#JuventusInter 1-0: giocata più che alla pari

Terza parte

Il merito va a Allegri che mette la toppa al suo errore iniziale e, in fase di non possesso, fa salire Pjanic a prendere Brozovic, che non riesce più a gestire palla come nel primo tempo e l’Inter tutta ne risente. Non solo, questo consente alla Juventus di alzare il pressing costantemente per la prima volta in partita, quasi con ferocia, sentendo l’odore della preda impaurita: la palla sbagliata da Miranda (se non fosse stato per due clamorosi errori, gran partita la sua) è solo la cartina di tornasole di quello che stava accadendo in campo.

Per 8-9 minuti l’Inter riesce a passare la metà campo con palla pulita solo un paio di volte. Ho letto tante accuse a Spalletti ma i miei appunti in quel momento segnano una frase con tante sottolineature: urge un cambio adesso.

Anche perché Matuidi su Gagliardini è chirurgico, ai limiti della perfezione in quel frangente, e in quella zona di campo l’Inter subisce la pressione bianconera.

E i cambi possibili erano 4.

Il primo, quello apparentemente più naturale, è di togliere Gagliardini.

Il secondo è di togliere Joao Mario che fin lì aveva fatto una grandissima partita di contenimento su Pjanic, che in tutta la partita arriverà a toccare solo 56 palloni, pochissimi con libertà d’azione.

Il terzo, ed è quello che avrei fatto io (impopolarissimo, lo so), era di inserire Lautaro per Icardi per saltare la metà campo e costringerli a correre indietro.

Il quarto era quello di inserire Borja Valero per Politano, mentalmente fuori dalla partita dopo il gol sbagliato. Lo spostamento di Joao Mario sugli esterni ha il senso del tentativo di riprendere in mano il controllo del pallone e far saltare per aria il pressing bianconero, perché l’Inter non stava più riuscendo a risalire con facilità, anzi.

Tenere Gagliardini aveva senso perché sarebbe mancato un colpitore (e l’Inter aveva sofferto praticamente solo su cross), così come per Joao Mario per gestire meglio la palla.

 

E il candidato era Politano perché dopo il gol è stato questo:

 

 

 

Fine.

Ora, possiamo anche avere negli occhi il buonissimo primo tempo di Politano e pensare che la sconfitta derivi tutta da questo cambio. A me appare chiaro, invece, anche rivedendola senza estrarre immagini, che la Juventus stesse proprio spingendo da quel lato e che tenere Politano non aveva arretrato il raggio di azione di Cancelo, anzi: non più, visto l’esondare bianconero proprio da quel lato.

Il portoghese era diventato ala aggiunta, consentendo a Mandzukic di accentrarsi diventando un attacco a 4 con Dybala largo dall’altra parte. Nell’analisi tattica ci focalizzeremo molto su questi 12 minuti.

Insomma, Spalletti interviene col tempismo giusto, c’è poco da recriminare. Possiamo discutere sul tipo di scelta, ma ragionare col senno di poi è facilissimo: la scelta è, invece, perfettamente calata nella realtà di quel particolare frangente di partita e nasce anche dall’errore di Politano, che lo mette fuori mentalmente.

Il gol che nascerà una decina di minuti dopo c’entra nulla con quel cambio: vederci collegamenti a me appare più l’esercizio di chi vuol trovare per forza colpe all’allenatore.

Più evidente, invece, che se qualcosa doveva accadere doveva per forza farlo da quel lato, perché dall’altro la Juventus ha fatto relativamente poco in fase di costruzione, pericolosa solo sulle innumerevoli leggerezze di Asamoah. Evidente che se l’Inter avesse preso gol con in campo quel Politano fuori fase, oggi gli stessi che gli rimproverano il cambio dell’ala magari lo avrebbero accusato di immobilismo e di non aver saputo leggere la partita.

C’è una sola vera controindicazione in quel cambio, a mio avviso: la mancanza di un uomo che salta l’avversario e che prova il tiro, magari su quella punizione poi calciata da Perisic.

 

Ovviamente le considerazioni “mettiallautaro” o “mett’a’keità” le lascio lì dove stanno perché non collimano con le esigenze del match.

Ribadisco, si può essere d’accordo o meno sul cambio, ma non c’è continuità tra cambio e gol, tra cambio e sconfitta, tra cambio e maggiore pericolosità della Juventus che, anzi, con l’Inter disposta diversamente ha dovuto rinunciare a qualcosa dal punto di vista del pressing, mentre i nerazzurri hanno ricominciato a guadagnare campo e il possesso palla si è trasferito 15 metri più in alto.

Basterebbe rivedere la partita (sono le 4 di notte mentre scrivo e, chiaramente, l’ho già rivista) o quantomeno rivedere quei 15/20 minuti del secondo tempo: con quel cambio ha disinnescato la Juventus, capace di creare appena un tiro di Ronaldo da fuori che finisce alto, ma che è generato da un errore in appoggio di Miranda con Gagliardini in ritardo.

L’Inter, dal canto suo, ha creato una palla gol per Perisic su cross di Vrsaljko.

Ma la cosa più importante è che l’Inter è ritornata perfettamente in carreggiata col possesso palla, facendo arretrare la Juventus.

Non è questione di quantità ma di qualità: meno possesso palla nerazzurro in questa fase, più bianconero, ma per la Juventus è un modo di rintuzzare gli attacchi interisti: la forza di questa squadra è anche in questa capacità di offendere difendendo, e di difendere offendendo.

 

Ce lo dice il campo: vi mostro le heatmap e le passmap dell’Inter tra il 45esimo e il 56esimo (la sostituzione arriva attorno a quel minuto), e tra il 57esimo e il 67esimo (il gol arriva attorno a quel minuto).

Basterebbe la heatmap per focalizzare le sofferenze interiste nella fase di possesso nella zona di Handanovic, la differenza di intensità tra l’una e l’altra proprio in quella zona di campo. Se non basta, andiamo con la passmap:

Notate come ci siano molti meno tocchi nella zona di Handanovic e come il baricentro “visivo” sia nettamente più avanti? Segno che la sostituzione ha sortito il suo effetto e aveva una sua logica perfettamente calata nella partita.

 

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