#InterUdinese 1-0: qualcosa è cambiato

Seconda pagina

 

Dopo più di 35 minuti di partita, il sunto è tutto lì: l’Inter prende possesso di campo e pallone, giostra e gioca anche con una discreta piacevolezza nel fraseggio, ma non riesce a sfondare centralmente. Da questo punto di vista, le assenze di assaltatori come Vecino e Nainggolan si fa sentire eccome.

L’Inter a metà campo palleggia che è una meraviglia in alcuni momenti del match, con Brozovic, Joao Mario e Borja Valero che parlano tutti la stessa lingua, tutti potenziali registi, tutti dal piede educato e dalla propensione al fraseggio corto.

Caratteristiche che dovrebbero consigliare di insistere centralmente ma purtroppo l’Inter non lo fa: un po’ perché mancano gli appoggi degli esterni, che rimangono a metà strada o troppo larghi, un po’ perché quando l’Inter riesce a superare la barriera bianconera, l’ultimo passaggio si rivela spesso disastroso.

 

In effetti sono costretto a correggermi in tempo reale, perché mai come questa volta alcune scelte dell’ultimo passaggio si sono rivelate interessanti. Purtroppo, però, le scelte fatte da chi avrebbe dovuto ricevere il pallone sono state spesso sbagliate: scatto in profondità quando si doveva accorciare e giocare corto, o viceversa; scatto sul primo palo quando ci si doveva staccare dal difensore e portarsi più in mezzo, o viceversa. Per citare solo due delle casistiche più frequenti che hanno visto, in positivo, Vrsaljko, Joao Mario, Borja Valero, Keita e Politano (gli ultimi due in versione assistman), mentre in negativo Icardi, Keita e Politano (stavolta in versione finalizzatori).

Soprattutto sui cross si è consumata una quantità sterminata di scelte sbagliate dal punto di vista dei movimenti

 

Soprattutto Vrsaljko, dopo un iniziale tentennare difficile da comprendere (in generale: più avanti forniamo una possibile spiegazione), si è preso la fascia con personalità e coraggio, facendo una partita arrembante che lo ha visto protagonista di molte discese sul fondo e una dozzina di cross messi in mezzo, di cui almeno la metà davvero di pregevole fattura come non si vedevano da tempo: tutto sfruttato malamente là davanti.

Nel primo tempo, l’Udinese non ci capisce nulla, anche perché l’Inter non cede alla tentazione di farsi prendere dall’ansia post eliminazione e gestisce con calma il possesso palla… forse anche con troppa calma. Vale lo stesso discorso del tweet iniziale: bene il non farsi prendere dall’ansia all’inizio, ma c’era da aggredirla prima e con più decisione.

Il segnale di una squadra nel pieno controllo di sé e delle proprie emozioni ha, quindi, sfaccettature positive ma anche negative: l’Inter sembra metterci anche tanto di voluto in questo atteggiamento.

 

Tanto che, a fronte di una mole di gioco a tratti spaventosa, di un predominio territoriale indiscusso e indiscutibile, di una Udinese lasciata senza neanche la possibilità di creare mezzo pericolo là davanti perché, anche in caso di errore, le scelte di De Vrij e di Skriniar hanno rasentato la chirurgica perfezione, le occasioni vere sono state più che latitanti.

Nei primissimi minuti l’Inter è tanto, ma tanto tanto possesso palla: 8 minuti di possesso a fronte dei soli 3 dell’Udinese. Ma è un possesso palla a cui manca qualcosa, soprattutto per la posizione dei due interni di metà campo, Joao Mario e Borja Valero.

In questa conformazione c’è qualcosa che non quadra ed è facile da spiegare… e mi scuso se è una ripetizione di quel che avete letto oggi su La Gazzetta (ah no? Strano!): i meccanismi di attacco da destra sono molto diversi da quelli della catena di sinistra. Dal lato di Vrsaljko abbiamo visto spesso sovrapposizioni dell’interno, o senza palla a seguire l’attaccante, oppure alle spalle del terzino quando Politano si è preso l’half space lasciando il terzino più largo: che fossero Gagliardini o Vecino (ricordate il gol di Icardi nel derby? Ecco!) i movimenti sono quelli, ma non sono pasta per Borja Valero.

In questo frangente di gara, l’Inter crea tanto potenziale, gioca e cuce ma arrivata alla trequarti si perde. L’unica occasione è al 6° minuto, Joao Mario non trova Icardi in mezzo all’area, ma la palla finisce a Politano che la rimette in mezzo bella, forte, tesa, rasoterra per l’argentino che però viene anticipato di un soffio.

 

Solo che tra quel che crea Borja Valero e i movimenti di Vrsaljko e di Politano non c’è immediata sintonia: quelli gli scappano quando devono appoggiare, appoggiano quando dovrebbero scappare.

Una, due, tre, quattro, cinque volte in pochi minuti.

Spalletti capisce l’antifona e inverte i due interni poco prima dello scoccare del minuto 10 e tutto sembra quadrare all’improvviso: l’Inter gioca meno palloni, sbaglia qualcosa in più, ma la manovra si fa più veloce e più coerente con le caratteristiche dei singoli, qualcuno dei quali (soprattutto Borja Valero) prova a osare qualcosa di più, sbagliando inevitabilmente qualcosa di più.

La soglia dell’errore si sposta 10/15 metri più avanti e, da quel momento in poi, sono più sbagliati i movimenti finali che non i cross o i passaggi in profondità… il che è, tutto sommato, anche una discreta novità rispetto al passato.

Di fronte a tanto cucire, però, le occasioni latitano: ma non è un problema di “gioco che non funziona”.

Al 21esimo è Icardi che sfiora il gol di testa su calcio d’angolo.

 

Al 24esimo splendida combinazione tra Joao Mario e Vrsaljko, che quasi cadendo riesce di tacco a servire il portoghese che va sul fondo dentro l’area e scarica dietro, ma Keita stringe troppo verso la porta sbagliando. La palla finisce sui piedi di un Fofana che giganteggia nello scegliersi posizioni inutili ma che poi si rivelano buone per gli errori interisti: giganteggia talmente tanto che sbaglia il passaggio successivo, palla a Politano che viene steso proprio dal centrocampista ivoriano.

Abisso qui fa una scelta più che discutibile, dando il vantaggio perché la palla finisce sui piedi di Borja Valero. La norma del vantaggio ha delle caratteristiche precise: non è una vera e propria regola, ma rientra nei poteri discrezionali dell’arbitro.

(continua nella terza pagina)

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