#InterUdinese 1-0: qualcosa è cambiato

Terza pagina

Tra i poteri e doveri dell’arbitro, nel regolamento si dice esplicitamente:

[Il vantaggio] consente che il gioco prosegua quando un’infrazione viene commessa e la squadra avversaria del colpevole trarrà beneficio dal vantaggio e sanziona l’infrazione se il vantaggio previsto non si concretizza nell’immediatezza o entro pochi secondi.

Più avanti, tra il Q&A:

L’arbitro deve lasciar proseguire il gioco in presenza di un’infrazione, nei casi evidenti in cui ritiene che interrompendolo risulterebbe avvantaggiata la squadra che ha commesso l’infrazione stessa. Qualora il presunto vantaggio non si concretizzi nell’immediatezza (entro 1-2 secondi), l’arbitro interromperà il gioco e punirà l’infrazione iniziale. Sia che interrompa il gioco o no, l’arbitro, se necessario, dovrà comunque assumere l’eventuale sanzione disciplinare del caso.

Perché insistere sull’argomento? Perché in questo caso, così come nel secondo tempo, quel fallo è commesso poco oltre i 20 metri dalla porta, sul centro destra: il vantaggio non si concretizza in una azione più pericolosa e, pertanto, l’arbitro avrebbe dovuto fermare il gioco per una punizione interessante e ammonire Fofana, così come nel secondo tempo Behrami.

Chiaramente Abisso non ammonisce né Fofana né Behrami.

 

 

Al 30esimo minuto è Asamoah che finalmente si lascia alle spalle gli errori e le prestazioni delle ultime, affronta il suo avversario diretto, ter Avest, e va sul fondo: il cross non è granché ma la deviazione di Stryger Larsen lo rende un tiro in porta che Musso respinge di piede. Il tiro successivo di Brozovic da fuori area è lento lento.

5 minuti dopo è di nuovo Asamoah che crossa in mezzo da una zona dalla quale io inibirei il cross (poco sopra l’altezza della riga dell’area) ma che risulta pericoloso: purtroppo, però, Icardi e Keita erano rimasti fuori area e all’interno erano rimasti 3 dei sette nani: Borjalo, Mariolo e Politanolo. Il pallone finisce sulla testa del primo e, chiaramente, il tiro risulta inefficace.

Dopo tante azioni destrorse, l’Inter incide anche a sinistra. Asamoah supera Behrami con un dribbling di tacco (il vizio non toglierlo mai, giusto?); Behrami fa fallo ma la palla finisce a Borja Valero, solissimo mentre Fofana decide di giganteggiare in una zona di campo inutile dieci metri più al centro dove non c’è neanche l’odore di un interista: Keita fa il movimento giusto nell’half space giusto, Borja Valero inventa un esterno delizioso per l’attaccante interista che spara a colpo sicuro senza guardare la porta.

Il tiro è interessante ma un po’ troppo centrale: Musso devia in angolo.

 

Per amore di precisione, perché non vorrei che mi consideraste un nemico della Gazzetta che vuole solo dargli addosso, ho evidenziato la posizione giganteggiante di Fofana, rapportando la sua posizione a quella degli interisti a lui più vicini.

Se qualcuno pretendesse l’uso del concetto “succo di limone”, ovvero sintetizzare i concetti espressi dal match con le sole occasioni da gol vere, questa e quella di Icardi su angolo sono le uniche vere occasioni chiare e limpide.

Poco, pochissimo se rapportato a quanto prodotto dall’Inter. Un primo tempo caratterizzato da una prestazione sontuosa di Brozovic e Joao Mario, ma buona di Borja Valero e Vrsaljko, con i due centrali di difesa che mettono toppe e rappezzi fondamentali in 3/4 occasioni.

Nel secondo tempo il ritmo si abbassa vertiginosamente, l’Inter ci prova su calcio d’angolo con colpo di testa di De Vrij appena fuori: poi si spegne, ed è uno spegnersi che coincide con l’improvviso abbassarsi del pressing nerazzurro e la sparizione dal campo di Brozovic.

 

Dipende, anche, da un grande spavento: c’è un’azione insistita sulla sinistra in cui Keita commette lo stesso identico errore concettuale che ha portato al gol di Under e che su queste pagine abbiamo descritto abbondantemente nei giorni successivi alla sfida contro la Roma: mentre Asamoah prende l’attaccante nell’half space, lui si disinteressa colpevolmente (colpevolissimevolmente) del diretto avversario che lo supera: da quel lato, poi, lo scambio per Fofana è cosa quasi scolastica da fare:

Fofana, giganteggiando con la sua tecnica, ciabatta una cosa che non sa neanche lui cosa volesse fare: l’imprevedibilità del ferro da stiro porta la palla verso Mandragora solissimo dove Vrsaljko ha correttamente chiuso la diagonale ma manca l’intervento di Politano. Fortunatamente per l’Inter, il calciatore dell’Udinese spara altissimo.

È, però, un segnale per l’Inter che perde le certezze del primo tempo.

Su questo tasto, lo sapete, insisto sempre: gli errori individuali non risultano quasi mai isolati dal contesto della gara, ne sono condizionati e lo condizionano. Questi due errori sono per l’Inter l’equivalente di un colpo improvviso alla bocca dello stomaco: viene a mancare l’aria, la concentrazione, la determinazione del primo tempo.

Non solo: danno coraggio all’Udinese che alza il baricentro quel tanto che basta per dare fastidio a Brozovic, cosa che nel primo tempo era successa praticamente mai.

 

Due minuti dopo è Skriniar a impazzire improvvisamente dopo un contropiede abortito presto dai bianconeri: decide di seguire Ter Avest, lasciando in mezzo Asamoah che (correttamente) lo sostituisce. Solo che l’Inter è impreparata alla situazione, il pressing di Keita arriva con ritardo e la frittata sembra fatta:

Altro cross in mezzo di Fofana, stavolta fatto bene, per De Paul che ciabatta alto.

Due pericoli in meno di due minuti e l’Inter fa la figura della lumaca che si rintana appena sfiorata.

I primi a farne le spese sono i difensori che, quasi meccanicamente, arretrano di 10 metri: nel primo tempo avevano sempre tenuto la linea altissima, impedendo ogni possibile fraseggio tra le linee, mentre in questo inizio secondo tempo, dopo le due occasioni, commettono l’errore di arretrare troppo.

(continua nella quarta pagina)

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