#InterNapoli 1-0: l’#Inter e la partita che non ti aspetti (nel bene e nel male)

Introduzione

Update: vengo a conoscenza adesso della morte di un tifoso interista a causa degli scontri di ieri. Probabilmente mi sarei risparmiato la levataccia di mattina presto e questo racconto che (mi) assume connotati diversi ma che decido comunque di lasciare online.

#InterNapoli sarebbe una di quelle pagine di calcio che dovrebbero essere raccontate in un certo modo… anzi, sono costretto a usare un tempo diverso: dovevano essere raccontate in maniera diversa.

Purtroppo, però, e la premessa è assolutamente necessaria e ineludibile, una parte dello stadio (piccola o grande che sia, non so e non ho i metodi per quantificarla) ha deciso di rovinare quella che è tra le partite più belle della stagione, e che quasi sicuramente rimarrà nella lista delle top.

E la premessa è d’obbligo perché la faccenda non si può minimizzare: perché dalla tv i “buuu” razzisti si sono sentiti, tanto da costringere me e tanti altri a esprimersi in presa diretta perché il fatto era più che evidente.

Approfitto anche del cortese contributo di un tifoso milanista per sottolineare anche altri aspetti sulla vicenda.

E, aggiungo, si prova anche un certo fastidio nel leggere il tentativo di ridurre, o addirittura misconoscere, l’entità di quanto accaduto. Se è una, cinque o dieci volte, oppure se è fatto da 10, 100 o 1000 imbecilli non cambia assolutamente nulla… anche se, purtroppo, i racconti che arrivano dallo stadio non sono confortanti: grandissime fette dello stadio si è anche stizzita di fronte a queste manifestazioni di idiozia, ma quella fetta che ne è protagonista è sin troppo sostanziosa.

Il risultato finale è che a causa di questo nutrito gruppo di gente che non dovrebbe avere più a che fare con lo sport, si parla di tutto tranne che di partita, dando spago a chi vuol parlare di tutto tranne che dei meriti dell’Inter.

 

Ho riportato anche il contributo dell’utente Francesco perché è giusto anche ricordare che l’interismo non è quella roba lì. Chi tifa Inter lo fa anche in nome di principi che sono chiari e inequivocabili: fosse stato anche soltanto un modo per irretire l’avversario più forte, è semplicemente il modo sbagliato di farlo.

Come già detto qualche riga fa, certa stampa ci sguazza. Una volta è il fallo di polpastrello, un’altra è il rigorino su Zaniolo che non c’è (dimenticandosi che ne manca anche uno all’Inter su Icardi), oggi è questa manifestazione di razzismo: c’è chi non vede l’ora di spalare vagonate di merda sui successi dell’Inter, al punto da inventarsi scenari che non sono mai esistiti e parlare di “Far West”.

 

Della bellissima partita che è stata, nessun cenno, nessuna celebrazione, neanche ieri negli studi di Sky e Rai nel post partita.

Eppure, soprattutto nel primo tempo, si dovrebbe parlare di una partita che per intensità emotiva, per atteggiamento delle due squadre, per qualità di quanto espresso sul campo, sarebbe stata perfetta per la Premier League: unite l’intensità di certe partite inglesi e il ritmo serrato della narrazione del football a quelle latitudini, mescolate con manciate di sapienza tattica all’italiana e ritroverete il racconto di Inter-Napoli.

Il primo tempo dell’Inter è probabilmente quanto di meglio fatto vedere dai nerazzurri in versione Spalletti. Di meglio inteso come qualità dell’approccio alla gara, come atteggiamento, come intensità, come idea di un calcio propositivo e per larghissimi tratti anche molto bello da vedere, a cui, però, purtroppo fa da contraltare quell’endemico problema che affligge l’Inter ormai da molti anni: superata la trequarti, spesso si spegne la luce e le scelte non sempre sono felici. Anzi.

In questo caso va anche fatto un distinguo: nella maggioranza dei casi c’è del merito, assoluto, della difesa del Napoli e soprattutto di un Koulibaly devastante, dominante come in Italia raramente si è visto fare da un difensore. A memoria, uno strapotere fisico del genere, un tempismo così perfetto uniti a una qualità e una pulizia tecnica così spiccata e evidente non hanno riscontri nel passato.

 

Questo non si traduce per forza nel concetto di “difensore più forte visto in Italia” ma per completezza, determinazione e puntualità degli interventi, tra l’altro anche “puliti”, non c’è paragone possibile: senza volere esagerare per forza, durante la partita pensavo a un mix tra Thuram, Blanc e Samuel, tanto il francese (naturalizzato senegalese) sapeva essere efficace e persino elegante in tutti gli aspetti del gioco.

E quando non funzionava il muro napoletano, funzionava quello mentale e tecnico dell’Inter: a fronte di una produzione di gioco a tratti impressionante nei primi 45 minuti, il conteggio delle occasioni ha assunto connotazioni asfittiche.

Di fronte si sono trovate le due squadre che tengono di più la palla in termini di passaggi effettuati, anche se al momento per possesso è la Juventus la prima in Serie A. Inter e Napoli, però, hanno un gioco che si basa molto sul passaggio corto e più rapido, mentre la Juventus dipana il suo calcio più lentamente e con una maggior dose di passaggi lunghi.

 

Si parla di 600 passaggi medi per il Napoli, 560 per l’Inter, che primeggia in Serie A per la quantità di passaggi corti: è l’unica, con la Sampdoria, a sforare il 90% di passaggi corti sul totale dei passaggi effettuati, mentre il Napoli si avvicina a quella soglia che gli vede davanti Sassuolo e, appunto, i blucerchiati.

Insomma, la partita sembra essere scritta già in parte nel dna delle due squadre.

Ancelotti, però, ci mette del suo in partenza schierando il Napoli con un improbabile 4-4-2 in cui tutti gli esterni sono fuori ruolo a parte Mario Rui.

Si parte con quello splendido progetto di centrocampista box-to-box di nome Fabian Ruiz, capace di fare anche il regista o il trequartista all’occorrenza, ma che comunque vive per natura negli spazi più centrali del campo, schierato da ala destra.

A sinistra, invece, Zielinski, mentre a destra in difesa ci va inspiegabilmente Callejon.

Al 4° minuto si vede subito la mancanza di dimestichezza di Callejon con la posizione da esterno di difesa: parte troppo largo e rimane in mezzo alla posizione che dovrebbe e quella che vorrebbe prendere; Icardi raccoglie la palla a metà campo e di sinistro lancia Perisic proprio alle spalle dello spagnolo, che però poi riesce a chiudere a rotta di collo.

 

Eppure tra Verdi, Maksimovic e Ghoulam avrebbe materiale da schierare sulle fasce.

Il disegno è apparso chiaro in qualche frangente di gioco: nel disegno tattico di Ancelotti, Zielinski e Fabian Ruiz (vista la presenza di Rui e Ruiz, per il secondo usiamo il nome) avrebbero dovuto buttarsi nel mezzo, creando superiorità e consentendo a Hamsik di salire in posizione da trequartista. Posizione necessaria, tra l’altro, per espletare quello che era il compito assegnato in partenza: marcare a uomo Brozovic, fonte di gioco nerazzurra.

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