#JuventusInter, analisi tattica e pagelle malpensanti

Quarta parte

Ma è anche il cosiddetto “gioco delle parti”, quello impostato da Allegri con i tre davanti, soprattutto due, che coprono molto meno: se l’Inter recupera bene la palla, la ripartenza può essere micidiale. È un’arma che va sfruttata, ci sta anche, perché se fatto con continuità può portare l’avversario a restare più basso e cauto:

In questo video è chiaro il concetto di “vizio e virtù”, di valore e controindicazione dello stesso.

Se c’è un limite in quella sostituzione è dovuto alla mancanza di un tiratore e l’unico in grado di creare superiorità numerica, ma a quel punto ci si deve fidare di Spalletti nell’averlo visto forse più stanco e avendo necessità di preservarlo anche per martedì.

Perché “vedere” in quel cambio la creazione dell’autostrada per Cancelo è non avere visto la partita: l’autostrada c’è sempre stata, come abbiamo visto prima.

La Juventus è stata bravissima a crearsi le condizioni per averla, o con la superiorità numerica lì oppure, dopo, lasciandogli la fascia portando un attaccante tra Skriniar e Vrsaljko.

 

L’ho scritto nell’approfondimento post partita: se qualcosa doveva e poteva succedere era proprio da quel lato. Solo che in qualche occasione l’Inter ha trovato ora Skriniar (già visto), ora una buona chiusura di Miranda… che dovrebbe insegnare a Asamoah come si usa il corpo in marcatura a un avversario che ti ruba il tempo:

In certe occasioni non si prende gol per una chiusura fatta bene, come questa, oppure per un salvataggio in extremis… e solo gli dei del calcio sanno perché prendi gol nell’azione più prevedibile e più stupida di tutta la partita su quel lato, quando in precedenza ti eri salvato per il rotto della cuffia:

Se qualcosa era accaduto era da quella fascia: se qualcosa doveva e poteva succedere era da quella fascia. Ripeto, rivedendola ho il solo rammarico che Spalletti non abbia invertito i due esterni a fine primo tempo, risparmiando così Politano, perché De Sciglio è decisamente meno impegnativo.

 

Ma il gol non si prende per quel cambio: lo si prende per una dormita collettiva che parte da Vrsaljko (Spalletti gli urlava di prendere Cancelo), di Skriniar che tiene in gioco il portoghese e, chiaramente, di Asamoah che commette la nefandezza.

Sottolineo: l’azione nasce da palla ferma: Matuidi sta rimettendo in gioco dopo il fallo di Borja Valero su Pjanic. Azione da fermo… e, en passant, chi ha visto colpe in Joao Mario può rivederla dall’altra angolazione: casistica che abbiamo esaminato nella scorsa partita, gol di Under. In questo caso il suo ruolo è bloccare quella linea di passaggio, è piazzato bene.

I prodromi c’erano tutti, c’erano già stati e Spalletti ha provato a metterci la toppa: a me, da tifoso, fa male più l’aver preso gol su una distrazione collettiva che non per un cambio opinabile… che io non mi sento di opinare per tutto quello che abbiamo visto prima: Juve fortemente sbilanciata a sinistra, con quasi tutti i pericoli creati da lì; Juventus padrona del pressing e molto più alta in quella fase; fatica a uscire il pallone; mancanza di lucidità nelle chiusure da quel lato nel secondo tempo.

Conclusioni

L’Inter avrebbe meritato di più e su questo c’è una considerazione praticamente unanime, anche da parte juventina, benché pure per loro ci sia il rammarico di qualche occasione gol, soprattutto nel primo tempo: solo che si tratta di occasioni meno nitide (Bentancur salvato da Brozovic a parte) delle tre nerazzurre con Gagliardini, Perisic e Politano.

 

Fa specie, a dire il vero, il processo sommario a Spalletti, soprattutto rivedendo il film del match, preparato benissimo. L’impressione è che abbia visto un calo più fisico che mentale, e quello che è accaduto dopo sembra dargli ragione… ma non ci voleva neanche molto a capirlo, perché chi vede l’Inter ad ogni partita sa che ultimamente si sta calando parecchio dopo l’ora di gioco: quando ha dovuto inserire prima Keita e poi Lautaro, l’Inter non ha più avuto le forse fisiche per risalire il campo, tanto che ha letteralmente smesso di giocare se non per qualche fiammata e poco più.

Non ne avevano più ed è probabile che Spalletti l’abbia visto prima di tutti, provando a inserire un uomo che controllasse di più la palla: Keita e Candreva non avrebbero inciso da questo punto di vista; togliendo Gagliardini, invece, avremmo perso un colpitore di testa, situazione in cui la Juventus è pericolosissima.

Poi ognuno è libero di pensare che ci fosse l’alchimia giusta, o che magari era solo quella di lasciare tutto com’è: in diretta, come scritto sabato, a me non sembrava affatto. Rivedendola ne ho solo avuto conferma.

Chiaro che con la Juventus non puoi permetterti errori come quelli, sommati, commessi nell’azione del gol bianconero: sono distrazioni che non puoi concederti a certi livelli. Ma rimane una prestazione di altissimo profilo che non può essere smontata dall’ansia e dalla furia devastatrice che il dna morattiano fa venir fuori in noi tifosi appena possibile.

 

L’Inter è andata a giocarsela alla pari allo Stadium come succede rarissimamente, come è difficile vedere da quelle parti. La Juventus ha segnato un solo gol, che in campionato era accaduto solo contro il Genoa: le altre tre occasioni in Champions League con United e nella partita più che controllata contro il Valencia.

E, consentitemi, a poco vale il pensiero che ho letto più volte: “siamo l’Inter”, perché quando leggo queste cose mi viene da chiedere dove siamo stati negli ultimi anni in cui questo “siamo l’Inter” è stato ribadito nonostante i Pereira, i Gargano e i Rocchi in campo.

Possiamo comunque vedere tutto nero e tutto storto, focalizzarci sui 14 punti di distacco dimenticando che è la Juventus a fare campionato a sé; possiamo anche guardare all’anno scorso, l’Inter era prima alla quindicesima giornata e oggi ha 10 punti in meno.

Sembra un abisso ma, se guardi il resto della classifica sono tutte in difetto, si salva solo il Napoli a -3, mentre le dirette concorrenti, Lazio e Roma, sono rispettivamente a -10 e -14. Solo il Milan recupera, ma era difficile fare peggio dell’anno scorso con Montella.

 

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