#EmpoliInter 0-1: serve vincere anche queste, anche così

La partita difficile solo per l'Inter.

Secondo gli illuminati giornalisti sportivi del TG5, la vittoria dell’Inter a Empoli… no, scusate, Keita avrebbe trascinato l’Inter fuori dalla palude di una crisi di risultati. Sarebbe la terza vittoria su 4 gare, mentre la quarta è un pareggio.

Crisi di risultati.

Sarebbe incredibile se non fosse vero, pertanto è necessario crederci. Ed è lo spunto per la partenza di questo articolo perché serve per comprendere quanto possa essere mefitico l’ambiente attorno all’Inter, a prescindere dalla realtà. Tanto da utilizzare molti pesi e molte misure per giudicare quello che avviene: compreso il vedere una crisi di risultati dopo due vittorie e un pareggio.

Compresa, e ci tocca per forza soffermarci, l’improvvisa morte della lotta al razzismo.

Portata in alto per improvvisa resurrezione del problema, defunta nell’arco di 72 ore come se niente fosse, nella tipica omertà italiota che parla di civiltà comportandosi da incivile.

Perché dopo il caso Koulibaly, la stangata ricevuta dall’Inter e i suoi tifosi… en passant, stangata raccolta con una dignità, una dirittura morale e una educazione che ad altre latitudini non conoscono… dicevamo, dopo la stangata e persino il blocco della trasferta a Empoli che nessuno ha voluto spiegare, razzismo e violenza hanno improvvisamente smesso di avere interesse.

A quanto pare, l’espulsione di Meité in Lazio-Torino ha avuto un seguito: ululati e buuu razzisti (alcuni amici allo stadio mi raccontano anche di molti tifosi a fare il verso della scimmia) nei confronti del calciatore del Torino. Solo che non c’è stata alcuna sollevazione popolare, nessuno scandalo, nessun Salvini, nessun Caressa, nessuna interrogazione parlamentare: niente di niente. Il silenzio più atroce.

Pertanto, quanto visto nel post-Napoli va quasi necessariamente derubricato a farsa popolare in puro stile italiano: una burla, una pagliacciata, qualcosa che evidentemente aveva a che fare con tutto tranne che con una presunta lotta al razzismo. Qualcosa alla quale destinare soltanto il più schifato dei sarcasmi:

 

Nella mistificazione della realtà esiste questo signore del nulla, al secolo Fabio Caressa, che non si capisce per quale ragione occupi un posto così prestigioso di fronte a così frequenti e insistenti manifestazioni di dappocaggine calcistica con punte inarrivabili di manifesta inadeguatezza… che so, Lazzari è meglio di Cancelo, oppure che il Milan 2018-19 sarebbe stato da scudetto… oh, vi capisco: pensate che siano anche “sin troppo stronzate per essere vere”, e invece sono vere:

Insomma, questo signore del nulla cosmico applicato al calcio è capace di dire, in apertura del servizio sul Napoli vittorioso contro il Bologna, che “Il Napoli viene dalla sconfitta con l’Inter…ma si sa come è maturata.”

L’ha detto davvero. Come è maturata.

Nella mistificazione della realtà, esiste anche la dispari valutazione di partite come quella tra Empoli e Inter: nel senso che se la vince qualunque altra squadra di alta classifica è segno di maturità, di voglia di vincerla, di determinazione, di “cuore buttato oltre il temerario ostacolo di un Empoli arcigno e difficile da superare”, mentre in altri casi è appena rara manifestazione di bruttezza.

 

Beninteso, la partita è stata brutta e per almeno un’ora di una lentezza esasperante.

L’Inter dimostra che, giochi bene o male, la presenza di Brozovic è assolutamente fondamentale per dare raziocinio a questa squadra. Non un semplice raziocinio nel far girare la palla, perché è cosa che sia Borja Valero che Joao Mario sanno fare con grande dimestichezza: soltanto che a entrambi mancano le intuizioni in verticale o le aperture in cui Brozovic si sta rivelando il migliore in Serie A.

Come nel caso del gol al Napoli, perché tutto parte dal suo piede.

L’Empoli ha fatto la partita che doveva fare: primo tempo con squadra corta e con baricentro basso, tanta intensità, tanta corsa, Inter imbottigliata al centro e costretta a girare al largo dove Politano e Keita per un’ora hanno fatto relativamente poco, a parte un paio di traversoni interessanti ma comunque fuori misura.

 

Su Twitter, la considerazione di un lettore è piuttosto coerente con quanto visto in partita:

Il che ci porta anche alla considerazione a cui fa seguito. L’Inter e il Napoli hanno speso tantissimo nello scontro di mercoledì, prova ne è che anche gli azzurri hanno faticato moltissimo contro il Bologna.

Dal punto di vista mentale, il “gradino” è enorme: una partita come Inter-Napoli è capace non solo di stimolarti a prestazioni superiori alla normalità, ma proprio per questa ragione è capace anche di svuotare testa e gambe di quanto è necessario per affrontare la prossima.

 

L’inizio del match contro l’Empoli è chiarificatore: i ritmi sono da amichevole estiva e il primo possesso palla è l’emblema della partita che sarà, almeno per la maggior parte dei 90 minuti. L’Inter, infatti, nonostante un possesso palla piuttosto lungo, supera la metà campo solo dopo 52 secondi in cui ha gestito palla solo con i difensori e Borja Valero. Niente di più, niente voglia di prendersi un rischio: tentativo malriuscito di attirare l’Empoli fuori dalla sua tana.

Al primo tentativo di scambio stretto, Politano lo esegue come se la partita non contasse e regala palla all’Empoli. Al tifoso interista sorge la considerazione spontanea: film già visto, un horror da incubo come Crotone o Spal l’anno scorso. E c’era pure chi almanaccava sui numeri per capire come sarebbe stata la giornata dopo un pareggio o una sconfitta.

Ci prova Keita, al 2° minuto, a dare un barlume di speranza con un dribbling sulla sinistra e cross teso e forte sul secondo palo dove però non c’è nessuno.

Si tratta, però, di fuoco fatuo: per quasi 30 minuti c’è uno sterilissimo possesso palla che vede zero (zero, sottolineo) dribbling e zero tiri: l’Inter per un’ora gioca un calcio senza nerbo, senza voglia, soprattutto nei primi quindici minuti in cui sul terzo di campo nerazzurro si gioca ben oltre il 30% della partita, con l’Inter che non affonda neanche i colpi sui contrasti: l’Empoli arriva anche ad un ragguardevole 45% di possesso palla, ragguardevole se relazionato all’atteggiamento prudentissimo della squadra toscana.

 

L’Inter è addirittura costretta più volte a buttar via la palla perché non c’è neanche modo di giocarla, visto che gli esterni latitano troppo in alto, Borja Valero è circondato dai due attaccanti avversari e gli interni di metà campo arrivano con troppo ritardo. Tra il minuto 3:55 e 6:40 si arriva al parossismo di un’Inter che non vede possesso palla, non contrasta, non lotta, salvata addirittura da un’altra diagonale perfetta di Asamoah.

Nella dinamica dell’alternanza dei possessi palla ci sta che una squadra abbia degli alti e bassi, ma arrivare a quasi 3 minuti di nulla contro l’Empoli è francamente un po’ troppo.

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