Calcio in #InterNapoli: analisi malpensante 1° tempo

Introduzione

C’è tanto calcio in questo articolo, anche se c’è una doverosa premessa da fare… anche se è premessa che mi costringerà a fare gli straordinari e fare un secondo articolo col 2° tempo e le pagelle.

Perché alla fine il comunicato dell’Inter è arrivato. Il comunicato potete leggerlo per intero cliccando sull’immagine, vi riporterà sul sito ufficiale:

Il comunicato è perfetto, nei toni e nelle parole. Ma mi piace sottolineare due cose.

La prima è che arriva circa tre ore dopo il comunicato ufficiale della Lega Serie A con cui si stanga l’Inter e quella stragrande maggioranza di tifo pulito che non potrà andare allo stadio per colpa di un, pur nutrito, gruppo di sostenitori che evidentemente non ne comprendono il dna.

 

La seconda è che non fa menzione di alcun ricorso. Niente, zero, nisba.

Il che è già un successo visto che in altri casi è stato fatto così, consentendo a tanti bambini di urlare “merda” al rinvio del portiere.

Certo, poi ci si dovrebbe chiedere perché per l’Inter si usa un metro e una misura, con le altre squadre l’esatto opposto. Per cui se i cori di discriminazione razziale, con buuuu inclusi, sono fatti dalle tifoserie, che so, di Juventus e Roma, si chiude la curva per una giornata e tutti felici.

Nel 2015 si arrivò persino all’assurdo di una sospensione della squalifica della curva per consentire la festa scudetto:

Letteralmente fuori di testa.

No, dico, pensiamoci: in Italia ci sono pezzi di curve in mano alla ‘Ndrangheta e queste sono tenute aperte, tollerando bagarinaggio a cielo aperto che serve probabilmente a finanziare traffici illeciti: curve intonse da qualsivoglia provvedimento disciplinare.

 

Così come è fuori di testa la scelta di vietare la trasferta di Empoli ai tifosi nerazzurri: non si capisce per quale assunto, anche se purtroppo non credo neanche ci siano margini per chiedere la revoca del provvedimento.

Avevo pensato di parlarvi del polverone gigantesco creato anche per coprire le falle della sicurezza a Milano nel giorno degli scontri; parlarvi di quelle bocche di fuoco, tipo Bargiggia, che votano Casa Pound però poi ci fanno la morale sugli stadi; raccontarvi di quel Ministro degli Interni che blatera “non si può morire per una partita di calcio” quando il calcio con quella morte non c’entra assolutamente nulla, per non parlare del fatto che evidentemente ci sono morti che interessano al ministro e altre no (lo stesso, tra l’altro, che abbraccia e saluta un capo-ultrà del Milan piuttosto noto alle Forze dell’Ordine).

Vi avrei voluto raccontare di Cristiano Ronaldo che improvvisa un “no racism” a dicembre mentre a settembre, durante Juventus-Napoli, evidentemente in campo aveva troppa adrenalina in corpo, fin sulle orecchie che, tappate, gli hanno impedito di sentire i cori di discriminazione razziale e i buuu razzisti. Quelli sì, però, puniti per una giornata con curva, solo curva, chiusa:

In cui la differenza potrebbe averla fatta l’improvvisa morte e poi resurrezione dei collaboratori della Procura Federale che, a Torino, erano deceduti nel momento dei cori e dei buuuuu, tanto da costringere il Procuratore a scrivere che l’insulto verso Koulibaly era stato “non qualificato autonomamente come tale dai collaboratori della Procura federale”. Rendiamoci conto.

 

Giornata, quella, in cui, caso strano, la giornalista della Gazzetta, Fabiana della Valle, o no c’era o aveva finito i giga, oppure è stata colta da improvviso calo di memoria, tanto da dimenticare i precedenti allo Stadium ma essere costretta a ricordare Boateng:

Sempre lato Gazzetta mi sarebbe piaciuto approfondire l’argomento della “legittima offesa”:

Perché io ricordo che quando fu per Balotelli contro la Roma, fu definito provocatore, ci fu Renga che addirittura chiese il Daspo in un articolo che è ormai sparito dalle pagine del Messaggero, ma che fortunatamente internet riesce ancora a conservare: andate su Twitter e cercatevi il Renga di oggi.

Renga - Balotelli - Daspo

Balotelli, nel suo periodo interista, non fu difeso da nessuno nonostante fosse ogni domenica bersaglio dei peggiori insulti razzisti e salve di “buuuu”.

 

E, no, fermo l’obiezione: qui non c’è gente con l’anello al naso, perché ce ne sarebbero state anche per quella stragrande maggioranza di San Siro che non avrà fischiato o ululato, ma non ha neanche reagito, non si è opposta e, anzi, è stata talmente in silenzio da consentire al becerume di passare attraverso i microfoni e arrivare nelle case tramite tv: voi chiamatela come volete, per me è connivenza e complicità.

Ce n’era di carne al fuoco, ma se da una parte ho resistito alla tentazione, dall’altra purtroppo mi sono lasciato ingolosire dalla tentazione di una gigantesca preterizione, ovvero di non dire dicendo. Solo che, conoscendomi, sapete che queste quattrocento parole sarebbero diventate quattromila, nel migliore (per voi) dei casi: quattrocento parole su queste pagine equivalgono all’omertà più assoluta.

Una cosa, però, è da dire, necessaria, a chiosa di tutto l’articolo che non c’è stato. Perché in tutto questo strepitare di parole inutili, di stupidità, in questo dispensare buonismo da 4 soldi, nelle manifestazioni untuose di approfittatori di professione, nel viscido apparire in ogni dove di ipocriti e ipocrisia, c’è un solo soggetto istituzionale che ne esce in maniera colossale, moralmente e eticamente da oscar.

Ed è l’Inter. Solo l’Inter, che prende posizione come mai fatto da nessuno prima d’ora.

Parliamo di calcio

Lo abbiamo detto nell’articolo precedente: Inter-Napoli è stata per molti versi una partita bellissima. Non credo lo sia stato per il calcio italiano, perché la sua bellezza si è estrinsecata sui percorsi del concetto di intensità e non su quello delle “occasioni da gol”: il primo è pane necessario a campionati come la Premier League, il secondo a quello più casereccio della Serie A.

Il grande merito delle due squadre è stato di avere un’idea di calcio propositiva, nonostante le due filosofie di partenza fossero diverse. Per quel che riguarda il primo tempo, l’Inter ha puntato molto di più sul possesso palla, mentre il Napoli ha giocato con una difesa un po’ troppo staccata e centrocampisti che, come vedremo, raramente hanno trovato la posizione giusta. L’atteggiamento complessivo era comunque propositivo perché il disegno era quello di recuperare palla sulla propria trequarti e avere più campo da sfruttare per le ripartenze veloci.

Il Napoli è stato disegnato da Ancelotti con tutti centrocampisti centrali o mezze ali a metà campo: l’idea era quella di costituire successivamente un quadrilatero per non offrire riferimenti precisi ai nerazzurri, mentre a garantire l’ampiezza dovevano essere i terzini: Callejon, che di mestiere farebbe l’attaccante esterno, e Mario Rui che è uno a cui piace spingere molto sulla fascia di competenza.

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