#JuventusInter 1-0: giocata più che alla pari

Ultima parte

Il momento è paradossale, perché la Juventus in quella fase iniziale “lascia” il possesso palla all’Inter, ma l’impressione è che sia  tattica voluta: perché così riesce ad alzare pressing e baricentro.

Queste, le due passmap dei bianconeri che, visto il cambio di atteggiamento tattico nel tentativo di recupero palla alto, possono apparire meno significative: ma basta guardare quanti tocchi mancano, tra l’una e l’altra, all’interno dell’ultimo terzo di campo interista.

Guardiamo però il flusso di gioco come è cambiato, come ci sono meno tocchi dentro l’area e soprattutto sulla destra nerazzurra.

Ora, ripeto, siete liberi di farvi trascinare dalle sensazioni lasciateci dal primo tempo, accomunando la sofferenza di quei 10/12 minuti a un evento successivo, il cambio, pastrocchiando il tutto col gol preso da destra.

 

C’è, a dire il vero, un momento in cui il pericolo si era persino mostrato in anticipo: una uscita indecisa tra Brozovic e Joao Mario che consente un cross in mezzo. Un cross non granché pericoloso ma che doveva servire soprattutto ad Asamoah per capire come muoversi su Mandzukic: anche in questo caso la leggerezza del ghanese è inaccettabile a questi livelli.

 

Peccato, per i sostenitori del “tutta colpa del cambio!” che anche con Politano in campo si era vista una situazione pericolosa, decisamente più pericolosa da quel lato con traversone in mezzo: azione che avevo volutamente omesso prima per poter fare l’accoppiata adesso.

Quando, pochi minuti dopo, parte l’azione del gol bianconero, l’occhio finisce subito nel mezzo perché so che l’Inter soffre questo genere di situazioni e, chi legge queste pagine, sa quante volte ci siamo dedicati a questo genere di analisi con l’avversario che riesce a “bucare” la marcatura alle spalle, a prescindere dal difendente.

Tanto che, con Cancelo che arriva sul fondo, avreste potuto sentirmi urlare “prendi Manzo! Prendi Manzo”: con annessa incomprensione di chi mi stava accanto in quel momento.

La palla è, sì, lenta ma è a rientrare e non ritrovo in Handanovic particolari colpe, non in questa uscita che non capisco come avrebbe dovuto e potuto farla…

Sul gol sembra esserci una responsabilità di Skriniar nel gestire la linea sulla palla di Matuidi a Cancelo, ma è tutta l’Inter a essere distratta dopo il fallo di Borja Valero su Pjanic: i nerazzurri si sono lasciati prendere dalle proteste di Bonucci e non si sono ricomposti in tempo. C’è da segnalare anche la distrazione di Vrsaljko, con Spalletti che urlava (50 metri più in là…) di prendere Cancelo.

 

Chiaramente l’errore di Asamoah è imperdonabile a certi livelli. Inaccettabile.

Il gol è un colpo durissimo per l’Inter, che smette di ragionare: l’unico a provarci è Borja Valero. La dimostrazione arriva un paio di minuti dopo il gol, con Skriniar che tenta un lancio improbabile per Icardi, troppo lungo e sballato.

Esce Gagliardini ed entra Keita ma l’Inter non risale più la china. Allora Spalletti ci prova con Lautaro per Joao Mario, 4-2-4 spintissimo che però sortisce un solo tiro di Lautaro Martinez da fuori area, sbilencio: scelta sbagliata.

Poco dopo è Keita che si fa deviare in corner un tiro.

Ma per l’Inter è poco, troppo poco: la reazione non c’è, la Juventus si compatta dietro e, di nuovo, concede palla all’Inter per sfruttare le ripartenze anche col subentrato Douglas Costa: altra fase di gioco in cui non ha paura a lasciare il pallino all’Inter per provare ad attaccarla in rapidità.

La partita si chiude mestamente con l’Inter che non ha più la forza mentale e fisica per dare l’ultimo assalto.

 

Conclusioni

Giocarsela alla pari e, anzi, farsi preferire ai bianconeri per larghi tratti è un merito indiscusso della squadra e dell’allenatore.

Per l’Inter questa sfida decideva relativamente poco, era solo un passaggio in più per testare la maturità della squadra: da adesso in poi il campionato offre solo il Napoli come scoglio importante, poi ci sono sfide complicate ma tutti i big match lontani. Insomma, dovrebbe bastare poter gestire i match storicamente più complicati.

La risposta c’è stata: dalla vittoria dell’Inter di Stramaccioni a oggi non si era vista un’Inter così autoritaria a Torino, così in palla, così titolata a vincerla anche.

Vale la considerazione d’apertura: per l’Inter questo è il primo vero anno di progetto, con l’assetto societario definito, un allenatore in sella e un mercato fatto quantomeno dignitosamente.

 

Manca qualità a metà campo e non si è ancora coperta l’atavico problema del terzino sinistro: queste sono le correzioni in corsa necessarie a gennaio, fermo restando dover capire le intenzioni di Perisic nella speranza che sia tutto rapido e indolore, partenza o permanenza che sia.

La Juventus a fine settembre aveva “rullato” il Napoli 3-1 a Torino: ieri per vincerla ha dovuto tirare il coniglio dal cilindro, con la cortese collaborazione nerazzurra, soprattutto quando l’Inter spreca tre chiarissime occasioni da rete: cosa che questa difesa non ti concede mai per tre volte, così chiaramente, in una partita.

Eppure ci si ferma sull’opinabilità (perché di questo si tratta, non di scienza) di un cambio. Non i meriti di una squadra e di un allenatore che vanno a Torino, contro la Juventus, chiara candidata numero 1 alla Champions League di quest’anno, a giocarsela alla pari.

Per la serie, facciamoci del male da soli… perché la strada è quella buona, buona davvero. Anche se le sconfitte bruciano sempre, figurati poi contro “quelli lì”.

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