#InterNapoli 1-0: l’#Inter e la partita che non ti aspetti (nel bene e nel male)

Ultima parte

De Vrij prova a metterci una pezza ma il polacco lo anticipa: Mertens crossa in mezzo verso Insigne e Handanovic esce, deviando la palla. L’evoluzione dell’azione dovrebbe suggerire ai detrattori di Handanovic che “uscire” non è per forza di cose una scelta saggia, perché in questo caso Insigne riesce a recuperare il pallone e tirare in porta, salvato d’istinto dal portiere sloveno.

La palla finisce a Zielinski che batte a colpo sicuro, il cuore dei tifosi interisti si ferma di fronte a quella che sembra l’ennesima beffa: la porta è sguarnita, se non fosse che al centro c’è una figura in nerazzurro… quella sbagliata però, perché non può prenderla con le mani.

Non importa, perché il tiro di Zielinksi è, sì, forte, ma basso e finisce sulle ginocchia di Asamoah in tuffo, provvidenziale presenza che si fa perdonare tanti errori negli ultimi 2 mesi.

In mezzo, De Vrij esulta come se avesse segnato.

Poco dopo altro scontro Callejon-Keita che sbracciano, ma Mazzoleni punisce l’interista.

Il lancio viene raccolto dall’Inter e Brozovic inventa un’apertura di prima verso Keita, la vera grande genialata della partita, forse l’unica del croato che trova il compagno da solo contro Callejon. Insigne capisce che c’è qualcosa che non quadra e si fa 50 metri a tutta corsa, ma è in ritardo e sortisce l’effetto contrario: Keita vede il raddoppio e prova a metterla in mezzo d’esterno, trovando la deviazione di Callejon.

La palla, così, arriva in mezzo all’area dove c’è Vecino.

 

Ora, quando qualcuno dice “cambio sbagliato” parlando di Vecino, dovrebbe rivedere questa azione: perché è proprio Vecino a passare la palla a Brozovic che poi apre verso Keita. E Vecino, dopo averla data al compagno, non ci pensa due volte e si fionda in area facendo perdere le sue tracce a Zielinski.

Riguardate l’azione focalizzando l’attenzione sul calciatore uruguaiano e soprattutto a come guarda, arrivato sulla trequarti, la posizione dei compagni: è quello sguardo a infondergli la sapienza di quello che deve essere fatto pochi secondi dopo:

Vecino è anche fondamentale perché la sua posizione e la sua finta sbilanciano i due centrali difensivi del Napoli, mandandoli fuori giri e lasciando spazio a Lautaro Martinez: dall’alto è ancora più evidente.

 

Il velo per Lautaro Martinez è l’intuizione giusta, il gol è splendido perché tecnicamente difficile, palla più alta del previsto, movimento del piede dall’alto verso il basso, di sinistro (che non è il suo piede) in controtempo: una bellezza rarissima che nessuno ha decantato nella maniera giusta.

Il finale si incendia tra Keita e Insigne e a farne le spese è l’attaccante napoletano, espulso: dalle immagini non si capisce cosa succeda, poi fanno vedere Insigne che scalcia Keita a gioco fermo ma sembra un’azione precedente. Purtroppo la regia s’è persa tutto per degli stupidi primi piani.

Mazzoleni poi la chiude definitivamente.

Conclusioni

Una partita dai contenuti tattici importanti, intensa, in cui le squadre sono venute a mancare soprattutto nella parte finale dell’azione. L’Inter, più del Napoli, è stata bravissima nel costruirsi l’azione secondo uno spartito che ormai sta mandando a memoria, che quest’anno ha perduto solo contro il Barcellona e che l’anno scorso aveva smarrito soltanto in un caso, ovvero contro il Napoli di Sarri.

 

E questa è la vera novità di quest’anno: il Napoli di Ancelotti tenuto a bada con (una parte del)le armi del Napoli di Sarri.

È il segno del cambiamento tra due allenatori molto diversi tra loro, cambiamento che consiste soprattutto in una minore pericolosità complessiva dei partenopei: l’atteggiamento tattico della squadra di Sarri era tale che ad un certo punto era fisiologico arretrare e subire quel palleggio rapido e furioso sul tuo ultimo terzo di campo.

Quest’anno non è così: è in atto una “normalizzazione” del Napoli che potrebbe richiedere più tempo del previsto per consentirgli di tornare competitivo nei confronti della Juventus, a meno di improbabili suicidi bianconeri o ancora più improbabili colpi a sorpresa di De Laurentiis nel mercato di gennaio.

L’Inter, invece, ha estremo bisogno di recuperare Perisic alla causa. Il Perisic attaccante, intendo; così come è doveroso chiedere di più a Politano in fase realizzativa (10 gol l’anno scorso, ma in posizione di attaccante vero); così come è doveroso far funzionare Nainggolan, sempre che resti: questa Inter ha bisogno di creare qualcosa di diverso e di crederci di più.

Perché negli ultimi 15 metri sono tanti gli errori: di chi deve servire e di chi suggerisce il passaggio, spesso viaggianti su linee divergenti. Tanto che l’Inter fino all’area avversaria ha medie di precisione vicine al 90%, mentre negli ultimi 20 metri va sotto il 70%.

 

Se proprio non è possibile trovare qualcosa che cambi l’andazzo, a quel punto è necessario cercare di più il tiro da fuori, chiedendo a Politano, Perisic, Keita e Nainggolan, ma anche a Joao Mario, di provarci di più: perché tanto… dico, non arrivare per non arrivare, tanto vale rischiare qualcosa di più ogni tanto.

Per come la vedo io, la partita l’ha persa Ancelotti, sacrificando il Napoli nei primi 20 minuti del primo tempo e sbagliando i cambi, mentre Spalletti li ha azzeccati tutti e tre, non fosse altro che per la dinamica del gol: Keita in mezzo per Vecino che finta, palla a Lautaro e gol. Tutti e tre i nuovi entrati protagonisti. Ci sarà qualcuno che gliene renderà merito stavolta?

Ma soprattutto, gli renderà merito di una partita giocata da grande squadra? Perché è vero che all’Inter è mancato molto negli ultimi metri, ma lì pesa molto di più la testa dei calciatori, la loro voglia e la loro convinzione di poter essere pericolosi. Dal punto di vista della preparazione è stata una partita a tratti perfetta, con il Napoli messo in soggezione per la maggior parte dell’incontro, cedendo campo solo quando si è avuto il calo fisico atteso: impensabile durare a questi ritmi per tutti i 90 minuti.

Ve ne siete accorti? Ci siete arrivati fin qui? Siete degli eroi, e vi spiego perché.

 

Perché questo è il post-partita più lungo che abbia mai scritto: la partita lo meritava e i media si stanno occupando quasi esclusivamente dei discorsi extra-calcistici. Anche con editoriali che già dal titolo fanno capire quanto sono fuori di testa e non viene neanche la voglia di leggerli:

Non lo merita l’Inter, non lo merita il Napoli, non lo merita una partita di questo genere che, anzi, andrebbe evidenziata per la sua diversità a confronto di un campionato italiano in cui spesso il concetto di “tattica” si limita a quello di “difesa”.

 

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