#InterUdinese 1-0: pagelle e… PSV

Introduzione

“Io devo difendere l’#Inter sempre. Spero anche che lo facciano i tifosi interisti: l’#Inter si deve difendere sempre”.

Mentre scrivevo le pagelle di Inter-Udinese mi è venuta l’ansia: avevo da parte un gran numero di appunti sull’ultima partita di Champions League. In più ho ricevuto molte sollecitazioni prima dell’Udinese e ho pensato: “ehi, scusate il ritardo, ma ho dovuto un attimo riprendermi dallo shock.

Dopo la sconfitta in finale di Champions League contro i carneadi dell’Helsingborg ho dovuto fare i conti con la dura realtà di un’altra eurofiguraccia, un’altra scempions (però, mi raccomando Gazzetta: per il Milan è “inferno”, per l’Inter sempre figuraccia o qualche altra amenità editoriale). Per cui scriver…

Eh?

Che dite?

Com’è che non abbiamo perso la finale?

 

Com’è che non abbiamo perso contro una sperduta squadra svedese o israeliana?

Com’è che abbiamo perso contro la prima in Eredivisie, il PSV? Com’è che siamo usciti da un girone contro la prima in Spagna, Barcellona, e la terza in UK, Tottenham?

Ma seriamente? Dopo tutti gli insulti a Spalletti, squadra e società che ho letto sui social?

Dai, fatemi ammettere che sto provando a riportare tutto il ragionamento sulle solide fondamenta della realtà, lasciare traccia di quanto avevo appuntato nei giorni scorsi e dedicarmi poi alle pagelle di Inter Udinese..

Perché, purtroppo, il giorno della partita contro il PSV mi ero recato per lavoro nei pressi della steppa alle spalle di Fanculonia, luogo in cui l’internet veloce è una utopia… e in qualche caso il concetto stesso di internet è una utopia.

Quindi ho visto i primi 20 minuti e, di ritorno a notte fonda, ho fatto una cosa che non avrei dovuto fare: aprire i social e capire cosa fosse successo.

Non c’è errore più grave di questo se vuoi informazioni di qualche tipo ma, voi lo sapete, non ho molta fiducia nei media tradizionali e, pertanto, se posso, quando posso (e spesso anche quando non posso se non posso), ne faccio volentieri a meno.

 

Solo che ho trovato i media tradizionali più equilibrati dell’isteria generale che ha colpito un gran numero di tifosi interisti. Pochi, tanti, la maggioranza, la minoranza… poco importa: si crea quel contesto in cui poi i giornali sguazzano volentieri, aprendo crisi Inter definitive e irresolubili.

Ecco perché Spalletti insiste sul messaggio: l’Inter va difesa sempre, devono farlo soprattutto i suoi tifosi. Soprattutto una bella frangia di suoi tifosi che purtroppo non è numerabile né quantificabile ma che è sostanziosa.

Poi siamo liberi di pensare che i calciatori siano estranei a tutto, persino all’imperterrito martellamento tafazzista sui social, che poi arriva ai parossismi delle minacce di morte tipo Santon.

Non coltivate pensieri strani: la mancata qualificazione, ma soprattutto la dinamica della stessa, ha portato prima una dose esagerata di “giramento di…” (completate voi a piacimento): non so con quanti minuti di ritardo mi è arrivata la notizia, ma mi reputo fortunato ad essere stato solo quando ho saputo del pareggio del PSV.

Solo che, come mia abitudine, l’indomani si razionalizza, c’è una vita da vivere, un lavoro da lavorare, sito da… “sitare” e tante cose da “cosare”: si torna sobri e il giramento dovrebbe finire lì.

 

No, macché. C’è chi ci sguazza, chi quasi ne è felice: c’è pure chi ha messo in loop la lagnanza, chi aveva dato per scontato un brutto risultato contro l’Udinese e va ripetendo cose che non collimano con la realtà della partita.

Ho letto anche quel “giusto così” che mi fa ammattire, come se Porto, Schalke, Ajax, Lione, Roma, questo United così rattoppato e sciancato avessero qualità migliori di quelle nerazzurre.

“Giusto così”.

“Noi siamo l’Inter”, ed è questo che mi lascia perplesso di più: perché evidentemente gli anni post triplete (quelle sì, vere tragedie) sono già stati dimenticati oppure si pensa che certe situazioni si superano così, per scavallo, per la smeplice volontà di farlo.

Oh, di bruciare ha bruciato, ma alla fine è anche un gioco, rimane quello, dovrebbe rimanere quello… e il calcio talvolta sa essere così: a volte la riprendi dai capelli con Vecino, o con Sneijder o con Samuel; altre volte succede che ci si suicidi in maniera incomprensibile, per un cavillo regolamentare.

 

Ma è un suicidio che viene dopo un girone più che dignitoso, al primo anno di Champions dopo un’eternità di inferni: appena 24 mesi fa, l’ultimo girone dantesco si trovava in Israele e aveva lo strano nome di Beer Sheva.

Qua si esce con 8 punti (l’Inter del Triplete ne ha fatti 9, ndr): dopo il sorteggio, una “media” dell’umore dei tifosi ci dava sì e no 4 punti, c’era chi pronosticava 1.

Mi avete sentito fare questo discorso quando parlo di Perisic: si giudica sulla base delle proprie aspettative e non di quanto è oggettivamente fatto reale. Ma evidentemente si dimentica in fretta.

L’ambiente è talmente schizofrenico che la campagna “Inter Presents”, altra genialata di Inter Media House, è costretta a uscire il giorno dopo la vittoria contro l’Udinese: non ho certezze da questo punto di vista, ma ho l’impressione che si sia posticipato… “Inter Bells” è del 7 dicembre scorso.

A tanto porta la schizofrenia di certo tifo… a condizionare anche la “vendita” di un prodotto, perché ormai siamo in un mondo diverso da quello a cui siamo legati e i contenuti originali, magari arguti e divertenti, aiutano a… oh, non siamo qui per fare una lezione di marketing. Sapete cosa intendo.

 

Una squadra normale, una tifoseria normale, avrebbe considerato tutto come un inciampo nella crescita di un progetto, persino naturale per certi versi, vista la durezza del girone e la rosa limitatissima da una stupida regola: se non l’aveste notato, a metà campo non c’erano alternative.

Perché “naturale”? Perché giocare a certi livelli, in certi contesti, è soprattutto una questione di abitudine. Sono ambienti di pressione nei quali conta di più la preparazione mentale che quella fisica, altrimenti non si giustificherebbero episodi epocali come la remuntada (l’unica buona) del Barcellona contro il PSG: Marquinos, Matuidi, Lucas, Di Maria, Cavani, Draxler, tutti fortissimi ma mentalmente al di sotto di quelli blaugrana. E il peggiore di quella partita è stato Thiago Silva, il difensore più forte in campo.

E di esempi del genere possiamo prenderne a bizzeffe, ma basterebbe guardare in casa nostra: il Triplete lo vinciamo di testa, mica con le gambe. Ma ci arriviamo dopo un percorso lungo, tortuoso, in cui ci sono state vittorie una dietro l’altra ma anche eliminazioni brucianti che hanno segnato quei calciatori. Ecco il vero motivo per cui la Juventus può farlo quest’anno.

 

L’errore di Asamoah contro il PSV ha avuto l’effetto di far diventare l’Inter una scheggia impazzita. Fin lì l’Inter stata una buonissima Inter:

Il problema vero, però, arriva pochi minuti dopo. E questa considerazione per me è fondamentale, perché è proprio Asamoah a dare il segnale peggiore: si mette a fare delle cose, in attacco e in difesa, con palla o senza, in pressing costante, che trasmettono ansia ai compagni. Accade attorno al 20esimo, attacchi a testa bassa e follie tattiche una dietro l’altra.

Se c’è un momento in cui l’Inter perde la qualificazione è in quei 25 minuti circa buttati nell’ansia di fare chissà cosa, con Spalletti che urlava “calma” ad ogni pie’ sospinto.

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