#InterUdinese 1-0: pagelle e… PSV

Seconda parte

Ci ho provato. Sapete che qui non si è schiavi della contingenza del momento, non c’è ansia di assecondare il bisogno di essere in linea con il “real time”: le pagelle escono sempre di martedì, no? Dove altro accade.

Ho provato ad analizzare la partita contro il PSV, ho preso le immagini, fatto video… ho anche abbozzato un testo già discretamente lungo… finché ad un certo punto ho capito che stavo facendo una scemenza.

Come fai a giudicarla una partita così, quando il giocatore con più esperienza perde la trebisonda e gioca come se fosse alla prima esperienza in Champions?

Il punto è fondamentale: non bastano i campioni, i Di Maria e i Cavani… la Juventus esce col Galatasaray quando in campo ci sono Buffon, Bonucci, Chiellini, Vidal, Pogba, Marchisio, Tevez e… Asamoah. E quindi non bastano neanche i singoli calciatori con esperienza sufficiente a coprire il 90% dell’intera rosa.

 

Perché a crescere deve essere tutto l’ambiente, in convinzione, consapevolezza, solidità e maturità. Tutto l’ambiente, ma tutto tutto, perché altrimenti le vittorie, se verranno e quando verranno, rischiano di rimanere isolate.

Per gestire certe emozioni, per tenere salde le gambe e arrivare a certi obiettivi ci vuole abitudine: e qua siamo al primo anno di rinascita dopo un lunghissimo parto durato troppo.

Fa piacere leggere oggi che le parole di Spalletti vanno in questa stessa direzione: c’è da fare un percorso.

Poi, sempre en passant, personalmente mi fermo al controsenso logico per cui, da una parte, ci si lancia in accuse e strali a una squadra che non ha sufficiente qualità, che è limitata (e purtroppo, ribadiamo, anche numericamente in CL), che ci sono (forse) solo due top player etc…; dall’altra, invece, pretendere che la stessa squadra appena descritta faccia il culo a strisce a Tottenham e Barcellona, che in Europa giochi con la stessa personalità e sicurezza di chi ci gioca da anni.

Quando l’uso del semplice sillogismo aristotelico ci dovrebbe suggerire che se questa squadra è limitata, averla giocata dignitosamente porta già con sé una (pur piccola) dose di bontà.

 

Perché, chiaro, se poi i giornali ci sguazzano è perché evidentemente il primo a cascarci è il tifoso.

La cui rabbia è, invero, giustificata: l’Inter era riuscita a mettersi nelle condizioni buone per passare il turno… anche se, a dire il vero, per me la qualificazione la perdiamo quando Kane segna al 90esimo proprio contro gli olandesi.

Il resto era scritto nel destino di questa squadra, nel dna dei nostri colori, nel saperci inventare una nuova legge di Murphy: se è possibile inventare una legge di Murphy ad ogni occasione, l’Inter lo farà.

Perché è chiaro che, lo sappiamo tutti, l’Inter sa deformare il gioco del calcio la punto che se è possibile inventarsi un modo per far bruciare di più la sconfitta, noi (notate la discordanza di genere tra le frasi, sì?) siamo bravissimi a inventarla.

Che c’entra tutto ‘sto pistolotto con l’Udinese?

C’entra, basterebbe guardarsi attorno per capire perché. Ma c’entra anche per capire a che punto siamo all’interno di questo percorso. E a che punto siamo doveva dircelo proprio questa partita contro l’Udinese, un match fondamentale perché un passo falso, fosse anche mezzo passo falso, avrebbe avuto effetti devastanti nel breve e medio periodo.

Contro l’Udinese, io ho visto l’Inter giocare a calcio.

Si poteva fare di più? Giocare meglio? Certamente.

Spalletti ha fatto degli errori? Assolutamente sì.

Si poteva e si doveva segnare prima, fare scelte migliori, augurarsi e aspettarsi più qualità nei frangenti di gioco più importanti? Chiaramente.

 

Ma la squadra ha mostrato anche maturità, forse anche un po’ forzata, ma quello Spalletti che predicava calma (l’avrà detto mille volte) dopo l’errore di Asamoah è riuscito a far comprendere ai calciatori che sono padroni del loro destino (lo sostiene anche Spalletti, bene): le partite durano 90 minuti e si possono vincere al 90esimo.

E non lo prescrive nessuno che si debba essere belli a tutti i costi: questa Juventus dei record è probabilmente la Juventus meno piacevole di Allegri, sempre che ce ne sia stata una (concedetemelo). Eppure, tra un rigore non dato e un gol sgraffignato qua e là, ne ha pareggiata soltanto una.

In questa ottica, il cambio di Spalletti segna una discontinuità col recente passato, perché l’Inter ha giocato nettamente peggio con due punte in campo che non senza, ma ancora una volta l’allenatore ha voluto intervenire con rapidità alle situazioni di disagio della squadra, vista in sofferenza.

La scossa, stavolta, invece che tattica ha voluto essere emotiva: crederci, perché padroni del proprio destino. E in casi come questi si rinuncia anche a quella lucidità di cui abbiamo parlato finora.

 

Perché era importante vincerla a prescindere da tutto, contava decisamente più dei 3 punti guadagnati.

E adesso quella col Chievo ha anche un carico in più, perché contro il Napoli non c’è da aspettarsi nulla, solo giocarsela con la serenità di una sfida imprevedibile, da affrontare senza drammi, con la maturità di provarci con la consapevolezza dei propri mezzi e che il percorso non cambia, quale che sarà il risultato.

Solo che devi arrivarci sereno e in tasca i tre punti contro il Chievo.

Pagelle

La premessa delle pagelle è la follia di vedere una media di 5,9 alla squadra dopo una partita dominata per 70 minuti, in cui hanno pesato più le incomprensioni in campo che non impegno e qualità generale (non quella specifica, purtroppo). Una follia che non trova alcuna giustificazione in quanto visto in campo.

HANDANOVIC SV

Un tiraccio che fa finta di essere un tiro, poi più nulla: al resto ci pensano Skriniar e De Vrij ai limiti della perfezione.

 

SKRINIAR 6,5

Dico “ai limiti” perché lui si concede (almeno) un’escursione incomprensibile in una zona di campo che gli dovrebbe essere inibita, non tanto perché “non deve”: il fatto è che, facendo così, lascia Asamoah al suo posto e, sinceramente, viste le ultime prestazioni, non è il massimo che ci si possa augurare.

Nel primo tempo soprattutto c’è l’impressione che i due centrali facciano poco, in realtà conta anzitutto moltissimo l’atteggiamento in campo e la posizione: nei primi 45 minuti l’Inter gioca solo l’11% del tempo nella sua ultima trequarti e il 90% di questo tempo lo fa in fase di possesso palla.

Se questo accade è perché Skriniar e De Vrij giocano altissimi, mantenendo una concentrazione spaventosa in quelle 5/6 occasioni che si sono presentate e in cui hanno operato la scelta giusta, chirurgica, per stoppare sul nascere il pericolo.

D’altra parte, sapete come la penso: per me il vero difensore è quello che, se può, quando può, dove può, interviene prima che si crei il pericolo, non dopo.

Nel secondo tempo emerge soprattutto nel finale con altre due chiusure importanti.

 

DE VRIJ 7

Tra il 15esimo del primo tempo e il 30esimo, la zona vicino all’area interista vede il pallone per meno di 30 secondi: provare a realizzare questo concetto è ai limiti della fattibilità se continui a credere che sia stata una partita di calcio normale.

Stefan ha una straordinaria capacità di lettura dell’azione, gli vedi questa consapevolezza di quel che accade in campo: se l’Inter supera i 63 (ses-san-ta-tre!) metri di baricentro è perché il suo “libero” decide di giocarla lì.

Nel secondo tempo, però, ci sono due momenti in cui si concede troppo. Nei primi 10/15 minuti c’è un evidente scollamento tra i reparti che ho evidenziato nell’analisi post partita.

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