#InterUdinese 1-0: pagelle e… PSV

Terza parte

Qualcuno mi ha scritto che si vedrebbe un atteggiamento sbagliato più da parte di Skriniar che di De Vrij, provo a spiegare. Se guardate queste due immagini (a rappresentazione del concetto, le avete già viste), Skriniar sta tornando indietro (ergo era più avanti), mentre De Vrij è fronte all’avversario, ma non lo ha ancora “preso”:

 

L’errore sta proprio in questi 3-4 metri concessi all’avversario quelle 2-3 volte che fanno perdere certezza a tutto il reparto. Chiaro, poi, che ci sono anche altre responsabilità, ma la differenza di atteggiamento tra primo e secondo tempo c’è.

Si tratta di sbavature, quasi necessarie perché l’Inter ha cominciato male il secondo tempo: poi la riemersione, persino con alcuni tocchi di classe assoluta che altrove sarebbero salutati con pellegrinaggi di giornalisti con palloni d’oro in mano da consegnare ad libitum e prime pagine di giornali a titolare “adesso tocca a lui”.

Come questa finta che consegniamo ai posteri: pazzesca.

Il tutto, poi, si traduce con numeri mostruosi:

  • zero palle perse;
  • 5 palle recuperate;
  • 98,6% (!) di passaggi riusciti: 1 solo errore su 74;
  • 6 duelli vinti su 8;
  • 0 falli fatti, 2 subiti;

Una partita che rasenta la perfezione: chiaro che c’è stata la compartecipazione dell’Udinese, ma quante volte abbiamo visto situazioni simili e difensori in difficoltà?

VRSALJKO 6,5

Per una sera fa il Cancelo, per qualità delle giocate, aggiungendo una concentrazione, una attenzione e una efficacia difensiva davvero di ottimi livelli. È soprattutto il suo essere continuo stantuffo che fa su e giù per la fascia a lasciare tracce e segni sulla pelle dei bianconeri: la vera arma in più è stato lui, con la sua decina di cross pericolosi e azioni d’attacco elaborate.

 

Una su tutte va menzionata, perché ci vuole coraggio e anche qualità per tirare fuori dal cilindro un colpo del genere: chi pensa sia casuale non ha ben compreso la dinamica dell’azione.

Tra i difensori è quello che tocca più palloni: si fa quasi regista aggiunto e dimostra di avere piedi e testa per poterlo fare.

Inizialmente soffre un po’ in fase di possesso ma è un problema di dinamica dell’azione: con Vecino o Gagliardini da quel lato si gioca in un modo, con Borja Valero in un altro, e lui non sembra prontissimo a recepire le differenze. Non appena, dopo 10 minuti, Spalletti gli sposta Joao Mario dal suo lato le cose migliorano vertiginosamente.

ASAMOAH 6-

Va detto che in assoluto è una prestazione positiva, che però lui condisce con una serie di sbavature di posizione che mi lasciano perplesso.

L’atteggiamento è buono, soprattutto in fase offensiva perché è decisamente più propositivo del solito, riesce persino ad arrivare 2-3 volte sul fondo, cosa che gli succede molto più che raramente: in una occasione rischia anche di provocare un autogol: ci sono 10 minuti (tra il 30esimo e il 40esimo) in cui sembra volersi scrollare con forza gli errori delle ultime partite.

 

Quel po’ che, però, l’Udinese crea di pericoloso lo fa o centralmente, come spiegato, o dal suo lato. Un po’ perché Keita non lo aiuta quasi mai con i tempi giusti (e neanche i movimenti sono giusti), un po’ perché lui ha questa lettura sempre in ritardo di quello che gli può accadere.

Su queste pagine si è evidenziato più volte il suo lasciarsi prendere alle spalle dall’attaccante, situazione che è una costante e che dovrebbe avere imparato, lui stesso, che è uno dei suoi difetti più grandi: questo suo rimanere in sospeso nella decisione da prendere, tra il rischio e l’essere conservativo, questo vivere a metà tra essere e volere, tra necessità e propensione.

Va sottolineato che tutto nasce dal pressing in ritardo di Keita (le immagini partono proprio da lì, perché c’era stato uno stacco su Spalletti, troppo lungo: grande regia!). Non appena l’ivoriano si avvicina, però, Asamoah deve dare uno sguardo alle sue spalle. Facendo così, invece, induce in tentazione Skriniar, che per fortuna non cede e rimane dove deve stare: così facendo aiuta De Vrij a mantenere la posizione corretta.

Altre piccole-grandi sbavature in fase di possesso, imprecisione che non coincide con “rischi positivi” presi, oltre a una certa fretta sui cross che li rendono spesso facilmente neutralizzabili.

 

La domanda, però, nasce spontanea: cosa è accaduto? Dico, dal punto di vista fisico e mentale è un calciatore diverso da quello di inizio campionato e non si tratta solo di fatica, di forma fisica. È anche un modo di stare in campo: a inizio campionato sembrava potesse apportare anche personalità, adesso appare lui quello indeciso, in difficoltà fisica e mentale.

BROZOVIC 7 (mvp)

I voti dell’indomani sono da sganasciarsi dalle risate.

È vero, Marcelo sbaglia più del solito e nel secondo tempo perde 4-5 palloni in più, di cui un paio davvero pericolosi. C’è un tratto di gara, circa un quarto d’ora, in cui sembra staccare la spina.

Ma le prestazioni vanno anche inserite in un contesto di gioco in cui si registrano movimenti sbagliati dei compagni e una accentuata solitudine che non aiuta certo a “fare regia”: lui sbaglia, ma lo fa anche perché la squadra è disposta male in campo, come quando deve costruire l’azione e le uniche opzioni di passaggio sono Asamoah e un rischio centrale su Lautaro che è meglio non correre:

 

Qualcuno gli rimprovera i 14 passaggi sbagliati, ed è un numero che certamente non è da Brozovic degli ultimi mesi, ma va contestualizzato anche questo numero, perché lui di palloni ne passa 114 e corre per oltre 13km: chiedergli anche di essere lucido per 90 minuti è follia dalla quale mi astengo anche io, per una volta, che di solito sono molto fiscale sull’argomento.

Buona parte delle sue difficoltà del secondo tempo dipendono dall’atteggiamento di tutta la squadra, dalle distanze, dal fatto che è costretto a fare gioco 15 metri indietro con l’Udinese che pressa con 4 uomini e i compagni, soprattutto gli esterni, che spariscono dalla fase di costruzione di gioco.

Queste le sue heatmap tra primo e secondo tempo, a chiarificazione del concetto:

 

 

Ma se il Brozovic in fase di costruzione fa una partita quasi normale, da 6,5 diciamo, il fabbromedianaccio che è in lui la fa spaziale: in situazione di opposizione, vince 10 confronti su 15, intercetta 4 palloni (di cui un paio fondamentali) e compie quelle scelte che aiutano l’Inter a uscire da situazioni potenzialmente scabrose.

Nel primo tempo la sua prestazione è praticamente perfetta:

Se l’Inter gioca a calcio in gran parte lo deve a lui: come fai a non dargli la palma di mvp? Quando gli contate gli errori, le 8 palle perse, fate il conto di quante ne ha recuperate in contrasto o intercettazioni: arriviamo quasi al doppio.

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