione), ma soprattutto quello spazio sia verticale che orizzontale che la Roma ha concesso all’Inter: in questa occasione la palla va a Borja Valero, Cristante è in ritardo e alle sue spalle c’è il nulla.

 

Per l’Inter si è trattato spesso di gestire la palla con pazienza, attirando la Roma in pressing e aspettando che qualcosa fallisse nel fragile meccanismo di Di Francesco: la presenza dei tre centrocampisti e dei piedi buoni di De Vrij ha agevolato il tutto… peccato che, poi, le scelte nella fase di ultimo passaggio siano state più spesso tragiche che felici, soprattutto dopo azioni portate su bene e anche piacevoli da vedere (ma, mi raccomando, dire sempre che l’Inter è squadra brutta, dal gioco brutto, e fisica e sporca e cattiva).

Per raggiungere lo scopo, Spalletti ha pensato a due soluzioni.

La prima è una quasi novità, almeno per come è stata fatta contro la Roma: se in passato c’è stato qualche accenno (mai portato con grande continuità), con i giallorossi è stata la costante: salida lavolpiana con Brozovic praticamente in mezzo ai difensori per gestire la palla e disinnescare il pressing giallorosso.

Il più felice di questa soluzione è stato D’Ambrosio che si è trovato a dover gestire una decina di possessi in meno, ma soprattutto di avere palla più in alto e con più campo davanti: non è un caso che sia stata la sua migliore partita della stagione.

 

Trovandosi i due centrali centrali buoni con i piedi e con Brozovic così basso, la Roma non sempre ha capito come muoversi, tanto da costringere Nzonzi ad alzarsi tantissimo per compensare la parità numerica mancante, necessaria nel pressing di Di Francesco.

Chiaro che in questo modo è facile essere preda dell’avversario, soprattutto quando l’Inter ha avuto quella manciata di occasioni in cui Icardi si è proposto in appoggio, consentendo un’uscita di palla più rapida: la Roma si è trovata impreparata.

Argomento, tra l’altro, sul quale non smetterò mai di insistere e credo che Spalletti faccia bene a rimarcarlo ogni volta che può: Icardi deve fare questo lavoro. Serve a lui e serve all’Inter, il gioco defluisce meglio, la squadra sale più velocemente, tutto risulta nettamente più piacevole e più pericoloso… anche se poi le scelte finali sono pessime.

 

Vada per la salida lavolpiana ma, a pressing Roma efficace si è innescata la replica di Spalletti, ovvero un piccolo adattamento al 4-3-3 che ha portato l’Inter a disporsi, in qualche frangente, col 4-2-3-1: Borja Valero si è abbassato per fare da secondo regista, Joao Mario si è adattato a destra o sinistra, a seconda delle necessità di palleggio nerazzurre.

Anche in questo caso, bella azione, bella uscita rapida: stavolta grande intuizione nell’ultimo passaggio ma finalizzazione da rivedere.

La scelta di pressing della Roma è stata costante per tutta la partita, a prescindere dal risultato e, anche qui, non sono stati rari i casi in cui si sono viste più maglie giallorosse nella metà campo interista a possesso palla nerazzurro.

Peccato che l’Inter abbia sfruttato poco queste situazioni. Quello che ha fatto le scelte migliori è stato D’Ambrosio che ha sfornato 5-6 assist di ottima fattura, almeno 3 meritavano di essere appoggiati in rete (oltre al gol di Keita), compreso l’ultima splendida intuizione per Icardi nel finale, quando Manolas decide di spedirlo sulla luna.

Dall’altra parte Asamoah è stato impreciso, così come Joao Mario, non lucidissimo nella fase di ultimo passaggio.

 

Dal canto suo, come detto prima, Di Francesco ha provato a sfruttare la palla lunga, tattica usata spesso anche da Spalletti nel suo ultimo trascorso giallorosso, anche se va detto che con Dzeko in campo è tentazione fortissima.

In questo caso non c’era Dzeko ma l’efficacia di Nzonzi e Schick è stata altissima: situazioni come queste (la palla è in alto, fuori dall’inquadratura) non sono state rare, anzi (ne vedremo un altro paio più avanti).

Situazione illeggibile e immarcabile per l’Inter, visto che a metà campo non ce n’era neanche mezzo buono per dare fastidio di testa. Quando la Roma ha potuto tenere palla e l’Inter si è abbassata troppo (ed è successo troppo spesso), la soluzione privilegiata era quella di cercare Nzonzi, spizzata e che dio ce la mandi buona.

Certe scelte di pressing nerazzurre sono state dovute proprio alla necessità di non arrivare a questo punto dell’azione romanista, per impedire, insomma, che Nzonzi si trovasse in quello spazio lì.

Con possesso palla romanista, però, all’Inter si è creato un altro problema: ovvero il gioco di Under in half space, con la salita di Santon sulla linea degli attaccanti.

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