#ChievoInter, le pagelle malpensanti del lunedì

Terza parte

Insomma, dopo un inizio di stagione più che scoppiettante, con prestazioni a tratti anche mostruose (l’Inter ha chiuso a reti inviolate ben 8 partite), per una volta ci sta che l’olandese segua una luna storta: gliela si perdona facilmente, soprattutto perché si è consapevoli che si tratta di rarità, eccezionalità che vedremo pochissimo in stagione… augurandoci anche soltanto una volta, questa.

C’è anche un merito, però: l’azione per il gol di Perisic parte dal suo piede.

SKRINIAR 5,5

Nel delirio sfascista del post-Chievo interista, c’è qualche tifoso che vede in De Vrij una certa dose di colpa nel gol subito. Il motivo della lagnanza sarebbe il non aver tenuto alta la linea sul lancio di Rossettini.

Il concetto, però, è piuttosto semplice e lo abbiamo detto con De Vrij: in quella situazione fai tutto tranne che fuorigioco: la posizione di Pellissier e Stepinski, anche togliendo Skriniar, è talmente sul filo dei centimetri da non lasciare dubbio alla considerazione che pretendere un fuorigioco quando il cronometro segna il minuto 90:17 è follia dalla quale ogni difensore dotato di saggezza, o al limite che non sia scollegato dalla realtà, dovrebbe evitare come la peste.

Sul gol, l’unico che ha zero-colpe-zero è, quindi, proprio Skriniar: il fatto che c’è chi lo indica come colpevole lascia capire quanto nevrotico sappia essere l’interismo quando le cose non vanno come si vorrebbe.

 

Il problema, semmai, è che nel complesso è sembrato più in difficoltà che in altre partite, meno propenso a buttarsi nella mischia con la sua straripante vigoria che ormai ogni (più o meno) interista ha imparato ad amare (e il “più o meno” si può riferire sia a “ogni” che a “interista”).

“Fisicamente in difficoltà” è qualcosa che sembra difficile scrivere per Skriniar e invece è accaduto: nel complesso ha perso più duelli di quanti non ne abbia vinti, tanto che le palle recuperate si ferma a un misero “2” che è probabilmente caso unico nella sua ancora breve carriera all’Inter.

Giornata un po’ storta anche per lui, con qualche imprecisione di troppo in impostazione che solitamente non commette.

Ma, anche in questo caso, bando a ogni dubbio: l’unico difensore dell’Inter attuale che terrei sempre in campo, a prescindere dalle condizioni, anche in stampella, è proprio Milan Skriniar.

D’AMBROSIO 6+

Nel primo tempo è più o meno ovunque, sia in attacco che in difesa, riesce anche a mettere un paio di cross interessanti di sinistro e un terzo perfetto per Icardi che però battezza con eccessiva leggerezza e spara addosso a Sorrentino: crea due occasioni, due “key passes”, su una fascia che gli è sempre stata complicata.

 

Nel secondo tempo va in sofferenza come tutti ma fa di necessità virtù, più di tutti: è quello che si sbilancia di meno e che ci mette quel pizzico di attenzione in più.

Spalletti poi gli chiede di fare il terzo centrale a sinistra e tutto sommato se la cava, salvo nel finale in cui viene travolto dagli eventi, con larghi margini di incolpevolezza.

Il voto è un po’ più basso di quanto meritato per una certa imprecisione negli appoggi che, alla lunga, lo portano a percentuali più basse dei suoi compagni di reparto.

BROZOVIC 6+

Il cronometro segna il minuto 89, con tre di recupero concessi dall’arbitro Pasqua. C’è un calcio d’angolo per l’Inter e a battere va Brozovic.

Quello che accade è emblematico: se qualcuno fosse stato accanto a me, avrebbe sentito l’urlo a squarciagola “macosabattiafare!” provenire dal profondo del mio stomaco rattrappito dall’orrore che si stava manifestando davanti ai nostri occhi.

Ma cosa batti a fare? Al 90esimo? Dopo mezz’ora di difficoltà e di fatica?

La sliding door vera della partita è tutta in quel calcio d’angolo che precede di un minuto il gol: quasi tutti gli angoli battuti corti cincischiando a due, magari con palla che qualche volta torna al portiere, e quando conta invece proviamo a batterla come se si dovesse vincere a tutti i costi.

 

Questo calcio d’angolo mostra quello che, al momento, è l’unico vero grande difetto rimasto a Brozovic: la maturità di capire il momento, di avvinghiarsi alle vicende della partita con lucidità e raziocinio.

Al di là di questo, nel primo tempo la sofferenza è stata tantissima perché Giaccherini gli si è incollato a mo’ di francobollo, impedendogli persino la ricezione: alla fine il conto dei palloni persi registra un calo di oltre il 30% in meno rispetto a quanto ci ha abituati.

Difficoltà che, però, non hanno intaccato la precisione, rimasta altissima (solo 2 passaggi sbagliati),  ma neanche l’efficacia in fase di non possesso: in questa partita, Brozovic è stato il miglior difensore dell’Inter con 11 duelli vinti su 17, 2 palle intercettate, 3 respinte.

Per impegno non gli si può rimproverare proprio nulla, alla fine è sempre quello che corre di più, contrasta di più e lotta di più:

Partita da 7 se non fosse per quella lunga pausa di un quarto d’ora in cui tocca sì e no 5 palloni, per la sofferenza iniziale in cui non è riuscito a trovare la posizione per scardinare la marcatura di Giaccherini e, ovviamente, per l’errore sul calcio d’angolo.

 

JOAO MARIO 6,5

Il più continuo del centrocampo interista: frase d’apertura che mi concedo volentieri perché, amando i paradossi, immagino che faccia anche un po’ sorridere visto il lungo periodo di buio che ha attraversato la sua carriera in nerazzurro.

Il più bravo di tutti a trovare spazio tra le linee, negli angoli ciechi, negli half space, nel dare supporto ai compagni in difficoltà. L’unica pausa che si prende è attorno alla mezz’ora del primo tempo, ma è dovuta alla ricerca di una posizione buona per far male al Chievo: solo che i compagni non lo assecondano e lui, dopo qualche minuto, torna al registro precedente.

Sulla coscienza ha un gol praticamente fatto, davanti alla porta spalancata con Sorrentino in gita a… Sorrento sull’assist splendido di Perisic: adesso che possiamo dirlo (pur ancora sotto voce) che è recuperato alla causa, serve fare lo step successivo nel più breve tempo possibile: più cattiveria e più decisione sotto porta.

 

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