#InterNapoli: pagelle malpensanti e 2° tempo

Terza parte

SKRINIAR 6,5

Idem come sopra, con la differenza che lui è il re dell’esagerazione: ogni volta che c’è bisogno, lui arriva e ti aspetti quasi che urli in stile guerriero vichingo. Spazza via Milik e, quando capita, Insigne con una facilità imbarazzante.

Semmai, ci sono tre occasioni in cui esce palla al piede in stile Lucio ma poi si incarta perdendone il possesso per la disperazione di Spalletti.

ASAMOAH 7

Ne aveva bisogno lui, ne avevamo bisogno noi: una prestazione più che confortante dopo settimane di buio quasi pesto.

Partiamo dall’aspetto meno positivo: Asamoah sul fondo non ci arriva mai. Ma mai mai, e si sovrappone giusto quelle due o tre volte in cui ci arriva quasi per inerzia: questa è la heatmap della sua partita e si vede il vuoto negli ultimi 20 metri:

 

Un vero peccato perché, a differenza degli altri anni, Perisic sta mostrando di essere più efficace quando ha sostegno: ormai raddoppiano tutti il croato, non c’è una sola squadra che non l’abbia fatto, pertanto le discese di Asamoah diventano essenziali anche al gioco dell’esterno nerazzurro.

Anche perché sta mostrando di avere anche un tiro interessante: quella volta che ci prova la spara alta, ma il tiro c’è e potrebbe essere interessante esplorarne le potenzialità.

Dal punto di vista della gestione del possesso palla è impreciso anche più di  D’Ambrosio (83% per il ghanese, 86% per l’italiano), ma va detto che in qualche caso l’errore è dovuto al fatto che prova un paio di verticalizzazioni in più.

Detta così sembrerebbe partita da sufficienza stiracchiata, solo che arriva la considerazione sulla difesa: praticamente perfetta. Soprattutto nel primo tempo, le scelte di uscita sull’avversario sono state letali, impedendo tante ripartenze al Napoli e generando possibili occasioni per i nerazzurri.

 

Le palle recuperate a fine partita arrivano in doppia cifra.

Il gol salvato è il merito più chiaro agli occhi di tutti, il più evidente: se l’Inter vince la partita è perché Asamoah è al posto giusto al momento giusto.

 

Gli va anche dato atto di avere controllato bene, in qualche occasione anche col corpo, la presenza di Callejon alle sue spalle, difetto che era costato all’Inter il gol di Mandzukic.

BROZOVIC 6+

Partita in cui va in affanno perché il Napoli lo controlla, soprattutto nel secondo tempo: touchmap primo tempo e poi secondo.

 

In pratica nel secondo tempo sparisce toccando un terzo dei palloni del primo e commettendo anche più errori: sono due pause, una ad apertura di secondo tempo e l’altra più lunga tra il 60esimo e l’80esimo, che coincidono anche con i momenti peggiori dell’Inter. Segno evidente che lui non può consentirsi di sparire semplicemente dal campo.

In parte è giustificato dal fatto che questo suo modo di giocare è davvero dispendioso dal punto di vista fisico, visto che lui è in assoluto quello che corre di più dell’Inter e, pur non avendo il dato, è probabile che sia tra i primi in Serie A:

L’assenza di Borja Valero lo mette in difficoltà perché gli manca chi risucchia via la pressione del Napoli: su Vecino c’è meno attenzione degli avversari che rimangono in zona croata.

C’è, però, anche l’altra medaglia, quella che si sta facendo apprezzare di più: il Brozovic mediano funziona, talvolta anche meglio del regista. Deve solo imparare a misurare le salite e rimanere collegato per 90 minuti.

Per fortuna si risveglia nel finale, quando serve far girare nuovamente la squadra: è sua l’apertura che genera il gol di Lautaro.

 

BORJA VALERO 6,5

Primo tempo da 7 abbondante, secondo che fatica ad arrivare alla sufficienza: ormai il trend è questo, si spalma su troppi mesi per potere parlare di stato di forma o momento. Insomma, Borja Valero è questo, dura poco meno di un’ora se va bene.

Quello che fa bene, però, lo fa benissimo, soprattutto i movimenti senza palla, tra le scelte di pressing e la ricerca dello spazio per la ricezione.

Sbaglia giusto 4 palloni ma in un paio di casi sono talmente evidenti e, poi per l’Inter, complicati da rimanere nella memoria più del necessario. A differenza di altre occasioni, è anche più solido: il Napoli gli ruba una sola palla ma è più un azzardo di De Vrij che un errore suo: probabilmente non si aspettava il passaggio e non è andato incontro a sufficienza.

JOAO MARIO 7

Lui e Perisic sono quelli che perdono più palloni, ma va detto che sono anche quelli che più di tutti affrontano gli avversari provandoli a saltare.

Rispetto ad altre occasioni tocca meno palloni ma l’efficacia è terribile, perché è moto continuo illeggibile per la squadra di Ancelotti, anche in fase di pressing in cui è costantemente in battaglia con gli avversari: alla fine sono più di 20 i duelli, tra tackle e contrasti, che lo vedono protagonista, un numero enorme, anche in considerazione del fatto che ne vince più della metà. Decidono di fargli fallo ben 4 volte, il più tartassato in campo.

Nel secondo tempo cala vistosamente: dovrebbe accorciare il raggio d’azione e sostenere l’azione di Brozovic ma lo fa con quel ritardo che gli impedisce di essere utile in troppe occasioni.

Problema al tiro: deve provarci di più. A fine primo tempo ci prova, sospinto da San Siro, e quel che ne esce è interessante: peccato che sia fuori di poco.

Anche con i difetti evidenziati, però, a questo Joao Mario così non si rinuncia.

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