#InterNapoli 1-0: l’#Inter e la partita che non ti aspetti (nel bene e nel male)

Seconda parte

Icardi è uno dei giocatori più corretti della Serie A e soltanto la narrativa becera dei media italiani lo ha trasformato in un “bad boy” che non esiste né nella vita privata né sul campo: Icardi non si butta mai. Mai. Mai neanche quando ci sarebbe un contatto buono per un rigore che, cadendo, non genererebbe alcun dubbio sulla legittimità dell’assegnazione.

Ma Icardi non si butta: controlla col sinistro ma non ha il tempo di richiamare correttamente il destro che era stato toccato da Meret: la palla è lenta e Koulibaly salva facilmente ma provvidenzialmente.

Nel finale si riaccende la fascia sinistra, con Asamoah che dà in verticale a Perisic, l’appoggio per Joao Mario è delizioso: San Siro urla all’unisono “tira” e il portoghese obbedisce, estraendo dal cilindro un gran tiro che però va fuori di poco.

Il primo tempo finisce così, con un’Inter per larghi tratti arrembante ma con il solito problema dell’ultima scelta, sia che si tratti di ultimo passaggio che di ultimo movimento degli attaccanti.

Il primo tempo si è dipanato sul filo di un’Inter arrembante in pressing e un Napoli stranamente contratto, anche se sembra essere proprio un disegno di Ancelotti. Quando perde palla in avanti, infatti, il Napoli tende a scappare dietro per ricompattare le linee e non offrire campo all’Inter: i nerazzurri, invece, fanno l’esatto opposto.

Così, il possesso palla nerazzurro a tratti diventa estenuante per gli azzurri. Nell’idea di Spalletti, se è necessario la palla deve tornare anche dietro per attirare gli avversari e riaprire campo e spazi, cosa che succede più spesso di quanto non sia lecito aspettarsi da una squadra come il Napoli

Nella somma, l’Inter si lascia preferire di gran lunga, nonostante il Napoli non sia rinunciatario, perché ogni volta che prende palla è evidente il tentativo di ripartire forte per mettere in difficoltà l’Inter che sulle marcature preventive ha mostrato più di una carenza in qualche occasione.

Il primo tempo è stato di una intensità incredibile: in porta ci si è arrivati poco e qualcuno può pensare a una partita poco spettacolare, in verità si è rivelata una partita tatticamente davvero bella da vedere nonostante le scelte di Ancelotti non siano parse felicissime.

 

Nel primo tempo, sugli scudi certamente Joao Mario (il migliore in campo), Borja Valero per l’intensità del pressing, Icardi per la quantità del gioco e la qualità degli appoggi ai compagni: le scelte di arretramento dell’argentino non sono continue, ma vengono da perfette letture delle difficoltà dei compagni, segno di un calciatore che ha una lucidità pazzesca in campo, segno di un calciatore che ha potenzialità ancora inespresse da questo punto di vista.

Icardi così è impressionante e può solo migliorare: dal punto di vista realizzativo non gli toglie nulla e durante la sosta spiegheremo perché.

Nel secondo tempo Mazzoleni comincia a perdere colpi: dopo un minuto c’è un fallo da dietro di Milik su Borja Valero ma l’arbitro non sanziona col giallo come dovrebbe. Fin lì la direzione non era stata eccelsa, con alcune scelte più che rivedibili. Se, però, nel secondo tempo l’atmosfera si surriscalda è anzitutto perché l’arbitro la incattivisce di suo, a partire da questa scelta su Milik, per continuare con una ammonizione (8° minuto) a Borja Valero nonostante fosse intervento sulla palla.

Nessun cambio nelle squadre ma qualcosa che cambia nel pressing del Napoli sì: Milik si impegna decisamente di più nel limitare la ricezione di Brozovic e, quando è costretto ad alzare il pressing su De Vrij, sono Insigne e, più costantemente, Allan ad alzarsi sul croato, con inevitabile calo della qualità di circolazione da parte dell’Inter.

 

Che, dal canto suo, non alza più il pressing come prima e sceglie una via leggermente più attendista, con un baricentro più basso. Paradossalmente questo concede al Napoli più occasioni, soprattutto da sinistra dove Mario Rui non viene seguito mai da Politano mentre D’Ambrosio è costretto a imbucarsi in mezzo per prendere Fabian: nei primi minuti sono tre le occasioni di pericolo che De Vrij è costretto a rintuzzare.

La partita si fa più nervosa dal punto di vista tattico, visto che da ambo le parti si assiste a un florilegio di errori inspiegabile per squadre di questa qualità nel possesso palla. Sbagliano tutti, da Allan a Borja Valero, da Joao Mario a Fabian Ruiz, da Icardi a Insigne, da Perisic a Callejon, non se ne salva uno nei primi 10/15 minuti del secondo tempo.

Al 9° minuto sale di nuovo Perisic, aiutato alle spalle da Asamoah: non è una sovrapposizione ma aiuta a non avere il raddoppio di Callejon: la palla imbucata per Icardi è buona ma troppo defilata, l’argentino rientra e serve a Brozovic fuori area che spara alto.

 

Poco dopo Allan stende Icardi a metà campo, Mazzoleni concede un vantaggio ridicolo: Perisic mette la palla fuori per soccorrere l’argentino e l’arbitro ammonisce Allan. Sono piccoli segnali ma nella testa dei calciatori fanno presa, perché l’arbitro dà il segno della sua scarsa presa sulla partita.

In questa fase della partita l’Inter subisce il suo primo calo, stesso periodo di gioco in cui erano emerse le difficoltà nelle partite precedenti: a soffrire più di tutti sono Borja Valero, che costringe i compagni a un paio di errori a causa del suo ritardo nel prendere posizione, e Politano, più volte ripreso da Spalletti perché non rientra praticamente mai e autore di un paio di appoggi che creano difficoltà ai compagni, uno su tutti a Brozovic in mezzo al campo.

Il primo cambio arriva effettivamente meno di 5 minuti dopo

Un po’ in affanno anche Joao Mario, che sbaglia un paio di appoggi e un paio di ripartenze interessanti. Comincia la danza degli errori grossolani anche Perisic, con un passaggio verso il centro preda del Napoli. Insomma, se potesse, Spalletti ne cambierebbe più d’uno.

 

Ma in questo periodo i tempi di interventi dell’allenatore sono perfettamente calati nel contesto della partita, tanto da essere persino prevedibili: ho scritto il tweet di cui sopra poco dopo un passaggio filtrante di De Vrij per Borja Valero in ritardo, ed era il minuto 57:12; Borja Valero esce al 63:45, ovvero dopo 6 minuti e mezzo…

E la tempistica è perfetta, perché questa è la heatmap dell’Inter tra il 50esimo e il 60esimo… quella di una squadra che non riesce più a uscire dalla sua trequarti (attacca da sinistra verso destra):

Questa è, invece, quella del Napoli… ovvero quella di una squadra che gioca soltanto nella trequarti avversaria (attacca da destra verso sinistra): non arriva in area avversaria, ma controlla totalmente il flusso del gioco e impedisce all’Inter di fare la partita.

 

Spalletti interviene correttamente, insomma.

Lo spagnolo esce per fare posto a Vecino: qualcuno pensa sia il cambio sbagliato, alla fine sarà il primo dei tre che decideranno la partita.

Il Napoli prende campo e emerge, soprattutto perché si scrolla di dosso l’attendismo ancelottiano e torna a una delle caratteristiche che emerse nel periodo sarriano: l’occupazione in massa della fascia sinistra, proprio dove l’Inter stava cedendo da un po’ di tempo.

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