#ChievoInter 1-1: questa #Inter raccontata in una partita

Seconda parte

I numeri della partita ci vengono in soccorso per comprendere la dinamica del match: il primo tempo si era chiuso con un possesso palla nerazzurro di quasi il 70%, quasi 20 minuti da parte dell’Inter, appena 9 (quasi) del Chievo. Nel primo quarto d’ora del primo tempo, l’Inter ha cercato di mantenere il pallone ma i segni della fatica e un gioco improvvisamente più spezzettato (calo drastico, fino a 3 minuti di gioco effettivo in meno) dall’ennesimo arbitraggio disastroso di stagione (autore, Fabrizio Pasqua) cambiano lo scenario, ma non così tanto da far cambiare le sorti della partita.

Quello che succede tra il 15esimo e il 30esimo, invece, somiglia di più a uno schianto: i rapporti di forza sul possesso palla cambiano drasticamente, è il Chievo a passare al 67% con i suoi 5 minuti di possesso, mentre l’Inter smette letteralmente di giocare, perde lucidità, perde convinzione, perde consapevolezza con i suoi 2 minuti e mezzo scarsi.

Il tweet si innesta proprio in quel momento della partita. L’Inter, però, non riesce neanche dopo avere tolto dal campo un Nainggolan ormai in riserva da qualche minuto.

Il problema è talmente enorme da potersi rappresentare con un altro numero: dal 45esimo al 65esimo circa, palle perse 1; dal 65esimo al 75esimo, palle perse 5.

Che ci fosse un problema da risolvere al più presto era evidente.

 

Spalletti ha due chance: stile Juventus, con Borja Valero in campo al posto di Politano, oppure stile Udinese, con Lautaro dentro, passaggio al 3-5-2 e palla da verticalizzare più rapida per alzare baricentro e, magari, prendersi qualche fallo in più per respirare?

Sceglie la seconda via, anche perché il Chievo ha cominciato a lanciare con più frequenza e con molta più efficacia, soprattutto perché Stepinski ha un tempismo migliore di Meggiorini. Anche qui, i numeri chiariscono: fino al 50esimo, l’Inter ha incamerato 15 vittorie sui duelli aerei, dal 50esimo all85esimo… zero, nonostante il tentativo di metterci la pezza con Vecino al posto di Nainggolan.

Contro l’Udinese era andata bene nel risultato, ma lì il risultato era da riprendere, qui da gestire: con due punte in campo, con Lautaro, con questo Lautaro, l’Inter ha mostrato di giocare nettamente peggio sotto tutti i punti di vista.

Evidentemente Spalletti si fida poco dei suoi, li vede talmente in calo fisicamente che capisce di non poterla più gestire: successo contro la Roma, contro il PSV, successo contro la Juventus e contro l’Udinese, è accaduto anche contro l’Atalanta, in cui il vero “botto” lo fa l’ultima mezz’ora in cui l’Inter subisce tre gol (Mancini 62esimo, Djimsiti 88esimo, Gomez 95esimo).

Si piazza a 3 dietro per serrare i ranghi e provare a rispondere a questi lanci lunghi centrali del Chievo che mettono in apprensione i due centrali interisti, alla prima partita insufficiente come coppia.

 

Per me la sbaglia soprattutto perché c’è una forzatura nello schierare una formazione che nei fatti risulta più offensiva, meno compatta, in una situazione in cui l’Inter è chiaramente in confusione dal punto di vista tecnico e fisico.

Personalmente sceglierei sempre la via scelta contro la Juventus, ovvero quella di controllare la partita, “addormentandola” e imponendo il proprio ritmo, fosse anche quello soporifero di chi arretra 15 metri e fa correre a vuoto l’avversario per mandarlo fuori giri.

E che l’Inter fosse sbilenca e sbilanciata lo dimostra l’azione precedente al gol, quella in cui si vede un assurdo e incomprensibile 5 contro 5 nell’area nerazzurra:

Per quel che mi riguarda, è inconcepibile concedere tanto a un avversario, pur modesto. Perché, a quel punto della partita, nelle condizioni in cui era l’Inter, nella incapacità e impossibilità di praticare il proprio calcio, il Chievo e l’Inter non erano distanti: la fatica e la dinamica della partita sono capaci di azzerare distanze tecniche.

 

Nel raccontarlo, mi torna alla mente una partita dell’anno scorso (e la ricordo perché contestuale a Inter-Crotone) in cui il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, futuro campione d’Europa, si fa riprendere 2-2 dal Levante con gol di Pazzini.

A volte succede e devi avere il coraggio di accettare la difficoltà, avere il coraggio di ammettere che quella, in quel momento, è una di quelle partite che smettono di essere tattica, strategia, qualità: è diventata di nervi, inzuppata di fatica fisica, caratterizzata dal distacco tra essere e volere, tra potenzialità e necessità contingente.

Insomma, avere testa e maturità, tutti, allenatore compreso.

 

Sì, arretrare anche con il Chievo: lo fanno altri, applauditi per il realismo, non vedo perché l’Inter, e solo l’Inter, debba vivere questo obbligo di essere sempre bella, splendida, propositiva, schiacciare l’avversario e mostrare muscoli e bellezza. La Juventus di Allegri, per esempio, di partite giocate 20 minuti con un gol in saccoccia e poi tutti stretti a protezione del risultato ne ha fatte decine.

L’errore è quello di non aver visto contro l’Udinese che la seconda punta sbilancia l’Inter, soprattutto per questo atteggiamento di Lautaro che manifesta quasi una altezzosità inspiegabile in un ragazzo che deve dimostrare tutto a chicchessia. Spiego meglio, anche con i numeri, nella pagina successiva.

 

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