Scoop #InterBenevento 6-2: le pagelle di Thomas Villa!

Seconda parte

RANOCCHIA 11

L’eroe nerazzurro per antonomasia. Ha accettato di restare all’Inter per amore, nonostante Spalletti lo boicotti e lo osteggi ormai apertamente: la difesa dell’Inter è un colabrodo, davanti a lui giocano due giocatorini come De Vrij e Miranda, eppure Spalletti continua a tenerlo in panchina.

Lui ha deciso di restare, nonostante tutto, pur sapendo che in tutte le altre squadre della Serie A giocherebbe titolare indiscusso e inamovibile: perché non dargli anche un voto simbolico? 11 Ranocchia.

QUELL’UOMO LÀ 3

Segna un gol alla Maicon ma non è neanche la cosa peggiore della partita: quella è da ascriversi al fatto che lo segna allo scadere del primo tempo, uccidendo per la prima volta la partita, soprattutto segna proprio mentre il Benevento rischia di riaprirla. Magari non proprio in quel momento, prima della fine del primo tempo, ma era chiaro che nel secondo tempo le cose sarebbero andate diversamente senza il gol di Dalbert.

 

Spalletti lo schifa a tal punto che, da un certo momento della partita in poi, decide di chiamarlo “quell’uomo là”, chiara sintesi della sua natura all’interno dell’Inter.

BROZOVIC 7

L’atteggiamento giusto di chi capisce come deve andare: dopo il 2-0 cala i ritmi di fronte a un Benevento corsaro, l’unico che probabilmente gli rende omaggio così come sarebbe stato necessario fare tutti e 11.

Il vero problema di Brozovic è che, sì, sta giocando un pochino meglio nell’ultimo annetto con Spalletti, però evidentemente gli manca quell’ultimo step mentale per fare il salto di qualità.

Bravo sì, ma.

Preciso sì, ma.

Corre tanto, però.

Imposta bene, ma.

Insomma, è il manifesto dell’Inter di Spalletti: potrebbe , vorrebbe ma gli manca quel qualcosa che ti fa dire “Eureka!” definitivamente: i tifosi interisti si accontentino.

 

GAGLIARDINI SV

Forse ci vorrebbero gli artificieri per capire a che punto è il progetto-Gagliardini, perché il ragazzo non è mai esploso del tutto e servirebbero le mani giuste per farlo… brillare, non certo quelle insipienti di Spalletti.

Se c’è qualcosa su cui deve lavorare è l’ingenuità: lui le commette sempre, come per esempio andare in tackle, prendere la palla e farsi ammonire lo stesso dall’arbitro. Ma come si fa? Su ragazzo, cresci!

CANDREVA (dal 2 al 10)

Merita 10, come Ranocchia, perché giocherebbe titolare più o meno ovunque, tranne che nell’incomprensibile Inter di Spalletti: lui e Ranocchia sono gli eroi che si oppongono agli anti-eroi nerazzurri, e andrebbero valorizzati.

Merita 2, invece, perché si concede il lusso  di tuffarsi ignominiosamente al primo tocco in area e indirizza, con questo atteggiamento malandrino, il match che fino al rigore era rimasto pericolosamente in bilico per l’Inter. Il secondo gol arriva nel momento peggiore per l’Inter, dopo lunghi minuti di ansia, con l’Inter salvata solo da Padelli.

 

A fine partita riesce persino a esagerare, chiudendo un match che era rimasto appeso al filo del dubbio proprio fino al suo gol, ovvero al 50esimo del secondo tempo.

E a quel punto ti viene il dubbio che abbia voluto prepotentemente il secondo gol perché avvelenato dall’ostracismo di Spalletti, e noi veri interisti non abbiamo alcun dubbio: #SiamoTuttiCandrevers.

PERISIC 3

Una stagione anonima, persa nel marasma di tante voci di mercato mai concretizzate: una stagione condita da troppe dichiarazioni sbagliate e soprattutto spesa nella considerazione che lui non è mai stato decisivo nelle partite importantissime, e poco importa se di partite importantissimissime ne abbia giocate appena una manciata e proprio l’ultima, la finale di Coppa del Mondo, vede Perisic tra i marcatori. È quel tipico golletto che i croati fanno quando è inutile farlo, giusto per confondere le idee e farti pensare che potrebbero essere utili.

Come contro il Benevento: due assist, sì; quello per Dalbert col contagiri, ok; quello per Lautaro cross vellutato, d’accordo… ma solo perché la congiunzione astrale con la cattura di Battisti è propizia. Nulla di più.

 

JOAO MARIO 0

L’Inter per acquistare Nainggolan ha ceduto Zaniolo, vero grande rammarico di questa squadra che, con lui, avrebbe un punto in più della Juventus. Il tutto tenendo in rosa un calciatore come il portoghese.

Joao Mario è una sorta di enigma irresolubile per chiunque: pagato tantissimo, quasi quanto Neymar, ha deluso le aspettative di tutti.

Inter, quale può essere il prezzo di un enigma? Quanto può costare un dubbio? Quanto è legittimo insistere su un mistero? Quanto ci si può lambiccare su un punto interrogativo? Che valore si può dare al farsi delle domande una dietro l’altra?

Per dire, la delusione è talmente tanta che nella seconda parte della scorsa stagione non si è praticamente visto con l’Inter: aggiungo che sarebbe facile dire che era in prestito al West Ham, ma non è così che si valuta un calciatore e non si possono sempre cercare alibi: se uno vuole, può farsi valere e apprezzare in tutte le condizioni.

Quest’anno un pochetto meglio, ma niente di che: almeno è in campo. E, infatti, entra giusto per firma, per ricordare che esiste.

Enigma.

 

LAUTARO MARTINEZ (da 2 a 10)

Gli diamo 2 perché il suo gol, il suo secondo gol, rischia di uccidere definitivamente la partita, perché non ha pietà sul merito del Benevento e sovraimpone il suo ego alla giustizia divina che la partita avrebbe meritato.

Ma è anche 10, perché la resistenza allo spallettismo comincia da lui, delantero argentino dalle grandi qualità, anche se nel mio personale harem di calciatori di lusso non raggiunge le epiche vette raggiunte da Eder: cosa sarebbe stata l’Inter di Spalletti con due punte, Icardi e Eder, sempre in campo? Domanda senza risposta.

Pertanto è 10, perché è il manifesto della rivoluzione antispallettiana, non a caso è lui ad avere il numero 10.

Un 10 forte e convinto, cum laude, perché il merito della vittoria è tutto suo e delle sue improvvisate fuori dai rancidi schemi di Spalletti.

 

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