#JuveInter, le pagelle malpensanti

Da Brozovic a Icardi

BROZOVIC 7,5 (mvp)

Non è la sua migliore partita per la qualità delle giocate, perché gli abbiamo visto fare cose migliori dal punto di vista delle “cose migliori” in partita.

Non è neanche la sua migliore partita in fase di non possesso, perché ci sono stati match in cui ha recuperato anche più di una decina di palloni.

In un commento su Facebook sottolineavo, però, che probabilmente questa è stata la partita più bella di Marcelo dal punto di vista della maturità, della tenuta mentale.

Gli errori si contano sulle dita di una mano monca, la precisione nella gestione del pallone è ai limiti della perfezione, la quantità di contrasti, tackle e scivolate a salvare situazioni scabrose ha dell’incredibile.

Se giocasse nella Juventus ne chiederebbero il pallone d’oro con tanto di prime pagine “ora tocca a lui, altro che Modric!”

A tanto arriva la consistenza di una partita in cui in molti ricordano l’intervento in spaccata a deviare un gol sicuro di Bentancur, ma della quale a me rimangono i tanti palloni fatti uscire oltre la trequarti nerazzurra a superare un pressing intenso dei bianconeri, come se niente fosse.

Il tutto risultando, costantemente, se non il più attivo come corsa, uno dei più attivi. Ma in questo caso è suo il contachilometri che ha girato di più:

 

Insomma, Brozovic ha superato l’esame di maturità a pieni voti.

Pienissimi.

Cum laude.

GAGLIARDINI 5,5

Una prestazione che per certi tratti è stata anche da voti più alti, soprattutto per l’impegno e la quantità di corsa, mostruosa ma non valutabile perché il dato parziale non ci viene fornito, e lui esce dal campo prima dei compagni.

Solo che sulla coscienza ha quel gol sbagliato, pesante, pesantissimo, a vanificare un fantastico inserimento che sinceramente vorremmo vedere di più.

Il motivo della larga insufficienza, però, è da attribuirsi anche a una certa difficoltà nel trovare la posizione in fase di impostazione, in cui subisce la rapidità e l’aggressività di un Matuidi dalle grandi occasioni: pochi palloni, pochi anche quelli sbagliati ma piuttosto pesanti.

E queste sono quelle situazioni in cui manifesta una certa inadeguatezza a certi livelli.

 

Vado un filo controcorrente e quel mezzo voto in più è spiegato con un motivo semplice ma necessario: se la Juventus non straripa a sinistra è perché Gagliardini c’è sempre: e questo è un merito indiscutibile.

JOAO MARIO 6,5

Vado assolutamente controcorrente con un voto più alto di quanto visto in giro, in qualche caso nettamente più alto.

Ho anche evidenziato perché: è stato l’unico a trovare la via giusta nella trequarti avversaria, ma si è speso anche in un lavoro di copertura davvero egregio su Pjanic: se il bosniaco ha giocato una delle sue peggiori partite dell’anno è chiaramente merito da ascrivere al portoghese.

A cui manca quel quid di determinazione in più, quella voglia extra di arrivare, quella (per abusare di un già detto e sentito e letto) ferocia di passare sopra gli avversari che si nota soprattutto quando c’è da tirare o inventare l’ultimo passaggio.

Insomma, cuce, ricama, svolazza, ma quando c’è da tirare fuori gli artigli…

POLITANO 6,5 (man of the match)

Non è perfetto nelle chiusure, tanto da richiedere un surplus di impegno da parte di un Gagliardini volenteroso.

 

Lui comunque c’è, molto più spesso del solito… ma il suo mestiere è altro: la palla di Gagliardini nasce da una sua azione, quella di Perisic disturbato da Icardi pure, ed è lui che ha sul suo piede preferito l’occasione giusta per dare alla partita un cazzotto di quelli buoni a inizio secondo tempo, quando fa male male male all’avversario.

Lo sbaglia, incredibilmente, ed esce dalla partita.

L’errore gli toglie quasi mezzo punto: troppo determinante, troppo importante e troppo pesante per non avere una incidenza importante all’interno di una prestazione individuale.

PERISIC 6

Altro voto ultra-contro corrente ma che, consentitemi di dirlo, è perfettamente in linea con le logiche delle pagelle malpensanti.

Che faccia un lavoro mostruoso in fase di non possesso ce lo dice anche il semplice dato numerico dei km percorsi: è secondo dietro Brozovic.

Ce lo dice anche una più-che-sensazione durante la prima visione, confermata da tutte le altre: da quel lato l’Inter soffre solo per gli errori di impostazione di Asamoah. Ci sono almeno 3 recuperi pazzeschi di Perisic che non sono evidenziati da nessuno perché la palla non finisce lì… ma se non finisce lì è perché lui ci mette la toppa.

Ma non è decisivo, direte voi.

Certo che non è decisivo, visto che non segna come l’anno scorso: ma il cross per Icardi che solo uno splendido Chiellini intercetta è suo, così come l’azione da gol in cui il disturbo arriva da Icardi, idem per il colpo di testa alto su assist di Vrsaljko.

Insomma, il suo lì davanti l’avrebbe anche fatto con dignità: sui sei attaccanti in campo non è stato il peggiore né il meno pericoloso. E in più si è reso utile, nei primi 20 minuti è stato anche il più intraprendente davanti… e chissà se il fatto che l’Inter abbia alzato il baricentro proprio dopo il 20esimo non sia in qualche modo condizionante per il croato.

E a questo punto subentra il discorso fatto in passato: si giudica la prestazione di Perisic in sé oppure le aspettative che si hanno sul calciatore? Perché a questo punto io scommetto più sul secondo caso, vedasi pagella della Gazzetta dello Sport che, a mio avviso, serve solo per mettere benzina sul fuoco e alimentare un caso che non c’è:

 

ICARDI 6,5

Entra ed esce dalla partita con fare sospetto. Partita in cui sono mancate le letture tattiche per aprire la difesa bianconera: un paio di contropiede con lui a insistere in mezzo, creando traffico e ingolfando la ripartenza.

Ma le due grandi occasioni escono dai suoi piedi: in una dimostra che ha ragione chi, come me, è convinto che un maggior gioco in appoggio gioverebbe a lui e a tutta la squadra, così come è accaduto quella mezza dozzina di volte in mezzo al campo; nell’altra forse è pure troppo altruista, ma Politano era oggettivamente messo meglio.

La tendenza è, pertanto, di premiare il merito più che evidenziare il demerito, anche se uno proprio non gli si riesce a perdonare: ma perché non lasciare a Perisic quella palla meravigliosa di Politano?

(continua nell’ultima parte)

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