#InterUdinese 1-0: qualcosa è cambiato

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Stavolta, però, non c’è discussione che tenga: rigore.

Icardi va sul dischetto e la insacca con un cucchiaio che, fatto da altri, avrebbe aperto pagine di giornali e quotidiani: oggi, piuttosto, la vera notizia è il rinnovo-giallo tra centravanti e Inter.

Tra il 60esimo e il 75esimo (minuto del gol) l’Inter concretizza un predominio fatto di tanto cuore, sì, ma tanta, troppa frenesia: periodo del match in cui i bianconeri sono tenuti a meno di 80 secondi di possesso palla ma quello dei nerazzurri è stato in larga parte confusionario e improduttivo.

 

 

Ci ha messo del suo Abisso, che ha cominciato a fischiare ad cazzum (licenza poetica, concedetemela) e ha consentito ogni forma di perdita di tempo ai friulani: per farvi capire, nei primi 15 minuti del primo tempo ci sono 11 di gioco effettivo, in quelli del secondo tempo non si arriva a 7 minuti. La differenza è… abissale.

Nel finale di partita l’Udinese ci prova ma senza lucidità né qualità: improvvisamente non cade più nessuno, Abisso non fischia più nulla e i ritmi della partita si fanno anche piuttosto consistenti, tanto da tornare sopra gli 11 minuti di gioco effettivi negli ultimi 15… se qualcuno avesse ancora dei dubbi su come e quanto può intervenire un arbitro nella dinamica e nell’inerzia delle partite.

Dopo il gol si vede Spalletti richiamare qualcuno con grande fretta: le immagini non ci aiutano a capire ma immagino che il richiamato fosse Perisic, perché nel finale l’Inter cambia la disposizione: Skriniar si sposta sul centrodestra, Asamoah sul centrosinistra, De Vrij in mezzo a formare una difesa a 3, mentre sugli esterni vanno Vrsaljko e Perisic.

 

L’Inter arretra il baricentro, forse anche troppo, ma sia l’adattamento precedente che il successivo arretramento sembrano necessari perché la presenza di Lautaro non aiuta a mantenere l’equilibrio: aiuta, questo sì, a rendersi ancora pericolosi su un gran contropiede di Joao Mario, scarico all’argentino che tira-crossa per Icardi che segna, ma è in netto fuorigioco.

Spalletti inserisce la sostanza di Nainggolan e si schiera con un 3-5-2 che prova a rispecchiare la disposizione dell’avversario: uomo su uomo non dovrebbe esserci storia.

Perisic e Skriniar danno ragione a Spalletti con un paio di chiusure monstre, mentre Lautaro spreca un passaggio facile per Icardi lanciato a rete. Non si capisce per quale ragione l’Inter debba insistere a tenere alti questi ritmi, ma lo fa fino a poco dopo il minuto 90, quando prova ad addormentare il match.

Altra confusione, altri rischi corsi dai nerazzurri (due, gravi, creati da Joao Mario) mentre Abisso ignora di tutto, pure un netto fallo su Nainggolan nello stesso punto dove si era consumato lo scontro Behrami-Politano. Più grave, però, è il cincischiare tra De Vrij, Brozovic e Joao Mario: fortuna vuole che la palla, nel seguito dell’azione, finisca a Pussetto che sparacchia, pur di poco lato.

 

L’ultima azione vede in negativo ancora Abisso che non fischia un fallo su Lautaro sempre al limite dell’area, ma è anche l’argentino a sbagliare movimento.

L’ultima dell’arbitro è il recupero del recupero, questa sorta di tempo effettivo che sembra essere prerogativa solo dell’Inter: nonostante non ci fossero state più interruzioni, decide di far battere l’ultima punizione per i friulani anche se ben oltre il novantesimo.

 

Conclusioni

Partita che l’Inter doveva vincere, di riffa o di raffa. L’ha vinta, non certo con una grande prestazione ma nel complesso una buona partita che ha avuto un clamoroso blackout nei primi 10/15 minuti del secondo tempo.

Chiaramente sarebbe stato più facile se l’Inter avesse avuto a disposizione il giganteggiare elefantiaco e al tempo stesso felino di Fofana: notate il cincischiare consonantico sulla “f”? Datemi ‘sta licenza poetica, perdio!

Spalletti, così come contro la Juventus, ha mostrato di leggere immediatamente la difficoltà dell’Inter: a differenza del passato, sta intervenendo con tempestività.

Questo è un segnale positivo per la panchina ma al tempo stesso ci fornisce la cartina di tornasole dello stato di forma della squadra: se Spalletti si fidasse, non farebbe cambi così rapidi. Da quando è all’Inter non sono normali, anzi.

Partita che ci fornisce due piccole controprove.

La prima è che, per come gioca l’Inter, probabilmente per le caratteristiche di Asamoah, l’esterno sinistro fa un sacco di fatica, che si chiami Perisic o Keita: la prestazione del senegalese ha ricordato molte del croato dell’ultimo periodo, senza la stessa applicazione nella fase di non possesso.

 

La seconda è che con la seconda punta, stante così le cose, l’Inter gioca nettamente peggio, soprattutto se la seconda punta è un Lautaro così involuto, così svogliato, così lento e che pretende giochini e giochetti improduttivi che finisce per pastrocchiare.

Evidentemente l’allenatore la sa meglio di noi, li vede ogni giorno e sa che al momento due punte l’Inter non può permettersele. Il che non significa escluderle a priori, perché ci saranno partite e situazioni in cui saranno necessarie e daranno soluzioni in più.

La cosa importante era vincerla, a tutti i costi, perché era necessario porre rimedio a una ferita nota che in altri anni, e fino a 12 mesi fa, è stata foriera di dissanguamenti e improvvisi crolli.

 

Qualcosa, però, in questa Inter è cambiato: la squadra ha fatto sfoggio di maturità e qualità che non c’erano. La parte prèfica del tifo interista era già pronta con lagnanze e rimostranze nei confronti di Spalletti e della squadra, tanto che lo stesso allenatore non le manda a dire, né a giornali né a certo tifo:

L’ambiente si fa mefitico a partire dalla propria parte, ripeterlo non è mai abbastanza: perché è vero che ieri l’Inter ha vinto perché qualcosa è chiaramente cambiato, ma ci sono cose che è davvero difficile convertire, correggere, migliorare.

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