#EmpoliInter 0-1: serve vincere anche queste, anche così

Ultima parte

L’Inter vacilla, prima all’86esimo quando Zajc sfiora il gol con un tiro sbilenco dopo aver vinto una serie di rimpalli con Joao Mario e D’Ambrosio, poi quando Mchedlidze prova di testa anticipando Nainggolan e Skriniar.

È l’ultima emozione della partita, anche perché Joao Mario si fa giustamente promotore di quei rallentamenti necessari a rompere il ritmo e far scorrere tempo.

Mentre Spalletti chiede di giocarla vicino all’angolo in due, Icardi disobbedisce ma regalandoci una perla: una rabona sulla destra che per poco non trova Lautaro Martinez. La palla finisce di nuovo al numero 9 che invece di temporeggiare, crossa; la palla va ad Asamoah che invece di temporeggiare, crossa… e chi guarda comincia a nutrire delle perplessità sulla salute mentale dei calciatori interisti.

Come se quella col Chievo non fosse bastata, insomma.

Si sente l’audio di qualcuno dell’Inter che dice “calma”, ma Politano vede che è il 90esimo minuto e si ricorda del corner di Brozovic contro il Chievo, così prova a imitarlo regalando palla all’Empoli.

I dubbi e l’ansia del tifo nerazzurro salgono in maniera vertiginosa.

Per l’Inter è un bene che l’Empoli non abbia più forze per provarci seriamente: nonostante 4-5 uomini in area e uno stadio che urla “crossa”, l’ultimo possesso è gestito talmente male da consentire al peggiore in campo per l’Inter (assieme a Vecino) di lasciare un buon profumo sulla sua prestazione: l’intervento di Vrsaljko nel finale è provvidenziale, fallo subìto che chiude la partita.

Conclusioni

Chi pensava fosse facile ha commesso il solito errore: partite facili non ce ne sono mai, a maggior ragione se arrivano dopo grandi match come Inter-Napoli.

Partita che, stavolta sì, può aver lasciato un carico emotivo sulle gambe dei calciatori interisti: non è da sottovalutare che tutto quanto accaduto nel post partita abbia influito negativamente sulla prestazione, sempre in considerazione del fatto che quelli che vanno in campo sono sì professionisti, ma anche “ragazzi” con meno di 30 anni e che inevitabilmente risentono dell’influsso (positivo o meno che sia) di quanto circonda il calcio.

 

Partita complicata anche se l’Empoli è quartultimo con la peggiore difesa della Serie A con quella del Frosinone. Va detto che molte partite dell’Empoli sono state perse anche immeritatamente, spesso con crolli verticali dopo avere subito uno o due gol, segno che alla squadra manca qualcosa dal punto di vista caratteriale, non dell’organizzazione complessiva.

Giocare a Empoli non è cosa semplicissima a tutti i costi.

A Empoli, la Lazio ha vinto 0-1 soffrendo, soprattutto nel secondo tempo in cui l’Empoli ha premuto e tenuto palla decisamente più dei laziali. Il Milan ha pareggiato 1-1 nonostante un autogol favorevole in apertura.

La Roma ci ha sofferto le pene dell’inferno, soprattutto nel secondo tempo quando Caputo ha sbagliato un rigore e fallito un gol piuttosto semplice da pochissimi metri.

Per aver ragione dei toscani, la Juventus ha dovuto far ricorso all’ennesimo regalo stagionale con un rigore letteralmente inventato su Dybala, dopo essere passata in svantaggio.

L’Atalanta di Gasperini, tanto osannata, a Empoli ha perso 3-2.

 

L’unica vittoria larga su quel campo è stata della Sampdoria, 2-4, ma trovando comunque un’ottima resistenza da parte della squadra di Iachini che si è piegata soltanto negli ultimi 5 minuti, recupero compreso: Caprari segna all’88esimo e al 91esimo.

Insomma, la storia delle squadre che passano su questo campo la dice lunghissima su quanto possa essere complicato andare là e vincerla a tutti i costi, e non si capisce perché lo si debba rimproverare soltanto all’Inter: per cui se è la Juventus a primeggiare soffrendo, si tratta di superiorità mentale, cinismo, carattere o quello che volete voi in positivo; se si tratta dell’Inter, invece…

E, badate, lo scrive uno che ha raccontato la partita con toni per nulla soddisfatti: si può, però, raccontare una partita tenendo bene in mente le due cose, ovvero parlare onestamente della brutta prestazione e, al tempo stesso, inquadrarla nel contesto giusto per dire quanto fosse fondamentale vincerla, ma soprattutto quanto fosse importante anche vincerla così.

 

Perché anche in questo caso, così come accaduto contro l’Udinese, l’Inter vince una partita che l’anno scorso avrebbe pareggiato o addirittura perso: Crotone, Spal, Sassuolo, Udinese e Bologna ce le ricordiamo ancora.

Proprio questa citazione ci riporta al confronto con la stagione scorsa, tanto sbandierato per evidenziare presunte manchevolezze di Spalletti. L’anno scorso scrivevo a fine novembre che la stagione era una chiara anomalia, perché era impensabile che le prime 5 mantenessero una proiezione da oltre 90 punti sulle 38 giornate: pretendere di raffrontare una normalità con una anomalia, senza spiegare perché quella è normalità e l’altra è anomalia, è esercizio di faziosismo, se non addirittura di stupidità, che mi risparmio volentieri.

Quando i numeri, però, cominciano a essere consistenti, il tempo passato sufficiente, le statistiche trovano la loro linea di progressione logica.

L’Inter adesso ha solo 2 punti in meno dell’anno scorso, ma nella stagione precedente i mesi di gennaio e febbraio furono tragici: 3 punti in 3 partite nel mese di gennaio (giustificati, però, dagli scontri con Roma e Fiorentin), 7 punti in 4 partite nel mese di febbraio.

Nei prossimi due mesi l’Inter avrà un campionato con un quoziente di difficoltà non impossibile ma di certo impegnativo, visto che affronterà SASSUOLO, Torino, BOLOGNA, Parma, SAMPDORIA e Fiorentina (in maiuscolo le partite a Milano), ovvero tutte le squadre che vanno dal 7° al 12° posto.

 

Ma è comunque un campionato che si può affrontare con relativa serenità, magari con un paio di aiuti dal mercato di gennaio, puntando ad almeno 2 punti di media a partita che confermerebbero il trend attuale e quello che serve per il terzo posto, in attesa di capire come l’Inter affronterà Coppa Italia e Europa League dopo essere stata eliminata, sì, sprecando una grande occasione, ma pur sempre con le prime in Spagna e Olanda, la seconda in Premier League.

Due competizioni da giocare, un terzo posto da tenere stretto, +7 sulla quarta e +9 sulla quinta: sono proprio questi ultimi due numeri a darci la misura del confronto migliore con l’anno scorso quando l’Inter, terza, era a +1 da Roma e Lazio.

Insomma, inquadrata nel giusto contesto, anche la brutta vittoria di Empoli è capace di lasciare sul volto un sorriso e una scia di speranza per l’anno che verrà.

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Tabellino

EMPOLI (5-3-2): Provedel; Untersee, Veseli, Silvestre, Rasmussen, Pasqual (38′ pt Antonelli, 29′ st Mchelidze); Acquah, Bennacer, Traore; La Gumina (24′ pt Zajc), Caputo. A disposizione: Mraz, Terracciano, Uçan, Fulignati, Capezzi, Marcjanik, Rodriguez, Jakupovic, Brighi. Allenatore: Iachini

INTER (4-3-3): Handanovic; Vrsaljko, de Vrij, Skriniar, Asamoah; Vecino (12′ st Nainggolan), Valero (22′ st Martinez), Joao Mario; Politano, Icardi, Keita (39′ st D’Ambrosio). A disposizione: Padelli, Miranda, Candreva, Dalbert, Gagliardini, Perisic, Ranocchia. Allenatore: Spalletti

ARBITRO: La Penna di Roma

MARCATORI: 27′ st Keita

NOTE: Ammoniti: Bennacer (E), Martinez (I). Recupero: 2′ e 3′. Calci d’angolo: 5-2 per l’Inter

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