#InterNapoli: pagelle malpensanti e 2° tempo

Introduzione

Questo sito una volta aveva una pagina che ne definiva la mission. Nonostante nel tempo sia cambiata la direzione, la finalità, i metodi, gli argomenti, c’è una cosa che è rimasta sempre uguale: la vocazione.

In un periodo in cui è più facile creare fazioni, creare odio, spararle più grosse per aumentare click e audience, analizzare con attenzione e puntiglio può sembrare fuori tempo, anacronistico. Click e share sono importanti, ma solo se finalizzati a veicolare messaggi di un certo valore, altrimenti non fanno per noi.

Questo è un tempo in cui “esistere online” significa andare a caccia di numeri, sgomitare per produrre un pezzo online 2 secondi prima che lo faccia la Gazzetta, cercare spasmodica la “breaking news”, l’occasione per potere scrivere e dire “come vi avevamo anticipato in esclusiva”: non fa per noi. Saremo lenti e costantemente in ritardo rispetto alla “notizia”: perché, semplicemente, la notizia non ci interessa.

Oggi molti siti di informazione hanno inserito una piccola informazione all’inizio di ogni articolo: “tempo stimato di lettura”. Per noi è un’atrocità, un abominio inconcepibile quando si parla di informazione. Quindi, sì, su ilMalpensante.com troverete articoli molto lunghi, ma non semplicemente lunghi, perché troverete sempre informazioni; dovrete perderci tempo, troverete analisi, statistiche, numeri, video, approfondimenti e tutto quello che serve per arrivare in fondo, in quel luogo dove “la notizia” non è mai riuscita ad arrivare.

No, non è in arrivo il pistolotto serale del malpensante: era solo per spiegarvi perché, a distanza di 48 ore e con l’Empoli che arriverà fra più o meno 15 ore (se riesco a chiudere entro la mezzanotte, of course) su queste pagine si parla ancora di Napoli.

Ma di Inter-Napoli nel senso di calcio eh.

Gli altri due approfondimenti li trovate qui, eventualmente cliccando sulle immagini:

 

Non ci rimangono che il secondo tempo e le pagelle, con la promessa di essere più stringati del solito.

 

Abbiamo visto, nel secondo approfondimento, che l’Inter ha avuto almeno tatticamente ragione del Napoli perché ha occupato meglio gli spazi, soprattutto la trequarti, ma anche perché la strategia di Ancelotti si è rivelata troppo cervellotica per i meccanismi del Napoli.

Cervellotica e dispendiosa, di quel dispendio senza palla che evidentemente è indigesto a questi calciatori, che provengono da mesi e mesi di sarrismo, ovvero la religione del dispendio con palla.

Nel secondo tempo le cose sono andate nettamente meglio per i partenopei. Ancelotti ha, anzitutto, messo altre quattro toppe alle sue scelte iniziali, alzando di nuovo il pressing su Brozovic, alzando il baricentro del Napoli, occupato meglio la trequarti e, in particolar modo, chiedendo a Maksimovic di avanzare talmente poco da trasformare la difesa, in fase di possesso palla, in una difesa a 3 di fatto.

Dal canto suo, l’Inter ha sprecato una quantità industriale di palloni a volte semplici. Sono quegli errori che qui abbiamo segnalato molte volte, ovvero quelle imprecisioni banali che fanno perdere convinzione e sicurezza alla squadra, che comincia ad arretrare il baricentro, allungarsi, perdere le distanze e identità.

 

Andiamo con ordine, partendo dal pressing su Brozovic. Nel precedente approfondimento abbiamo visto come la scelta del tempo con cui appoggiare l’azione da parte di Borja Valero e Joao Mario è stata determinante: nel secondo tempo si è fatta sentire la fatica e, nonostante alcune buone intuizioni da dietro, i due sono stati nettamente meno efficaci, soprattutto lo spagnolo che poi ha lasciato spazio a Vecino.

La prima immagine è a pochi secondi dallo start: è evidente, se avete letto l’approfondimento precedente, quanto sia diversa la predisposizione del Napoli.

Le altre due immagini sono consecutive. Prima Brozovic è preso in consegna da Milik, come è accaduto talvolta nel primo tempo.

 

Con Milik che alza la pressione su De Vrij, è Allan a uscire su Brozovic, molto più in alto di quanto non ci si aspetterebbe.

Che fosse una scelta rinforzata nell’intervallo lo dimostra anche il linguaggio del corpo dei partenopei, come in questo caso quando Insigne fa cenno a Milik di (ri)prendere in consegna Brozovic mentre lui sta limitando la linea di passaggio verso Skriniar.

Anche l’occupazione della trequarti è apparsa più corretta, con tante scelte da parte di Zielinski e Allan a copertura, ma anche con una generale impostazione più stretta delle linee.

In fase di possesso palla, anzitutto è da evidenziare come Mario Rui abbia continuato ad attaccare, aumentando la frequenza delle salite: di fatto è stato un centrocampista aggiunto.

 

Operazione facilitata dal fatto che Maksimovic ha avuto chiara consegna di restare staccato per impedire a Perisic di avere campo per partire: non è un caso che la prestazione del croato sia crollata vertiginosamente tra primo e secondo tempo. Una sola immagine basta per evidenziare l’atteggiamento del Napoli, precisando che non si tratta di una “difesa a 3”, ma di un meccanismo di adattamento che fanno molte squadre che chiedono a uno dei terzini di rimanere più bloccato, tanto che ci sono alcuni allenatori che in quella zona inseriscono un centrale di difesa.

Chiaramente, di questa difesa a 3 per necessità, Koulibaly è quello sul centro-sinistra, Albiol centrale. Evidenziato in alto Mario Rui.

Avevamo anche anticipato che i partenopei si sono contraddistinti nel secondo tempo per avere ripreso in parte alcuni concetti degli anni con Sarri, uno su tutti: l’occupazione in massa di una fascia, preferibilmente la sinistra visto che a destra Callejon ama giocare lontano dai riflettori.

 

Questa è una azione raccontata nell’analisi post-partita ieri mattina, con la palla che poi va a Insigne che serve Callejon: il tiro dello spagnolo da fuori area impensierisce Handanovic che, comunque, para. Da notare, ad ogni modo, la densità di uomini in pochi metri di campo.

Quello che cambia tra quest’anno e l’anno scorso è la facilità con cui si fanno certe cose, perché l’anno scorso erano la normalità e venivano più istintive e facili, quest’anno più farraginose e improvvisate.

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