#JuventusInter, analisi tattica e pagelle malpensanti

Introduzione

L’analisi emozionale post-partita di Juventus-Inter (che, se l’avete persa, la trovate qui) è stata insolitamente aderente a quello che è comunque emerso nelle rivisitazioni a posteriori. Chi sosta su queste pagine già da tempo sa che non è insolito rintracciare nuove verità raccontate dal match dopo una (o due… o tre…) rivisitazioni: non è questo il caso, visto che la partita si è dipanata già piuttosto chiara alla prima visione.

In questa occasione, pertanto, analizzeremo alcuni aspetti tattici, alcuni motivi per cui la partita si è svolta così come l’abbiamo vista.

La Juventus di quest’anno sta giocando un calcio diverso dal solito, basato su un concetto quasi insolito per Allegri che sta provando a sfruttare la forza e la velocità dei suoi tre attaccanti (quali che siano) per condizionare l’andamento dell’atteggiamento dell’avversario.

Questo disegno comporta che i tre davanti rimangano spesso staccati, nettamente, dal resto della squadra in fase di non possesso, partecipando poco e raramente alla fase di pressing se non a possesso palla consolidato dalla squadra di fronte.

In parte è un modo per risparmiare le energie a Ronaldo, ma il disegno prevede soprattutto di poter rimanere alti per sfruttare una transizione veloce innescata dai piedi buoni di Pjanic, Bonucci e Cancelo soprattutto.

Il paradosso è che la Juventus sembra meno convincente quando è in questa conformazione (vedi anche primi 20 minuti contro il Napoli), mentre è decisamente squadra più ostica e insuperabile quando riesce a giocare compatta con un pressing più alto, benché più dispendioso: il primo quarto d’ora (quasi) della ripresa contro l’Inter ne è la migliore rappresentazione.

Spalletti ha evidentemente voluto sfruttare questo atteggiamento bianconero, soprattutto provando ad abbassare un po’ di più Icardi e cercando costantemente di giocare alle spalle delle mezze ali bianconere. Ma, soprattutto, di giocare alle spalle di Cancelo che, come sempre fortissimo in attacco, ha palesato i soliti limiti in fase difensiva.

In fase di non possesso, interessanti poi le scelte di pressing. Spalletti ha individuato come necessario limitare le fonti di gioco bianconere, soprattutto Pjanic e Bonucci, chiedendo a Joao Mario un lavoro enorme soprattutto sul bosniaco: lavoro svolto con grande dedizione (pur non sempre preciso e costante), tanto da aver visto uno dei peggiori Pjanic di quest’anno, ma al tempo stesso rinunciando a qualcosa del portoghese che non sempre ha ritrovato, in fase di possesso, la posizione giusta per far male.

Quando lo ha fatto, la Juventus non ha trovato subito gli anticorpi giusti soprattutto quando ha giostrato alle spalle di Bentancur.

Gagliardini si è alzato spesso, tantissimo, mentre Brozovic ha pendolato tra una marcatura a uomo su Dybala e la necessità di salire su Pjanic quando è fallita la marcatura dei suoi compagni di reparto.

 

Dal canto suo, la Juventus, quando ha potuto, ha giostrato con calma provando a creare una condizione di superiorità numerica sulla sinistra, spesso occupata da tre o quattro uomini, in alcune fasi della partita anche cinque: la Juventus si è resa pericolosa quasi esclusivamente da quel lato.

Le 4/5 azioni più pericolose create, infatti, sono tutte da quel lato:

  • All’8° Ronaldo per Dybala di testa, da sinistra;
  • Al 10°, Matuidi gioca alle spalle di Politano, mette in mezzo e Brozovic intercetta: il rinvio di Vrsaljko è sbilenco e finisce su Dybala che calcia alto;
  • Al 36esimo azione pericolosissima con Cancelo che riceve da Matuidi dopo un’ottima uscita di palla bianconera: la palla in mezzo è perfetta per Bentancur che spara a botta sicura ma Brozovic si immola in versione Crocodile;
  • La prima volta che la Juventus si rende un po’ pericolosa dall’altro lato è quando Mandzukic prova di testa su un crossaccio di De Sciglio, tiro facile per Handanovic.

Per parlare del primo tempo: il gol, infatti, nasce proprio da quel lato. Non potendo contare sull’apporto di Alex Sandro (assenza pesantissima nell’economia del calcio bianconero), è Cancelo che si sposta a seconda delle necessità e delle opportunità che si possono creare.

Il match si è sostanzialmente svolto su questi temi, molto insistiti da parte dei due allenatori che hanno visto la possibilità di vincerla in questo modo: la Juventus alternando le fasi di pressing alto/basso, l’Inter giocando più veloce in transizione rispetto a quanto visto negli ultimi tempi.

 

L’Inter decide di partire col suo pressing più alto: con Cancelo ancora a destra, Politano può disinteressarsi di De Sciglio, mentre Perisic, col pallone ancora basso, è costantemente a uomo su Cancelo: Joao Mario gioca altissimo e prova a impedire la ricezione di Bonucci, mentre Icardi chiude le linee di passaggio su Pjanic.

Inizialmente la marcatura su Pjanic è un po’ più condivisa, tanto che non è insolito vedere Gagliardini sul bosniaco, almeno quando la Juventus è costretta a tornare indietro per il buon pressing iniziale dell’Inter.

In quest’ultima immagine è interessante notare, in alto a sinistra sul vostro schermo, la posizione di Dybala che viene subito intercettato da Brozovic, che ha giocato una partita fenomenale sotto ogni punto di vista: partita senza apparenti acuti ma probabilmente la migliore della stagione per sostanza, qualità, concentrazione, precisione e consistenza in fase di non possesso.

 

Con Cancelo dall’altro lato, invece, la marcatura di Joao Mario su Pjanic si fa più costante, quasi a tutto campo. L’Inter, però, ha necessità di bloccare Bonucci e, per farlo, spesso alza Gagliardini facendo sì che i due centrocampisti si trovino in posizione opposta a quella (teorica) di partenza.

In questa ultima immagine è evidente che si crea dello spazio alle spalle degli interni interisti, così come lo si è creato alle spalle di quelli bianconeri con palla nerazzurra: è il limite dei 4-3-3 che affrontano altri 4-3-3.

Matuidi e Joao Mario sono stati gli interpreti migliori in questa posizione, trovando spazi e modo per far uscire la palla verso l’attacco con rapidità.

Qui una delle complicazioni affrontate dall’Inter, con palla che viene dal centro (o da destra) per defluire poi sul lato debole agganciandosi proprio a Matuidi.

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