#InterNapoli: pagelle malpensanti e 2° tempo

Seconda parte

La posizione di Callejon è interessante, perché rimane largo sempre, comunque sempre molto più largo di quanto non farebbe un suo omologo qualunque. Costringendo Asamoah spesso sugli esterni, anche quando non ce n’è bisogno (come in questo caso), si apre il varco per i tentativi di Milik e soprattutto Insigne sul lato cieco dei centrocampisti nerazzurri.

Ho evidenziato anche la posizione di Mario Ruiz per sottolineare la differenza enorme con quella di Maksimovic, il 19 in basso a sinistra.

L’Inter in teoria avrebbe anche trovato le contromosse… o meglio, in maniera del tutto naturale ha cominciato a sbagliare appoggi molto semplici, controlli banali, palle che nel primo tempo venivano gestite con tutta la calma del mondo.

Qui per esempio è Politano che non è ancora rientrato dagli spogliatoi:

Qui invece è Borja Valero a toppare clamorosamente la scelta: sarebbe bastato chiudere il triangolo stretto con Joao Mario.

Anche il Napoli ha commesso i suoi errori, ma sono stati di numero inferiore. Qui ne prendiamo uno per esempificazione:

La differenza la fanno soprattutto la quantità (e non tanto la qualità) dell’errore e il modo di aggredire l’avversario subito dopo il recupero della palla: quello dell’Inter è stato più lento che nel primo tempo.

Più avanti, nelle pagelle, vedremo un altro paio di errori, protagonista Perisic.

Dalle successive visioni, è apparso piuttosto evidente che per i nerazzurri è stato soprattutto un problema fisico, al di là dei correttivi del Napoli. Perché quando l’Inter ci ha creduto, quando ha insistito sugli stessi concetti del primo tempo con convinzione, il Napoli è andato in difficoltà.

Due sottolineature.

La prima riguarda i movimenti alle spalle dei centrocampisti azzurri, soprattutto di Politano che si è reso protagonista di più di un’azione importante, tra cui quella in cui Koulibaly fa un vero miracolo togliendo una palla di Perisic per Icardi che si doveva solo spingere in porta.

È un’azione che dimostra quanto sia importante che i due esterni sappiano “buttarsi dentro” il campo con tempismo e rapidità, creando superiorità e pericolo: come nel caso di Politano, che vediamo in due video, uno molto bello dall’alto.

Infine, una nota proprio su Perisic.

La sostituzione di Spalletti, col senno di poi, è stata giusta. Ha spiegato più volte il motivo per cui Perisic rimane in campo anche a dispetto di una parte della tifoseria che sembra averlo preso di mira… al di là anche dei demeriti, aggiungo io. Dopo la partita ha sottolineato ancora una volta la qualità dei suoi ripieghi, ma anche la sua straordinaria capacità aerea che è fondamentale quando l’Inter deve difendere un calcio da fermo.

 

Contro il Napoli ha fatto un discreto primo tempo e un pessimo secondo, commettendo in serie un paio di errori che credo abbiano influenzato la scelta di Spalletti.

Il problema è che con Perisic fuori, da quel lato l’Inter è riuscita a far risalire solo un paio di palloni, un paio di azioni: una è stata (lodata sia!) quella del gol, ma si è manifestata una incredibile difficoltà nel gestire il possesso palla.

Vediamo qualche immagine/video:

Questa ultima azione ci dà il “la” per sottolineare, ancora una volta, uno degli errori che la coppia Asamoah/Keita commette più di frequente e che ci è già costata un paio di gol.

Ovvero quell’azione in cui Keita non sa, letteralmente, dove andare tra coprire il lato cieco alla sua destra o l’esterno alla sua sinistra, e Asamoah rimane impigliato nella rete delle indecisioni della punta interista.

Come in questo caso:

 

Keita dal punto di vista tattico deve ancora fare un percorso enorme, sia per questo genere di scelte che per tempi di ripiego, che spesso sono sbagliati. E voglio mettere su due immagini esplicative su due azioni che si possono raffrontare perché arrivano dopo un lungo possesso palla del Napoli.

Ma in questa immagine, che avete già visto a proposito degli attacchi del Napoli, gli spazi sono ben coperti, fatta eccezione per l’uscita improvvida di Asamoah:

Qui, invece, no:

 

Insomma, finché Keita è questo, con questa predisposizione, difficile che Spalletti lo schieri contestualmente a Politano, fatta eccezione per scampoli di partita o contro squadre che devono essere aggredite e che ti lasciano molto campo, arroccate sulla loro mediana.

Può piacere o meno, sarà sempre oggetto di dibattito se un’ala deve essere più brava a fare il terzino che essere determinante in attacco ma… ma è argomento che riprenderemo durante la sosta.

Perché adesso tocca alle pagelle.

Pagelle

HANDANOVIC 7

Compie due parate più complicate di quanto non sembri, poi rimedia alla propria uscita non felice (il che dovrebbe dimostrare che “uscire” tanto per farlo non è mai una gran scelta) con una deviazione incredibile: poi ci pensa Asamoah.

Chiamato in causa spesso dai compagni, ha mostrato di avere lavorato moltissimo con i piedi: alcune uscite sugli esterni a scavalcare il pressing avversario sono state notevoli e assolutamente utili per l’Inter.

 

D’AMBROSIO 6,5

Sbaglia qualche passaggio di troppo, soprattutto nel secondo tempo, ma è propositivo il giusto e riesce a tenere botta al Napoli quando serve farlo. Ma è partita in cui è necessario rimanere dentro la partita, senza strafare, puntando all’essenziale: insomma, è il suo mestiere.

Nel secondo tempo il Napoli esonda dal suo lato ma lui non perde concentrazione e rimane a galla, soprattutto perché, molto saggiamente, decide di avanzare solo se serve, quando serve: due volte.

Touchmap primo tempo:

Touchmap secondo tempo:

 

DE VRIJ 7

Il secondo vero regista dell’Inter: quando Brozovic latita, per marcatura o pausa, è De Vrij che provvede dispensando tutto il calcio necessario per l’occasione: lanci lunghi, filtranti corti, palla sapientemente riportata dove serve e, soprattutto, una calma serafica quando è sotto pressione, con quella finta (ormai tipica) che manda l’avversario fuori giri.

Dal punto di vista difensivo è una roccia vera: se il Napoli non sfonda è soprattutto perché De Vrij c’è sempre quando c’è bisogno… e lui ci arriva prima di tutti. Il che, per pura considerazione statistica, è un peccato perché per la maggior parte delle cose buone che fa non esiste una metrica utilizzabile: è il re degli “intangibles”.

Poi, si badi, ci sono anche quelle con metrica in cui emerge prepotentemente: tipo che perde un solo duello durante tutto l’arco della partita.

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