#InterUdinese 1-0: pagelle e… PSV

Ultima parte

JOAO MARIO 6,5

Spalletti lo inquadra con due parole: non cambia mai atteggiamento. È il suo limite più grosso, quello dal punto di vista mentale, ma è anche un modo di essere oltre che di giocare.

Joao Mario ha questa caratteristica: oltre un certo picco di intensità ancora non sa andare. Il che, però, non gli pregiudica la bontà delle prestazioni, la qualità in certi frangenti di gioco, il fraseggio, anche quegli “strappi” a portare palla sopra la linea della metà campo.

Ho sentito anche che sarebbe “leggerino” e ho sobbalzato. Perché sarà anche vero che è fisicamente sembra minuto, ma il suo baricentro basso lo pianta per terra ed è difficile spostarlo: qua una selezione tratta dal buon @Ale_Scofield.

In alcuni punti del video si vedono chiaramente dei gran recuperi: oltre alle 7 palle recuperate ci sono anche quelle “sporcate” per il recupero dei compagni di squadra.

Gli manca il tiro? Manca di quella “ferocia” che può determinare qualcosa in più? L’impressione che ho è questa: dategli continuità, insistere, e qualcosa di buono ne verrà fuori.

Intanto, ormai, sembra proprio recuperato.

BORJA VALERO 6+

Ci sono alcuni frangenti del primo tempo in cui si prende due lunghissime pause, momenti in cui non riesce a trovare la posizione giusta per farsi dare il pallone: il che è una rarità per quello che nell’Inter è il più bravo a trovarsi lo spazio tra le linee e alle spalle dei centrocampisti avversari.

Pause a detrimento di una prestazione che sarebbe più positiva senza le stesse.

Lui è quello che arriva in porta più di tutti, dopo Icardi, il che fa comprendere che c’è qualcosa che non torna: il tiro non è mai stato una sua prerogativa.

Ma non è possibile fargliene una colpa in assoluto: se Keita e Politano latitano nelle zone che contano non è colpa sua.

Sbaglia un po’ più del solito ma è un problema di sostanza più che di concetto: è quello che prova, più di tutti, a variare, a cercare la profondità, a cercare la breccia giusta in quella che non era più una semplice difesa avversaria, ma il fortino di Alamo con un pugno di uomini asserragliati in 20 metri.

POLITANO 6

Anche lui dovrebbe metterci più determinazione in certi frangenti, soprattutto quando riesce a scartare l’uomo a rientrare e mettere quella palla in mezzo da destra, col sinistro, che per la difesa è sempre un problema serio nella lettura.

 

Lui ultimamente ha scelto una specie di scavetto leggero, senza la forza necessaria per accrescerne la pericolosità: in questi casi, il cross dovrebbe essere sempre a metà tra tiro e cross, a cercare una spizzata, una deviazione, qualcosa che complichi ancora di più la vita alla difesa. Come diceva il buon vecchio saggio, da quella mattonella crossi, sì, ma mirando alla porta.

Per l’Inter rimane una fonte di gioco essenziale: per questo, quando si prende le sue pause, la manovra rischia di andare in sofferenza.

In fase di non possesso è stata partita sotto tono, con tanti duelli affrontati troppo naif, un paio di gravi rientri mancati e in generale quella indolenza nel rientrare che abbiamo imparato a riconoscere, soprattutto se l’avversario ha un solo uomo di fascia.

Non la sua migliore partita, ma l’Inter non può farne a meno.

KEITA 6-

Per il fisico, il tiro e la qualità tecnica che ha dovrebbe produrre il triplo, soprattutto perché ci si aspetta anche un cambio di marcia rispetto al Perisic più in difficoltà degli ultimi tempi.

 

La partita si chiude con un tiro e un cross (tra l’altro, va detto, bellissimo) per Icardi: poco nel complesso ma non voglio cadere nella tentazione di giudicare le aspettative più che la prestazione.

Quello che lascia perplessi, però, è che in fase di non possesso fa scelte raramente felici: ha l’atteggiamento tipico di chi “fa il suo” senza però contestualizzarlo con le necessità della squadra.

Due immagini (che avete già visto) a compendio: nella prima non aiuta Asamoah rimanendo “a metà” mentre lo aggrediscono in due, nella seconda evidenzio la parte finale di un contropiede bianconero, dove De Paul tira, ma l’avversario di Keita si fa tutta la fascia senza alcuna opposizione:

Quello che ne viene fuori è un concetto semplice: scordatevi di Keita+Politano nelle partite che contano, salvo necessità contingenti, infortuni o atteggiamento generalmente più prudenziale sul quale, però, non scommetto.

 

ICARDI 7,5 (man of the match)

45 palloni toccati.

Forse è il caso di scriverlo a lettere: quarantacinque.

Ci sono state fasi (anche recenti eh) della sua carriera in cui per arrivare a 45 palloni doveva fare 4 partite, non una soltanto: già questo è il segnale più forte di discontinuità.

Fa una partita a tratti mostruosa, movimenti per tutto il fronte d’attacco che tolgono riferimenti e certezze ai difensori bianconeri.

Protezione della palla, appoggi, regia avanzata di buona qualità: Mauro in due partite dimostra quello che qui abbiamo sempre scritto, ovvero che lui sa farlo, può farlo, è nel suo dna e deve solo trovare la voglia di farlo. Anche perché poi in porta ci arriva lo stesso: tra ribattuti e non, i tiri sono 6 e sul cross di Keita è lui a sbagliare.

Sono stato in dubbio fino all’ultimo se premiare lui o Brozovic, ma alla fine ho diviso i meriti.

 

La Champions League gli ha fatto bene, così come evidentemente gli fa bene la nazionale: lo scrivevo a febbraio 2017, oggi risulta ancora più evidente.

Mauro ha potenzialità straordinarie e potrebbe diventare uno degli attaccanti più formidabili del mondo, per continuità, longevità e efficacia. Ma per incontrare la grandezza, un giorno dovrà anche varcare i confini dell’Italia: l’Inter non lo sta aiutando senza la Champions e in nazionale non ci va. Sono passaggi necessari anche per mettersi in gioco, sfidare sé stesso, superare i propri limiti.

Tottenham e Udinese lasciano speranze per il futuro.

Il “cucchiaio” manifesta anche uno step mentale importante: per farlo, dopo l’uscita di Champions e il gol sbagliato di testa, o si è pazzi o si hanno attributi pesanti e quadrati.

Io propendo per la seconda tesi.

LAUTARO 5,5

Atteggiamento che mi piace poco, pasticcione, poco partecipativo in fase di non possesso. Spalletti ha recuperato alla causa gente data per persa definitivamente, come Brozovic e Joao Mario; ha premiato i Keita e i Borja Valero che giocavano 5 minuti ma alla morte: se fa così fa solo danno a sé stesso.

 

PERISIC 6+

Provoca l’angolo da cui nasce il gol e poi fa il terzino del 3-5-2: lo fa anche con diligenza e chiusure importanti.

NAINGGOLAN SV

SPALLETTI 7

L’Inter gioca anche un buon calcio per tratti di partita: per vederlo sui 90 minuti, però, è chiaro che ci vuole lo sparring partner giusto, e questa Udinese non lo è.

Interviene di nuovo con buon tempismo sulle difficoltà interiste, stavolta più di testa che di tattica: la squadra recepisce, gioca male ma si butta in avanti con orgoglio e determinazione.

Alla fine la porta a casa e questo conta più di tutti.

 

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