#InterUdinese 1-0: qualcosa è cambiato

Quarta pagina

 

Da questo concetto parte la terza potenziale occasione, con questo pallone lanciato largo e  poi recapitato in mezzo a De Paul che, quando riceve palla, è fronte alla porta con la difesa troppo indietro e Brozovic troppo avanti: sono quegli spazi che con il 4-3-3 non ci dovrebbero mai essere, ed è il motivo per cui Spalletti è passato dal 4-2-3-1 al 4-3-3.

Una cosa che vorrei far notare, ed è il motivo per cui Spalletti si priva di Perisic con un malanimo che gli si vede da chilometri di distanza. Se guardate in basso, si vede la chioma di Ter Avest che si fionda in attacco, mentre in alto (ma non potete vederlo) c’è l’attacco dell’esterno di sinistra: né Politano né soprattutto Keita comprendono la gravità del potenziale problema, tra l’altro in una situazione di facile lettura perché la palla è sempre stata dei bianconeri, lasciando i terzini liberi di attaccare.

All’Udinese bastano altri 30 secondi per creare affanno ai nerazzurri. Altra palla persa in attacco e squadra totalmente sbilanciata, al punto da lasciare enormità di varchi all’Udinese in ripartenza: è una somma di imprecisioni che all’Inter poteva costare carissima.

 

L’azione prosegue con Fofana che offre a Ter Avest un tiro comodo da fuori area, palla fuori anche per l’intervento da Mr. Crocodile di Brozovic.

Ma, chiaramente, così non va né può andare.

In questo contesto arriva la lettura di Spalletti, ancora una volta spedito nel prendere una decisione importante: fuori Borja Valero e dentro Lautaro Martinez.

 

Il tweet è istintivo e nella teoria ho più ragione di Spalletti. Nella pratica, però, Spalletti ha capito la difficoltà nerazzurra nel far salire il pallone dalla metà campo in su: in pratica, ha rivisto lo stesso film visto contro la Juventus. Concetti assolutamente identici, minuto del cambio quasi identico (dodicesimo contro decimo).

Per questo prova una soluzione diversa, quella chiamata a gran voce da tanti tifosi (“mettiallautàro”), provando a spostare il baricentro di nuovo avanti e magari guadagnare qualche fallo in più, ripiazzando in mezzo un Icardi fin lì encomiabilmente variopinto e svolazzante su e giù per il campo.

Va detto, inoltre, che la mossa vuole anche essere psicologica: si deve vincere, costasse di rischiare anche la sconfitta.

Non c’è neanche il tempo di abituarsi che la coppia Asamoah-Keita legge nuovamente male una situazione d’attacco, con il ghanese che si fa prendere alle spalle: spazza De Vrij il cross di De Paul.

Se volevamo una controprova, però, l’abbiamo avuta: l’Inter gioca nettamente peggio.

 

L’inferiorità numerica a metà campo rende il pressing dell’Udinese improvvisamente pericoloso, tanto da mettere in difficoltà sia Joao Mario che Brozovic che fin lì lo avevano sofferto davvero pochissimo: gli attaccanti scappano tutti, nessuno s’appoggia, e i due annegano tra maglie bianconere: situazioni come questa, di 5 vs 2, diventano la norma.

Fortunatamente la palla finisce nei piedi dell’attaccante sbagliato che tira altissimo.

Palla sul fondo, va da Brozovic al quale non rimangono che due opzioni di passaggio: Asamoah o darla dietro. La dà al primo, sbagliando e perdendo palla: altro rischio inutile.

Qualche minuto dopo l’altro errore grave di Abisso: Politano viene falciato al limite dell’area da Behrami, l’arbitro concede un vantaggio che non c’è, perché l’azione non è pericolosa. Da segnare con la matita blu e rispedire l’arbitro per un paio di partite negli inferni delle categorie non professionistiche.

L’Inter decide di cambiare passo e riprende campo ma senza usare la testa, buttandosi a corpo morto sull’avversario: l’unica cosa che riesce a produrre è un cross di Brozovic per Skriniar che devia bene ma il pallone viene deviato in angolo.

 

È il momento di maggior pressione dell’Inter, quello in cui l’Udinese capisce che sta imbarcando acqua e comincia a perdere tempo. Se l’Inter si fa più pericolosa è anche perché De Vrij comanda tutti di stare 10 metri più avanti e, in un paio di occasione, chiamando a sé Brozovic: in più ci sono un paio di chiusure monstre a metà campo.

Al 66esimo un lampo con una improvvisazione solita di Keita che schitarra sulla destra e mette un cross meraviglioso, di quelli che andrebbero insegnati ai ragazzini: fortissimo e teso, al centro per Icardi. Sembra gol inevitabile e invece l’argentino tira incredibilmente a lato.

L’Udinese, però, subisce il contraccolpo.

C’è il tempo per un’altra chiusura pazzesca di De Vrij, una di Skriniar, un clamoroso errore nello stop da parte del giganteggiante Fofana (talmente giganteggiante che De Paul lo rimprovera non solo perché sbaglia, ma anche perché non rientra tra i centrocampisti), e tanta, tantissima confusione in campo.

Spalletti capisce anche qui l’antifona e toglie Keita per mettere Perisic: purtroppo il tweet è rimasto nelle bozze ma due minuti prima avevo scritto che avrei messo il croato al posto di Asamoah, provocatoriamente.

 

La mossa sortisce gli effetti voluti, perché Ter Avest (che si era fatto sin troppo intraprendente) arretra di 20 metri richiamando a sé Fofana, ma non troppo, perché nell’occasione buona non c’è il raddoppio e Perisic può affrontare il calciatore olandese nell’uno contro uno, con il cross che viene deviato in corner.

È, però, il corner buono da cui nasce il rigore per l’Inter, dopo la battuta di Brozovic.

Abisso non vede il mani e l’Udinese riparte in contropiede, mentre più nerazzurri invocano il Var, sbagliando, perché non è così che funziona.

Il Var ci mette l’eternità di 40 secondi per decidere di richiamare l’arbitro su una casistica di una banalità imbarazzante sulla quale non ci si doveva perdere più di 5 secondi, anche se in realtà l’errore più grave lo fa Abisso che, a 7/8 metri dall’azione, senza nessun ostacolo fra sé e Fofana, non vede, non vuole vedere, non ha la capacità di vedere un mani che più netto non potrebbe essere… e, per 40 lunghissimi secondi, nella mente dei tifosi interisti si materializza il bis dell’incubo Dimarco-Parma.

(continua nell’ultima pagina)

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