#RomaInter 2-2: pagelle, tattica e…

Terza parte

 

Come detto ieri, l’Inter l’ha difesa bene con Perisic e male (malissimo) con Keita. Non è una difesa d’ufficio al croato ma la constatazione di una verità del campo: d’altra parte, nel corso degli anni Perisic, che nasce attaccante, ha affinato la sua disciplina tattica, ci sono 6 anni di differenza con Keita che è ancora, nella testa, attaccante puro e da tale si comporta anche se gioca da esterno.

L’unico attaccante al mondo che ha trovato in pochissimo tempo le misure per fare l’esterno puro, perfetto dal punto di vista tattico, nelle letture e nella copertura degli spazi è stato Eto’o, anno di grazia 2010.

Su Perisic ci torneremo a parte, giusto approfondire, ma rispetto a Keita ha mostrato una reattività diversa, coperture più puntuali sia a possesso palla consolidato sia a azione più rapida da parte dei giallorossi.

Va fatta una precisazione: Spalletti chiede ai suoi esterni di tornare praticamente soltanto se sale il terzino avversario. Tra gli esterni interisti, gli unici a fare copertura da “interno” sono Candreva e Perisic: nel caso in cui giochino entrambi è più il primo del secondo.

 

Come in questo caso, summa degli ultimi due discorsi: recuperi così da parte di Keita non se ne registrano. Vediamo l’immagine di partenza e lo svolgimento.

La seconda casistica è in caso di mancanza di uno dei centrocampisti, ma nel caso specifico non ho evidenziato nulla: mi riprometto di tornarci alla prossima occasione.

Dicevamo che si è creato, in partita, la difficoltà di leggere la posizione di Under, davvero molto bravo a trovarsi posto in quello spazio di nessuno in half space, dove è riuscito spesso a rubare il tempo ad Asamoah senza trovare adeguata copertura da parte di Keita, piuttosto tragico in queste letture.

Questa immagine è chiarificatrice anche di un altro aspetto. IlMalpensante preferirebbe che l’attaccante sia sempre seguito dal difensore, mentre il difensore avversario sia preso dall’esterno d’attacco.

Non tutti gli allenatori la pensano così e non sempre è comunque possibile: non è raro vedere che la copertura in half space sia fatta da un centrocampista o dall’esterno che “chiude” la linea di passaggio, mentre il terzino si allarga per prendersi il corrispettivo avversario. Questo lascia più campo all’esterno ma sembra dare più garanzie in mezzo.

Purtroppo a Keita queste letture sfuggono spesso, ritrovandosi spesso in mezzo ai due, facile da prendere di infilata o dall’uno o dall’altro.

 

Queste le casistiche, ovviamente, sulla trequarti: quando ci si trova a ridosso dell’area non ci può essere alternativa nelle scelte e l’esterno deve abbassarsi sempre. Se Keita giocasse così contro la Juventus e contro Cancelo sarebbe fatto a fettine nell’arco di 5 minuti e sostituito dopo 6: ma ho l’impressione che da quel lato rivedremo Perisic.

La mancata lettura del passaggio difesa-Under è stata costante, soprattutto è mancato il successivo seguire l’avversario diretto (quale che fosse) fiondatosi alle spalle di Asamoah, facciamo vedere un fermo immagine e un video:

La semplice constatazione dei fatti dice che con Perisic è andata molto meglio. Ribadisco che non si tratta di una “difesa d’ufficio” ma il semplice tentativo di spiegare perché Spalletti insiste in questa scelta: l’alternativa a Perisic non sono né Lautaro né Politano né Keita, bensì Candreva. Scegliete voi.

 

Con Perisic a sinistra, più preciso e con più tempismo in queste scelte, Asamoah ha avuto più facilità nel prendersi Under e seguirlo anche molto in alto se ne ha sentito la necessità:

 

Tra i due, è stato chiaro che Asamoah si sia sentito più a suo agio con chi gli ha concesso scelte inequivocabili e immediate, senza avere il dubbio che una eventuale mossa in anticipo si trasformasse, poi, in vulnerabilità della squadra.

Perché insistere su questo concetto? Perché il gol di Under arriva proprio da una casistica del genere: lui poi trova il gol che non ti aspetti, il tiro della domenica (che ha nelle corde), ma il principio è la mancata lettura della sua posizione, un errore combinato dalle scelte di Keita e Asamoah.

 

Abbiamo visto il fermo immagine nell’articolo precedente e lo ripresentiamo:

Qualche minuto dopo il gol e Keita commette lo stesso identico errore: Spalletti li inverte definitivamente e dieci minuti dopo toglie Keita.

 

Insomma, le due squadre hanno fatto di tutto per agevolarsi in qualche modo: per un difetto specifico, vedi l’Inter, oppure per una carenza sistemica, vedi Roma, l’avversario ha avuto la chance di fare del male. È mancata, come dicevo ieri, la cattiveria giusta, la determinazione necessaria per prendersi la partita: da questo punto di vista più demerito dell’Inter che della Roma, sia per le assenze dei giallorossi, sia per la classifica che per il tipo di opportunità.

Dal punto di vista arbitrale ci sarebbe tanto da dire ma ho fatto una promessa, giusto qualche accenno.

 

Il metro di Rocchi è stato incomprensibile: da una parte ha fischiato pure i respiri, dall’altra ha concesso gioco piuttosto rude, rendendo incomprensibile il metro arbitrale.

Cose del genere all’Inter non le ha fischiate, salvo operare scelte diverse dall’altra parte: i giocatori giallorossi si sono presto adeguati, per questo è risultata incomprensibile la “non scelta” sul contrasto Perisic-Zaniolo da cui scaturisce poi il gol nerazzurro: fin lì li aveva fischiato tutti o quasi quel genere di contatto, benché, questo sì, si tratta di contesa spalla e spalla.

Ai giallorossi ha inventato 3-4 falli niente male, i due più gravi sono quello inesistente su Nzonzi nel finale con l’Inter in ripartenza e superiorità numerica, e l’autosgambetto di Under da cui nasce la punizione-pericolo di Kolarov: un’invenzione da fuoriclasse.

 

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