#ChievoInter, le pagelle malpensanti del lunedì

Quarta parte

Al momento attuale, però, sembra imprescindibile perché è l’unica vera alternativa di qualità a Brozovic, potendosi aggiungere al croato: è lui quello che tocca più palloni in questa partita ed è quello che sostanzialmente riesce a sgusciare via dalla marcatura a uomo, piuttosto attenta, di Kiyine.

La cosa che stupisce di più, però, è la voglia e la forza che ci mette in fase di non possesso: se Brozovic è stato il miglior difensore interista, lui è sul secondo gradino del podio e, finché in campo, quello dal contachilometri più impegnato.

NAINGGOLAN 6

 

Anche qui si va controcorrente, perché lo vedremo meglio nell’analisi tattica, ma se l’Inter riesce a riprendere in mano la partita dopo i primi 15 minuti di pressing asfissiante del Chievo lo deve a come hanno gestito le proprie posizioni sia Perisic che Nainggolan. Non è un caso che il gol arrivi proprio in un momento in cui Nainggolan e Perisic si trovano in posizioni che per il Chievo diventano illeggibili:

Cambiandola, riesce a entrare più nel vivo dell’azione, lui che è l’unico dei tre di metà campo sul quale non c’è marcatura: a fine partita sono 50 passaggi su 65 minuti, mentre Brozovic si ferma a 70 con tutta la partita, recupero compreso.

Ha sulla coscienza un tiro da fuori che per lui dovrebbe essere un gioco da ragazzi trasformare in gol e invece spara alto.

Chiaramente in difficoltà fisica dopo i primi 40 minuti, esce forse con qualche minuto di ritardo, nonostante avesse trovato il modo per risultare determinante: è lui a strappare il pallone a metà campo, poi lanciato per Icardi in profondità, nell’occasione sprecata dall’argentino… o murata da Sorrentino, come preferite.

L’Inter, però, ha disperatamente bisogno del Nainggolan migliore, non quello che dura mezz’ora o che si fa punire dalla società per i reiterati ritardi nel presentarsi agli allenamenti: vuoi o non vuoi, è lui che cambia il volto di questa metà campo e la partita contro il Chievo lo dimostra, perché non è un caso che il gol arrivi proprio nel momento migliore del belga.

 

POLITANO 5

Sembra stanco, e lo vedi perché oltre a rientrare male lo fa con una lentezza stupefacente.

In generale è sempre apparso piuttosto “solido” nei contrasti, anche quando ne è uscito sconfitto: contro il Chievo, invece, ha manifestato una mollezza spiegabile solo con la fatica di chi ha giocato e corso tanto.

Insomma, ci può stare, tutto sommato, anche se nel secondo tempo sparisce talmente tanto da lasciar pensare a una squadra con un uomo in meno:

La sua sostituzione arriva dopo che Spalletti lo aveva rimproverato già tre volte, in una sgolandosi talmente tanto da farsi sentire anche dalla tv, per i suoi mancati rientri:

 

In attacco sono venuti a mancare i suoi cross e soprattutto il suo tentativo da fuori: per caratteristiche fisiche e tecniche, questa squadra non è propensa a provarci granché fuori dai 16 metri. Gli unici sono Nainggolan, Keita e proprio Politano, oltre che Brozovic di tanto in tanto, non aiutato certo dalla posizione di metodista (rispolveriamo un vecchio caro vocabolo di un calcio che non c’è più).

Di questo deve rendersene conto: considerando le sue carenze tattiche, se gioca deve capire che è necessario che provi a fare la differenza, in un modo o nell’altro.

PERISIC 7

L’impressione è che anche in questo caso valga la considerazione del lettore Pane: di fronte a problemi complessi è raro trovare approcci complessi, con spiegazioni complesse.

Durante la partita, si leggevano commenti sulla falsariga di quanto espresso nelle settimane precedenti, ma abbiamo anche spiegato perché: criticare Perisic è diventato un fenomeno di costume che prescinde dalla prestazione e affonda le sue radici sulle aspettative che abbiamo.

La partita del croato, però, andrebbe fatta vedere a tutti quelli che vogliono fare l’ala vera, cioè di quelle che, come si diceva una volta, “arano” tutta la fascia su e giù senza soluzione di continuità, risultando importanti in entrambe le fasi di gioco.

 

È lui che al 77esimo si produce in una serie di doppi passi che altrove sarebbero stati celebrati per giorni: il tiro, però, finisce fuori di poco.

È lui che offre la palla a Joao Mario, che dovrebbe solo spingerla in rete: era il 45esimo e sarebbe stato il colpo perfetto per il ko clivense.

È lui che serve a Icardi il pallone perfetto sul contropiede che poi Sorrentino ferma sul primo palo.

È lui che serve a Icardi quello che si può definire un vero e proprio “cioccolatino” da mandare giù in un sol boccone e che invece l’argentino interpreta con eccesso di leggerezza:

Nel finale è lui che fa partire un contropiede che non si concretizza sull’asse Vecino-Icardi perché l’argentino è in fuorigioco.

A questo aggiungiamo il gol che viene dopo un’azione splendida in cui ha l’intuizione giusta per fare il velo su Icardi, ma soprattutto una quantità di corsa e di impegno che lasciano ben sperare per il futuro: vince 9 duelli su 15, lui che di solito esce più sconfitto che vittorioso.

Insomma, prestazione maiuscola al di là del gol: Spalletti nel finale gli chiede di fare il terzino e lui lo fa, con diligenza e applicazione.

 

ICARDI 7

Comincia a serpeggiare il dubbio che Icardi troppo spesso lontano dall’area sia meno efficace. Da parte di chi vi scrive non c’è dubbio alcuno:

Questo Icardi, così, è un calciatore che fa bene all’Inter: quanto più è irrigidita la posizione dell’argentino, tanto più l’Inter fa fatica nel far risalire il pallone: è sotto gli occhi di tutti.

La touchmap di Mauro è tipica dell’attaccante moderno, completo, a 360°:

Il problema è, semmai, capire se questa maggiore ampiezza di movimenti gli pregiudichi qualcosa dal punto di vista realizzativo. Non voglio cedere al tentativo di darmi vita facile, dicendo che comunque in porta c’è andato due volte, che in entrambe è lui a essere troppo superficiale e tirare su Sorrentino, oltre che sprecare il possibile assist di Perisic che abbiamo visto sopra.

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