#RomaInter 2-2: pagelle, tattica e…

Quarta parte

 

Sulla questione Zaniolo, in tutta la discussione spesa dai media manca una valutazione: la congruità della caduta rispetto al contatto. Per quanto si possa essere o meno d’accordo con la decisione, probabilmente Fabbri, che ha visto immagini nettamente migliori di quelle passate nel post-partita, ha comunicato a Rocchi che Zaniolo molto probabilmente si è lasciato cadere.

Chi legge queste pagine da tempo sa che sull’argomento mi sono espresso molte volte, pro e contro Inter: se la caduta non è congrua, non è contestuale, non appare perfettamente come conseguenza del contatto, l’arbitro avrà sempre il dubbio che il contatto sia meno determinante di quello che non è in realtà.

Ribadisco, a scanso di equivoci, che possiamo stare qui a dibattere sul fatto che ad ogni contatto debba esserci fischio e, in area, rigore: nel caso in questione, però, al di là del fatto che Zaniolo cada dopo il contatto, che si lasci cadere (il piede sinistro diventa “portante” dopo il tocco, non prima: ha comunque il tempo di poggiarlo per terra), non ci può essere dubbio che il rigore doveva essere concesso: solo, mi pare una grande macchinazione da prostituzione intellettuale mostrare il fermo immagine con il tocco di D’Ambrosio: un video chiarisce i dubb, focalizzate l’attenzione sul tempo occorrente tra il tocco e la caduta, come Zaniolo lasci lì la gamba trascinandola. A velocità normale è brevissimo, ma il Var vede un replay a velocità rallentata e questo può avere condizionato il giudizio di Fabbri.

 

PAGELLE

In versione ridotta, vista l’abbondanza di tattica.

HANDANOVIC 6,5

C’è chi gli riconosce, sul gol di Under, un torto che non ha: il tiro è piuttosto forte e, quando parte, è impallato da Skriniar. Al limite si può discutere sul perfetto piazzamento o meno, ma se poi Under avesse segnato sull’altro palo gli avremmo fatto pesare anche il passetto verso sinistra.

Insomma, tutti bravi col senno di poi.

 

Nella realtà dei fatti fa una sola grande parata, che è quella su Kolarov: poi altri interventi importanti, sì, ma non in assoluto difficilissimi, con Zaniolo protagonista.

Impegnato più del solito con i piedi, se la cava egregiamente.

D’AMBROSIO 7+ (MVP)

Spalletti gli dà una mano con la salida lavolpiana che lo sgrava un po’ dalle necessità tattiche di gestione della palla: alla fine tocca molti palloni, un po’ meno del solito, ma sono spesso tocchi a campo aperto e molto spazio da attaccare.

Lui si lascia ingolosire e sforna 3/4 cross al bacio che i compagni non sfruttano finché non arriva Keita a metterla in rete.

 

Splendida la progressione nel finale con l’assist millimetrico per Icardi che viene schiantato da Manolas.

Avrebbe persino meritato di più se non fosse che dal suo lato in un paio di situazioni non chiare non si riesce a evidenziare una specifica colpa e, pertanto, rimane nel calderone dei colpevoli, come nel caso dell’occasione gol di Florenzi che va sul palo.

DE VRIJ 6-

Insolitamente sofferente nei confronti di Schick, che spesso riesce a prendergli il tempo e impedirgli un confronto agevole: in qualche caso decide per la via remissiva e lascia spazio all’avversario.

Brutta, ma davvero brutta la clamorosa topica sulla destra da cui parte il palo di Florenzi: se non si trattasse di De Vrij ci preoccuperemmo.

Dal punto di vista della gestione della palla, la Roma lo costringe a giocare qualche pallone in meno: lui, come sempre, comunque sbaglia pochissimo e offre aperture e lanci da par suo.

Si sacrifica lui su Nzonzi, immolandosi dopo l’errore combinato sulla destra tra Asamoah e Keita.

 

SKRINIAR 7-

Quando va lui su Schick soffre tanto quanto De Vrij, segno che l’attaccante romanista è osso duro per chiunque.

Più impreciso del solito in fase di gestione della palla ma l’Inter si aggrappa a lui nei momenti di difficoltà: o ci pensa col fisico oppure la spazza senza pensarci su… e non sempre è un male, anzi. Rimane l’unico che fisicamente impedisce un po’ al duo Nzonzi/Schick sulle palle di fare la voce grossa nella zona della trequarti interista.

ASAMOAH 6-

Peccato, perché rispetto alle ultime uscite è un netto upgrade sotto molti punti di vista. Ma uno della sua personalità non può e non deve accettare che il suo compagno di fascia lo condizioni così negativamente: trattandosi di un giocatore navigato da un lato e uno piuttosto giovane dall’altro, le istruzioni avrebbe dovuto darle il primo, anche durante la gara.

Più a suo agio con Perisic, ma non sempre preciso, sia in difesa che in attacco, dove purtroppo fa 3/4 scelte di cross sbagliate che vanificano delle buone occasioni.

 

Il voto, però, è condizionato da due errori importanti: il primo è la leggerezza che porta al calcio d’angolo da cui nasce il rigore di Brozovic, avrebbe dovuto spazzarla di destro e invece si è rifugiato in angolo col sinistro; il secondo è un richiamo all’arbitro con contestuale “fermata”, mentre l’azione prosegue: inaccettabile a questi livelli, almeno inaccettabile all’Inter dove non basta alzare la mano per farsi fischiare un’infrazione. Capisco che sia abituato male, però…

BROZOVIC 6,5

In coabitazione con D’Ambrosio è il migliore in campo per circa un’oretta, in cui dispensa del gran calcio in fase di impostazione (pur con qualche leggerezza di troppo) e soprattutto una “tigna” pazzesca dal punto di vista dei contrasti: la corsa e la lotta buttata in campo è stata esemplare ed è l’unico interista ad avere un rapporto positivo tra duelli/contrasti vinti e persi.

L’invenzione scucchiaiata a Icardi è un gioiellino che, l’avesse fatta Cristiano Ronaldo, quelli del Corriere e della Gazzetta sarebbero andati a piedi nudi in pellegrinaggio con 7 palloni d’oro e in offerta un sacrificio umano. Solo che è Brozovic e passa in secondo piano.

Poi, però, spegne la luce, improvvisamente, e quel braccio largo lo condiziona terribilmente da lì a fine partita: il peso specifico è troppo condizionante all’interno di una partita.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...