Le pagelle malpensanti di #EmpoliInter

Introduzione

L’ultima partita dell’anno, le ultime pagelle malpensanti dell’anno.

Qualcuno mi ha detto che sono rimasto troppo entusiasta della partita contro l’Empoli… detto che non ho capito esattamente dove avrei espresso il compiacimento se non nel mero risultato e nel fatto che l’Inter (finalmente!) vince anche queste partite così, che di solito non solo ci fanno penare ma ci fanno anche perdere punti, proprio iersera, mentre mi accingevo alla preparazione dei soliti due approfondimenti, ho trovato l’apprezzamento più vero: partita talmente brutta da non meritare neanche un approfondimento tattico!

Pertanto questo è anche l’ultimo articolo dell’anno, al quale seguirà quello d’ordinanza per gli auguri e i buoni propositi del 2019.

E siccome il tempo è quello che è, partiamo subito con le pagelle e togliamoci ‘sto dente.

Pagelle

HANDANOVIC 6,5

Poi dici che i fine d’anno non riservano sorprese capaci di stupirti e lasciarti con la mandibola qualche centimetro più in basso del normale: l’intervento migliore di Handanovic è in uscita, nel secondo tempo, all’inizio su Zajc.

Ma anche il movimento all’indietro sull’azione di Caputo sarebbe da sottolineare, perché viene dopo il gol subito contro il Chievo in cui si ha l’impressione (io non ce l’ho, ma tant’è) che fosse distratto o che abbia sbagliato a rientrare e poi uscire: il pallonetto di Caputo ci ricorda quali sono i rischi che corrono i portieri che escono troppo.

L’Empoli fa un pressing alto solo in rare occasioni e tocca anche pochissimi palloni rispetto al solito.

VRSALJKO 5+

Più di mezzo voto aggiunto alla prestazione per via dell’assist, pur casuale, a Keita nell’azione del gol interista. Questa considerazione dovrebbe essere il manifesto della sua prestazione, che definire è stata più che pasticciona, sin troppo distratta, con gli avversari che gli sbucavano da tutte le parti senza che lui ci capisse granché.

Anche quella dozzina di passaggi sbagliati (fatta eccezione per un paio che andrebbero ascritti a Politano) sono giustificati solo in minima parte da pressione empolese: evidentemente era con la testa già in vacanza e uno di quelli che ha sentito di più lo stacco tra i due impegni, tra Napoli e Empoli.

Comincia a diventare più pressante la considerazione sul suo riscatto, perché ha alternato buonissime prove ad altre più che incolore, mostrando elementi di debolezza e carenze che presto o tardi dovremo inquadrare correttamente: è questione di testa o di carenza strutturale? Concentrazione o fisico?

 

SKRINIAR 6,5

Perde un paio di palloni inspiegabili, subisce un po’ la velocità di Zajc, nel complesso però riesce sempre a essere efficace, anche se in qualche caso è troppo in ritardo: in una occasione l’arbitro lo grazia da un possibile giallo.

Meglio nella ripresa, quando sfiora anche il gol sul colpo di tacco di Lautaro deviato da Provedel: non gli rimane che riprendere il coraggio dell’anno scorso, quando provava più spesso qualche verticalizzazione rasoterra sulla trequarti o sugli attaccanti.

DE VRIJ 6,5

Se Skriniar ci prova meno, però, è perché questa incombenza è passata sui piedi di De Vrij, che è un regista arretrato a tutti gli effetti.

È partita contro una squadra molto ben messa dietro che si pone come obiettivo quello di aprire più spazi possibile tra le maglie nerazzurre: l’olandese soffre un po’, soprattutto nel secondo tempo, non affonda il colpo e preferisce scappare un po’ di più piuttosto che affrontare l’avversario.

 

Segno che il gol di Pellissier ha lasciato qualche scoria di troppo: l’anno prossimo tornerà il De Vrij che conosciamo, quello che ha consentito alla difesa interista di alzarsi di 15 metri e aumentare l’efficacia della metà campo tecnica che stiamo vedendo negli ultimi tempi.

ASAMOAH 7

All’inizio è apparso in confusione e per un attimo si è avuto il dubbio che Napoli fosse stata una buona partita casuale in un contesto di prestazioni non proprio esaltanti.

Pian piano cresce e, soprattutto, finalmente prende coraggio a due mani per alzare il suo personale baricentro e arrivare sul fondo: sono diverse le volte in cui si è reso protagonista nello spazio che va dalla linea di fondo al limite dell’area.

Nella seconda visione della partita le ho anche contate, sono 9 volte esatte: un’eternità se si considera lo zero assoluto di certe partite.

In fase di possesso palla ha smaltito le scorie di qualche settimana fa, giocando più semplice e portando a casa un 90% di riuscita che non vedeva da un po’.

 

Ma le cose migliori le fa in difesa, dove è apparso quello più concentrato e dentro la partita, con un paio di diagonali importanti, una addirittura provvidenziale come visto contro il Napoli. Vince anche (molti) più duelli di quelli che perde, ed è un altro gran segnale.

BORJA VALERO 6-

In fase di costruzione si dovrebbero distinguere colpe sue e dei compagni, perché soprattutto nel primo tempo si sbraccia continuamente per chiedere, ai quattro che gli giocano davanti (Icardi escluso), di farsi vedere piuttosto che nascondersi. Inascoltato.

In più, il pressing dell’Empoli è congegnato per far defluire presto l’azione dell’Inter sulle fasce, togliendogli ulteriori riferimenti: lui sembra divertirsi in questa variante di gioco del 4-3-3 che prevede la salida lavolpiana, ma sarebbe necessaria collaborazione da parte dei compagni.

Che non abbia le qualità di Brozovic lo sapevamo ma nel complesso ci prova anche a variare gioco, visto che il tachimetro dei lanci lunghi segna anche la doppia cifra: è solo che di questi “lanci lunghi” solo un paio sono da rischio preso consapevolmente.

 

Quando riesce a giocare 15 metri più avanti diventa più pericoloso, segno che si sente più a suo agio da mezz’ala che non da regista: regala a Keita un assist prezioso, che il compagno concretizza in rete anche se in posizione di fuorigioco.

In fase difensiva, invece, partita interessante, con un buon numero di palloni recuperati. Spalletti lo sostituisce, per una volta, prima ancora di calare fisicamente.

VECINO 4,5

Se c’è un giocatore veramente in difficoltà fisica è lui.

Perde più palloni di quelli che recupera, ne tocca davvero pochi e di questi pochi che tocca una buona parte sono anche sbagliati: 7 passaggi sbagliati su 32 sono inaccettabili a certi livelli e, soprattutto, in certi contesti senza ritmo e senza grandi pressioni.

In più, si inserisce male, per tempismo, corsa e qualità, smontando quella che è la sua dote migliore: se deve giocare così può anche accomodarsi in panchina.

 

NAINGGOLAN 6+

Entra in campo col piglio giusto, con la testa e la voglia del centrocampista di lotta e di governo più che del fuoriclasse che deve cambiarti per forza la squadra e la partita: paradossalmente è quello che serviva all’Inter, perché con lui in campo le cose vanno immediatamente meglio, soprattutto perché distribuisce con qualità e continuità mancate troppe volte in questi mesi.

Questa necessità di mostrarsi “quadrato” e affidabile gli consente di giocare una buona partita, con alcuni recuperi di palla importanti e un paio di occasioni ghiotte create: l’assist a Icardi (che purtroppo spreca) su tutti.

Nel 2019 ci si augura un impiego più costante e un suo impegno più sostanzioso, perché la sua poliedricità, il suo tiro e la sua sostanza sono necessari a questa squadra.

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