#ChievoInter, le pagelle malpensanti del lunedì

Introduzione

Il risultato è determinante in tutti gli sport, su questo ci sono davvero pochi dubbi. In nessun altro sport come il calcio, invero però, il concetto di risultato condiziona il giudizio più di ogni altro aspetto del gioco.

E, se vogliamo calcare la mano, il calcio in Italia è l’espressione massima del cosiddetto resultadismo, ovvero di quella predisposizione mentale secondo cui l’unica cosa che conta davvero è la vittoria.

Poi, è chiaro, dipende sempre chi è il resultadista. Prendete la Juventus di Allegri, per esempio. Se parlate con tifosi juventini un attimo più evoluti (tocca ammetterlo, ci sono), non negheranno mai che la versione “livornese” della Juventus sa essere brutta come pochi, però vincere è quello che gli chiedono e quindi ha ragione lui, perché da quelle parti non ci sono troppi ragionamenti su estetica, filosofia di gioco, prestazioni etc…

Legittimo, tutto sommato, ma sul condivisibile se ne potrebbe discutere.

Allegri rimarrà nella storia, in un modo o nell’altro, ma il paradosso del suo passare alla storia è che di lui non rimarrà praticamente nulla dal punto di vista dell’eredità di pensiero, di filosofia. Ed è paradossale che questo accadrà a uno degli allenatori più vincenti in Italia, ed è paradossale che un allenatore come Sarri, che potrebbe non vincere mai niente se non farà sconti al suo integralismo… perché, sì, è integralismo anche la ricerca della bellezza… dicevamo, è paradossale che uno come Sarri lascerà impronte e ricordi più profondi e duraturi di uno come Allegri.

Non nella storia e negli almanacchi, ma nel ricordo popolare, nella narrativa popolare che poi si dipanerà come racconto e poi ricordo.

Ecco, ad Allegri permettono di essere resultadista a tutti i costi, e se ne volete un esempio potete anche perdere qualche altro minuto confrontando questi due articoli… ma fatelo dopo avere finito questo.

 

Il pistolotto di cui sopra è dovuto al fatto che è bastato un pareggio all’ultimo minuto per cancellare quanto di buono comunque era stato prodotto durante la partita contro il Chievo. Perché, alla fine, al di là del risultato, c’è sempre qualcosa da analizzare e da guardare… e invece in tanti, in troppi, hanno fatto in modo che si buttasse tutto alla vecchia maniera, bambino e acqua sporca.

 

Su Facebook, uno dei lettori de ilMalpensante.com (non dimenticate mai il .com! Fa parte del nome), Luca Pane, ha lasciato un commento molto pertinente su quanto si è dispensato (soprattutto sui social) nelle ore successive a Chievo-Inter:

Ho la netta sensazione che, nel calcio come nella politica, sia andata smarrita la capacità di affrontare problemi complessi dando risposte complesse. Invece di argomentare una critica, anche forte, in modo costruttivo si preferisce chiedere l’esonero dell’allenatore di turno

Quella di Spalletti preso di mira è ormai abitudine piuttosto consolidata, anche al di là dei veri demeriti dell’allenatore. Benintesi, non voglio generalizzare a tutti i costi, perché tra le critiche pretestuose c’è sempre chi ha argomenti più solidi che è sempre il caso di prendere in considerazione, però il fastidio nei confronti dell’allenatore dell’Inter è in crescente aumento: vuoi perché c’è Mourinho libero, vuoi perché c’è Conte libero, vuoi perché da Marotta ci si aspetta chissà cosa…

Insomma, frutti un po’ troppo maturi del morattismo di ritorno. In generale eh, senza generalizzare.

Poi siamo liberi di pensare che questa squadra, con questi uomini, farebbe meglio con altri allenatori, che sarebbero andati all’Inter con meno di 4 milioni l’anno e come colpo di gennaio Gagliardini. Ma è argomento che mi riservo per l’inizio dell’anno.

 

Insomma, è tutto da buttare, se uno prova a farsi un’idea seguendo le infinite digressioni del tifoso, che non risparmia niente e nessuno, lasciandosi andare a ogni sorta di insulto verso chicchessia, spesso generalizzando. Ho letto anche di “merda liquida”, figuriamoci.

Nel rivederla, la prestazione dell’Inter ha i soliti alti e bassi, quelli che abbiamo imparato a conoscere: ci sono momenti di gioco in cui sa anche essere piuttosto piacevoli, momenti in cui perde la bussola e si smarrisce… stavolta senza più ritrovarsi.

Ma contro il Chievo? L’ultima in classifica?

Ammetto di fare molta fatica in questi ragionamenti perché in genere non guardo la classifica, sempre perché i risultati non raccontano mai tutta la verità e, anzi, talvolta sanno essere davvero ingiusti. Perché questo Chievo sarà, sì, ultimo in classifica, ma ha perso 2-3 contro la Juventus con gol di Bernardeschi al 94esimo.

Era la prima giornata, poi una crisi tecnica e di identità generalizzata che però non gli ha impedito di essere uno degli avversari più ostici di tutta la serie A: 2-2 contro la Roma all’Olimpico, 0-0 contro il Napoli al San Paolo, 1-1 contro la Lazio in casa, così come contro l’Inter.

Da nessuna delle parti in causa si è sentito un tramestio fastidioso di gente che vorrebbe la testa di Ancelotti o di Di Francesco o di Inzaghi.

 

Solo il Milan, tra le cosiddette big più attese (valutazione che non dipende dall’attuale classifica, chiaramente), ha vinto in relativa scioltezza, ma qui probabilmente hanno avuto peso le scelte incomprensibili dell’ex allenatore D’Anna.

Insomma, lontano da me il concetto di “mal comune mezzo gaudio“, ma questo Chievo comunque meriterebbe considerazione che va al di là della classifica: forse c’era chi pensava a una passeggiata di salute a Verona, probabilmente perché guarda più la classifica che le partite.

Per dire, delle partite citate, quella in cui il Chievo ha giocato peggio è proprio contro l’Inter, in cui ha prodotto giusto due palloni dalle parti di Handanovic. Il Napoli ha, sì, preso due pali (giocando tra l’altro in condizioni proibitive per la pioggia), ma come Lazio e Roma sofferto più di quanto abbia fatto l’Inter.

Così, se questo genere di considerazioni può valere a qualcosa e non è solo fermarsi al risultato.

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